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Sogno di una notte di profondo autunno

Avviso per il lettore: chiedi pure chiarimenti sulle strofe che ti appaiono scure

Tralllalalllalalalllalalà! La malefica signora correva cantando e saltellando reggendo con le mani la lunga ed ingombrante gonnella.
Cavalieri e dame la seguivano saltellando anch’essi, formando un lungo serpente colorato e singhiozzante.
Scendevano lungo lo stretto sentiero che portava in cima al monte.
Ai lati improvvisi dirupi si tuffavano negli orridi sottostanti, ma loro seguitavano a correre sicuri di non cadere.
Il pendio a ferro di cavallo si congiungeva dalla parte opposta alla stessa montagna sulla quale stava la rocca incantata.
Farfalla fuggiva dinanzi a loro, ma sapeva di non avere scampo. Prima o poi l’avrebbero catturata.
In prossimità della pianura il sentiero si allargava confondendosi coi prati per tornare a restringersi verso la salita.
Farfalla correva osservando i viandanti dell’erba, creature curiose e bislacche come il popolo dei gatti ibridati.
C’erano i gatti d’ananasso dal pelo multicolore con le foglie del frutto esotico che nascevano dal loro collo formando un anello verde di fronde puntute, e quelli dal soffice pelo monocromatico decorati con bolle di vernice policroma e brillante che scoppiavano solo sfiorandole macchiando tutto ciò che stava loro intorno.
I cani rosicanti gli stavano lontani per evitar l’imbratto del profondo nero manto.
In mezzo agli animali vagavano fanculle con la fasulla aureola a circondar la testa.
Stupite le fanculle di tutta quella gente nobile elegante sgambettante rincorrer la Farfalla, cercavan di sottrarre ai maschi l’attenzione alzando la sottana mostrando la baggiana dal folto pelo al vento.
Ma loro ipnotizzati dal cantico malvagio seguivan la gonnella a capo della fila.
Farfalla arrancava ormai con poco fiato, sentiva il cuore in gola e sempre più vicini gli artigli di megera.
Attraversato il prato correndo sul sentiero riprese la salita sempre con maggior fatica.
Raggiungere la rocca passando da sinistra non dava sicurezza di trovare la salvezza.
Ma non avendo scelta Farfalla ansimava perdendo le speranze di rimanere in vita per tutta la giornata.
E quando ormai sfinita in cima alla salita sapeva di esser perduta ormai fatale preda dell’unghia insanguinata, vide la splendida salvezza svettare sulla cima scortata dai seguaci suoi simili compatti: PENNA LA RENNA vestita come d’uso in camicia flanellata, rossa e verde a quadri dei boscaioli dei monti divisa preferita.
La renna di nome Penna, fumetto preferito di Farfalla, uscita dalla carta con la sua mandria amica di altre inflanellate, aprire le sue braccia alla fuggiasca ormai sfinita dicendo tutte in coro: “Tranquilla cara amica, ormai siamo arrivate, è salva la tua vita!”

11 thoughts on “Sogno di una notte di profondo autunno

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