Opinione · qualche pezzo di me

Il paziente

Il paziente si chiama paziente perché deve aspettare, quasi sempre.

Ieri alla consueta visita di controllo al centro psico sociale, dopo due appuntamenti mancati dalla mia psichiatra, ho atteso un’ora per parlarle 5 minuti.
Lei non fa altro che chiedere “come va?” per sentirmi dire “solito”, tanto non gliene frega niente delle mie turbe mentali perciò è inutile raccontargliele.
La conclusione è sempre uguale: mi propone un nuovo farmaco, io dico che l’ho già provato e non va bene, lei risponde “allora vai avanti così” e mi rinnova la prescrizione per le varie bombe salvavita.

Ormai so che quella è la risposta a qualunque cosa io racconti anche se dico di aver volato sulla scopa con un gatto ibridato con l’ananas, di essere precipitata per mancanza di carburante dentro un albero cavo e aver trovato Alice nel paese delle meraviglie, lei pensa “se stai ancora qui, vuol dire che sei sempre fulminata uguale, bombati e torna tra un mese”.

Durante i vari ricoveri negli ospedali neurologici e psichiatrici mi son state diagnosticare varie sofferenze mentali, persino la schizofrenia, sino alla sentenza definita e riconosciuta col 90% di invalidità permanente

Dal momento che: sarò davvero un po’ cembola, ma non sono stupida, ho imparato a gestire i farmaci e controllare la mia fuoranza per evitare ulteriori ricoveri dai quali sono sempre uscita devastata e ho indirizzato i miei deliri nella scrittura, sicché mi barcameno e sopravvivo tra vari disagi mentali.

La differenza tra noi e i malati cronici di malattie visibili è che questi ultimi risultano sempre credibili, mentre noi fulminati siamo malati di serie z, soprattutto quando facciamo acrobazie per non dare spazio alle sofferenze mentali che ci fanno desiderare la morte.

Mantenersi faticosamente “in ordine”, e non lasciarsi andare per evitare di infastidire il mondo, ci rende meno attendibili.

33 risposte a "Il paziente"

      1. Come se la “normalità” potesse essere imposta, o la sofferenza catalogata…forse vorrebbero che tutti fossero fatti con gli stampini, ma loro, i cosidetti medici della psiche, possono forse ritenersi “normali”, normali…a norma di che cosa?

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    1. Quando sno stata ospite di una famosa clinica universitaria sperimentale, mi hanno messa nel reparto lunga degenza per anziani, tutti con l’Alzheimer o peggio. Lì mandavano anche persone per le quali non c’era una diagnosi certa. Eravamo un branco di disperati dentro un’inferno di disperazione. Se ti racconto che cosa ho visto là dentro rischio di non essere creduta.

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      1. Mi dispiace molto Nadia. Hai un’intelligenza spiccata e questo ti aiuta anche se posso solo immaginare la sofferenza. Mi auguro che prima o poi tu possa trovare un bravo psichiatra e che anche la ricerca migliori.. riguardo la tua esperienza in clinica ti credo anche a occhi chiusi.

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  1. Credo che si comportino così quando non riescono a trovare soluzioni. Ho girato professoroni per 10 anni, persino un cervello rientrato, ingoiato non so quanti farmaci e alla fine il mio problema l’ha risolto un nutrizionista. Santa donna 🙏

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    1. Non è facile per me, sono in carico al centro psico sociale e gli psichiatri li gestiscono loro. Ti posso garantire che in questi luoghi i medici sono tutti uguali, per loro siamo gente suonata e non gliene frega niente. Hai visto Jocker? Funziona esattamente come dice lui.

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