Lampostorie di Evaporata · Scrittura

Il canto dell’uccello

Saggiamente accordo il mio cervello sul canto di un uccello
Saggiamente perché è bello ascoltare il becco di un picchio che batte
Per richiamare l’amante per un accoppiamento, cibo da cercare o un nido da scavare
E il canto del fringuello festoso e giocondo allevia la mia mente dal pensiero più molesto
Al tramonto l’usignolo lenisce l’imbrunire col canto delizioso
La sera civetta mi tiene compagnia con la sua dolce poesia
Di notte il barbagianni mi avverte degli inganni
E poi il grande gufo coi ciuffi sulle orecchie evita ai miei passi d’inciampar nei sassi
E quando torno a casa nell’adagiarmi a letto c’è sempre un bell’uccello che chiude la giornata nel modo più perfetto
Ormai che sono grande so scegliere i volatili con o senza piume per rallegrare il peso del vivere comune
Ma quando ero piccina una suora bacchettona mi escluse dall’asilo sol perché a tre anni le posi un bel quesito che lei con far stizzito cercò di soddisfare per salvar la faccia e le sue ragioni
Spiegava la sorella di quanto fosse bello restare in paradiso per l’eternità
Quando io le chiesi dimmi come si fa a non subir la noia di un’eternità
Lei rispose gaia con un’allegra fola
Mi raccontò di un frate già santo sulla terra assurto a vita eterna nei pascoli dell’eden
Che soffermando un attimo soltanto il suo pensiero sul canto di un uccello
Dimenticò nell’attimo ben 500 anni
Io confutai che tanti anni ripetuti all’infinito sono un bel fastidio
La suora indispettita trovò la soluzione di sbattermi serena fuori dal portone
E quando la mia mamma chiese una spiegazione
Rispose la sorella: la piccola è un pericolo per i bimbi della classe con le domande anomale crea scompiglio e confusione
Qui non vogliamo il caos ma solo devozione

Così imparai a scegliermi gli uccelli di buon grado e devo ammettere che non è stato per niente un gran disagio
Mi resta sempre il dubbio di come non tediarmi dovessi capitare per caso in paradiso, ma visto il mio vissuto da umana sulla terra credo a quel punto che il mio grande problema sarà scansar le fiamme aggrappandomi a un uccello

8 risposte a "Il canto dell’uccello"

  1. Stupenda!!!
    Beh, questa te la devo raccontare anche se è un po’ osé.
    Sono stata in orfanotrofio, con le suore, per una decina d’anni, per poter studiare e mi ci sono adattata anche se ero uno spirito piuttosto libero. Eravamo, più o meno, 450 ragazze dai due ai diciotto anni, suddivise in gruppi, e un’ottantina di suore. Fra queste ce n’era una pedante, pesante, ignorante, maligna e manesca. non era particolarmente amata e nemmeno benvoluta. Aveva il brutto vizio di redarguirci con frasi ed esempi poco gradevoli e una delle sue frasi preferite era “Avete la coscienza pelosa”. Mi beccai due ceffoni quella volta che lei urlò “Ma dove avete la coscienza” e a me sfuggì: “In mezzo alle gambe!”

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