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#GelatoFestival, cronaca di resilienza golosa

Detto e fatto: domenica 13 maggio, io, Ka e Ila, le tre moschettiere de la panza, siamo andate a Milano per sostenere la grande prova del gelato sul palato.

Il piano d’attacco era pronto da giorni: ingresso con biglietto comprato on-line per avere in omaggio l’esclusiva borsa griffata #Gelatofestival, giro di perlustrazione per vedere bene l’offerta dei maestri gelatai in gara, analisi visiva dei vari gusti, breve consulto vicino ad ogni banco per decidere cosa assaggiare e scambiare palettate in modo da avere una buona selezione di campioni da studiare in punta di lingua e votare consapevolmente.
Sì, sembra un po’ la descrizione di una gita fantozziana, ma a noi piace così quando trattiamo roba di gola.
Purtroppo già durante il percorso abbiamo capito che non sarebbe stato un compito facile, infatti a metà strada si sono aperti i rubinetti del cielo obbligandoci ad un paio di soste forzate sotto i ponti.
Giunte in città, dopo aver parcheggiato l’auto in periferia, la metro ci ha portate alla meta, là c’era un pallido sole che nuvoloni neri stavano velocemente oscurando, ma noi, attratte da quel che accadeva intorno al Castello Sforzesco, siamo andate dritte.
Sin qui tutto come previsto: ingresso privilegiato con ticket on-line, ritiro dell’ambita borsa omaggio e scheda per votare.

Occhiata esplorativa per individuare la spianata dei banchi frigo con l’esplosione delle vaschette stracolme di colori e sapori, ma…
Ma, dove sono tutti i banchi? Ci domandiamo appena entrate.
Forse là in fondo, sotto gli ombrelloni gialli.
No, quella è una manifestazione dei Coldiretti.
Però vicino a quel furgone c’è gente che fa la coda, magari si comincia da lì, andiamo a vedere.
, comincia da qui e finisce dove finisce il furgone.
E dove sono i Maestri gelatai in gara, e quanti sono?
Sono 20 e stanno tutti sopra quel furgone lungo otto metri, ognuno ha un solo gusto da offrire ed è stipato nello spazio di due secchielli tondi di gelato, tu fai la coda per ogni specialità che viene offerta in un mini cono, poi torni in fila e rifai la coda. Funziona così.
Il fatto è che c’è talmente poco spazio tra un gusto e l’altro che le code si mescolano e diventa difficile non deragliare e arrivare al gusto scelto.


Insomma, viene velocemente modificato il piano, ognuna per i fatti suoi perché il meccanismo è differente da quello che avevamo presupposto.
Sembra una catena di montaggio, altroché “degustazione” si ingurgita tutto in gran fretta per passare alla stazione successiva, ci si ammucchia senza aver il tempo di lasciar decantare i sapori che si mescolano inficiando la valutazione.
Vebbé, adeguiamoci. No problem, sempre pronte a tutto noi.
Talmente pronte da ignorare l’oscuramento del sole.
Al terzo gusto sento qualche goccia sul naso, vado in fila per il quarto e le gocce diventano secchiate d’acqua.
Piove, forte, è un grande temporale.
Compaiono ombrelli e K-way, io non ho niente per ripararmi, mi rifugio sotto l’ombrello di una bella ragazza giapponese che mi ospita con un sorriso, insieme ci avviamo verso il prossimo gusto.
Poi la pioggia diventa prorompente, chi ha da ripararsi tenta di proseguire, chi come me è sguarnito si ripara sotto qualche ombrellone sparso in giro o sotto la piccola postazione di Radio RDS che anima l’evento.
Tutto bloccato, non c’è possibilità di fuga senza annegare sotto lo scroscio rabbioso.
Improvvisamente sbucano da ogni angolo uomini che vendono ombrelli, ma nessuno li compra poiché il pensiero comune è attendere l’esaurimento del temporale.
La torre del castello, circondata da nuvole buie, sfoggia il suo fascino incantevole, soprattutto osservata sotto un ombrellone che, ormai fradicio, lascia cadere l’acqua sulla testa.

Improvvisamente le luci dei monitor si spengono e le casse della radio ammutoliscono, è andata via la corrente elettrica, comandante temporale vuole essere l’unico a fare rumore.
Fa un po’ freddo, ho piedi, scarpe, jeans, mutande e maglietta bagnati, però è divertente stare là sotto, prigionieri di questo clima balzano.
Di Ka e Ila, nessuna traccia, osservo il mio telefono e vedo che ci sono parecchie chiamate che non ho sentito, sono loro.
Richiamo, ma riesco a capire soltanto “ci vediamo dopo”. Va bene, con un po’ di pazienza aspettiamo che passi…

Continua…

13 risposte a "#GelatoFestival, cronaca di resilienza golosa"

      1. Mannaggia! Comunque scherzi a parte è vero(almeno per me) che spesso uno di immagina una situazione e poi, nel viverla nulla va mai come avrebbe dovuto e il senso di delusione è una mazzata.Per ovviare non programmo più nulla…

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