Opinione · qualche pezzo di me

Se e ma

Non amo i “se” e i “ma”.

MA! Può succedere che si renda necessario utilizzarli per dare qualche possibilità a chi legge di comprendere meglio le nostre opinioni.

L’argomento del post “Una parola difficile” è “la solitudine”. Giustamente qualcuno ha espresso la propria tesi al riguardo ribadendo che “siamo tutti soli”.

Io non sono d’accordo poiché ho vissuto e vivo sulla mia pelle situazioni che la solitudine, (benché in età adulta l’abbia scelta), può rendere la vita più complicata.

Scrivo malvolentieri della mia infanzia poiché devo mettere in mezzo persone defunte, e la cosa non mi piace.

MA! Voglio spiegare il motivo del mio dissenso proprio usando il “SE”.

Nonostante abbia già raccontato in qualche post fatti concernenti la mia infanzia devo partire per forza da quel periodo, ossia da quando sono iniziati i miei problemi.

I mie genitori erano due persone miti, entrambi con vite sofferte, fatte di abbandoni e miseria. Mamma aveva la forza per ribaltare il mondo, ma dovette occuparsi di papà che era debole e si lasciò soggiogare dal vizio dell’alcool, sicché mi toccò crescere con mezzo genitore imparando ad arrangiarmi da sola.

Quindi: se avessi avuto due genitori presenti, probabilmente, avrei chiesto aiuto per sottrarmi alle molestie sessuali di un adulto, iniziate quando avevo appena cinque anni.

Se avessi avuto due genitori presenti, probabilmente, non sarei stata tortura durante l’adolescenza da un pazzo furioso, non avrei bevuto grappa a dodici anni per dormire, non avrei iniziato ad assumere psicofarmaci a diciassette.

Probabilmente, dico, perché forse sono geneticamente badata nel cervello e quindi sarei stordita anche senza sostanze.

Poi c’è la “benedetta” (per qualcuno) “sensibilità” che per me è sempre stata un fardello da reggere e, SE non l’avessi avuta, forse non mi sarei accorta del dolore di mia madre ogni volta che, con il vestito rosa cipria a pois bianchi, tornava pesta e con le occhiaie dopo aver buttato via (in perfetta solitudine) qualche mio fratello che non poteva mantenere e non mi sarei sentita in colpa per non averglielo impedito.

Sempre “se” quanto sopra, non avrei sofferto di solitudine cosmica, non sarei diventata una ribelle appena morto il mio persecutore adolescenziale, non avrei assunto stupefacenti “per sentire l’effetto che fa”, non li avrei sostituiti con altri psicofarmaci perché con gli stupefacenti non mi divertivo, non mi sarei sposata dopo tre mesi di fidanzamento.

Dopo il divorzio, dall’unico uomo che stimo ancora adesso e che ho massacrato con la mia inquietudine, non avrei cambiato fidanzati come cambio le mutande, non avrei perso la fiducia e non avrei sviluppato un tenace complesso di superiorità nei confronti dei maschi.

Sempre “se”, il mio carattere non sarebbe diventato così difficile da governare, non soffrirei del disturbo di depersonalizzazione, non sarei andata al neuro un po’ di volte, non avrei subìto gli effetti collaterali e le indelebili conseguenze degli psicofarmaci e adesso non smadonnerei quando sento dire che la solitudine è uguale per tutti.

MA, si sa, la vita non si fa con i “se” e con i “ma”.

32 risposte a "Se e ma"

  1. È da tanto che ti leggo e ogni volta che racconti di TE mi si stringe il cuore come se fosse la prima volta che lo fai e la prima volta che lo leggo. Vorrei fare mille cose per proteggerti da tutto e ridarti un po’ di speranza, ma non sono in grado di farlo. Posso solo continuare a leggerti, ad essere qui e a ripeterti una frase che tu per prima hai scritto a me “sentiti voluta bene” ❤️

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  2. Ho letto il post e i commenti, mi riesce difficile aggiungere qualcosa di intelligente, e utile. Avevo già letto del tuo passato, quindi ero preparata, e sono contenta se condividere qui i tuoi pensieri possa esserti di aiuto. Io ho la mia storia, diversa e MOLTO meno drammatica, ma penso che ogni cosa sia successa per conseguenza della precedente. Effetto domino. E ci ho pensato molto.

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  3. Non è assolutamente reale che siamo “tutti soli”, molti hanno questa parola “tutti” impressa a fondo nella loro storia genetica, la dicono senza capirsi quando la dicono, potremmo dire che è quella parola che la madre dice amorevolmente ai figlioletti per non fare, giustamente, disparità di trattamento e così via nelle generazioni, ci crescono, la dicono troppo spesso, inconsapevolmente di cosa significhi, mentre in effetti sono spesso in compagnìa, a volte le persone sono troppo in compagnìa… di persone che dovrebbero rispettare di più sacralmente, persone che hanno così poco a che vedere con loro… ed eccoci che entrano in ballo i “se” ed i “ma”, quei “se” e “ma” che non ci hanno fatto convivere con i nostri simili ma con altri… Cosa ne pensiamo, intendiamo, sentiamo?

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  4. So che questo argomento tocca dei nervi scoperti e non voglio parlare di questo, ma di come nelle esperienze della vita mettiamo anche del nostro. Oggi mi domandavo come in alcune famiglie certi figli sono più, cattivi, più egoisti ecc. degli altri malgrado i genitori non li abbiano trattati diversamente. Conosco bene una persona, primogenita per molti anni, che in famiglia ha fregato economicamente un po’ tutti, compresa la madre. Sicuramente si sarà giustificata delle sue appropriazioni, tipo me lo merito, ho fatto di più ecc., ma so per certo che anche al fratello ha rifilato delle ‘sole’ con giustificazioni che non reggono del tipo scegliersi la parte di eredità, la migliore, e poi pretendere anche del denaro come pareggio. E cose peggiori alla morte della madre. Il fratello se ne rende conto, ma lei è molto aggressiva. Io non capisco, perché il fratello non è stato il preferito, anzi, arrivato tardi era pure poco accetto. Io penso, da questa e altre esperienze simili, che ognuno contribuisce al risultato della propria vita con un suo bagaglio iniziale. Non intendo con questo dare un giudizio sui tuoi fatti personali, ma pensavo a ciò stamattina.

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      1. Il mio ex marito aveva uno zio con quattro figli due femmine e due maschi gemelli. I gemelli sono nati per sbaglio quando i genitori erano ultraquarantenni e le ragazze ormai adolescenti. Le femmine sono diventate donne serene e traquille, i gemelli super amati e coccolati, hanno iniziato a drogarsi pesanti a 16 anni. Uno è morto di Aids a 30 dopo aver fatto crepare il padre di dolore, perseguitato e maltratto la madre rimasta vedova per ottenre soldi. L’altro di è salvato entrando in comunità e adesso che ha 50 anni non vuole che si sappia dell’esistenzadi un suo gemello. Stessa famiglia di bravissime persone, stesso ambiente.

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      2. Non mi sento di affermarlo, credo che l’ambiete si fondamentale. Forse i gemelli sono stati troppo protetti e viziati.
        Nel film “I ragazzi venuti dal Brasile” ho trovato un’importante riflessione sull’argometo.

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      3. Oggi si pensa che come il DNA non è tutto e non esprime tutto, – visti i mutamenti studiati dall’epigenetica -, per cui hai caratteristiche potenziali che non si esprimeranno mai o che addirittura si modificheranno, così nel carattere di base l’ambiente può tanto istigare quanto spegnere, in positivo e in negativo. Ultimamente ho fatto ricerche sul gene della violenza per il mio prossimo libro. Chi ce l’ha non è detto che sviluppi violenza comportamentale.

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  5. Hai scritto cose così intime di te, ti sei aperta così tanto in questo post (mostrando un coraggio non indifferente) che ho paura che qualsiasi mio commento possa risultare banale.
    Penso solo che nessuno dovrebbe mai fare qualunquismi o generalizzazioni, perché ognuno di noi ha una storia diversa. Con tutti i suoi “se” e i suoi “ma”, anche se non sono quelli a cui dovremmo guardare

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  6. Ci son tanti se nel tornare indietro che è difficile trovare quello che potendo ripartire da li cambierebbe la vita.E non vi sono nemmeno certezze.L’unico è il se Zero della serie se ciascuno di noi non fosse nato non avrebbe di sicuro avuto traumi o commesso errori. Una volta nati invece ognuno è soggetto alle imponderabili leggi del caso e non necessariamente si riesce sempre a governarlo. È andata così, poteva andare diversamente e chissà i risultati potevano essere differenti ma anche identici…o chissà, in tanti altri universi paralleli la tua te starà vivendo migliaia di altre esistenze tutte diverse…magari in una di quelle non esiste la parola solitudine!

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    1. Che belle parole Claudio. Mi piacerebbe vivere in una dimensione dove non esiste la solitudine. Però temo che faccia parte del mio DNA, quindi non potrei liberarmene da nessuna parte e, tante volte, vorrei non essere mai nata.

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      1. Oh beh, magari esisterà anche una dimensione in cui non sei nata però poi l’altro me a chi starebbe rispondendo in questo momento?🤔
        Ah ecco…in omaggio alla solitudine parlerebbe da solo!😬

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