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DOVEROSA INFORMAZIONE

totodonna
Con rispetto parlando s’intende, Signor Caro mi consenta…

Spulciando sul web, causalmente, ho trovato una frase che mi è stata detta in faccia più di una volta negli ultimi due mesi, accompagnata dal vanto delle proprie ascendenze mafiose pur prendendone decorosa distanza.

Inizialmente pensavo a una boutade un po’ cafona e niente più. Invece ho dovuto prendere coscienza del fatto che questa corbelleria è stata detta seriamente.

A questo punto mi sento in dovere di informare chi va a scuola di “Comando” che oltre ad  imparare a memoria le “frasi fatte apposta” per intimorire il prossimo, è bene sapere anche questo:

Cassazione: «Lei non sa chi sono io» può configurarsi come minaccia

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto

Salerno, domenica 8 luglio 2012

«Lei non sa chi sono io» può non essere soltanto una inoffensiva rodomontata. Una recente sentenza di Cassazione stabilisce che può contribuire a configurare il reato di minaccia.

La sentenza recita: «nel reato di minaccia elemento essenziale è la limitazione della libertà psichica mediante la prospettazione del pericolo che un male ingiusto possa essere cagionato dall’autore alla vittima, senza che sia necessario che uno stato di intimidazione si verifichi concretamente in quest’ultima, essendo sufficiente la sola attitudine della condotta ad intimorire e irrilevante l’indeterminatezza del male minacciato purché questo sia ingiusto e possa essere dedotto dalla situazione contingente».

LEI NON SA CHI SONO IO…” CONFIGURA IL REATO DI MINACCIA – CORTE DI CASSAZIONE – SENTENZA N° 11621 DEL 2012.

Nel nostro paese non è difficile sentirsi apostrofare nelle più disparate situazioni con una frase del genere, la Cassazione, sezione quinta penale, ha però stabilito che utilizzare questa frase in una discussione allo scopo di intimidire l’interlocutore ed avere la meglio nella discussione configura una minaccia.

                       

La vicenda causidica inizia nel 2006 quando in una banale discussione tra due persone per delle vecchie beghe uno dei due pronuncia la frase incriminata, il Giudice di Pace di Salerno assolve nel 2010 il soggetto perché non ritiene offensiva la locuzione. Contro tale decisione ricorre in Cassazione il Procuratore generale della Corte di Appello di Salerno.

La Suprema Corte ha sovvertito il precedente giudizio stabilendo così, con la sentenza n° 11621 depositata il 26 marzo 2012, che basta una frase poco felice pronunciata in un contesto di alta tensione verbale e lasciando intendere, altresì, che, potenzialmente, il soggetto che l’ha pronunciata potrebbe essere in grado di mettere in pratica quanto minacciato, per concretizzare una condanna per minaccia.

Nella sentenza si legge “L’espressione andava, e andrà valutata dal giudice del rinvio nel concreto ambito in cui era stata pronunciata, in un contesto cioè di alta tensione verbale, da persona che utilizzando l’espressione che l’avrebbe fatta pagare alla L.C. essendone capace (non sai chi sono io) colorava e riempiva di contenuti minacciosi la frase pronunciata, perché nulla ne circoscriveva il significato all’adozione di iniziative lecite, e la supposizione in quel senso del giudice non è collegata a concreti agganci alla realtà di quel momento”.

D’altronde la stessa Corte di Cassazione in una sentenza del 2001 aveva ritenuto che per la concretizzazione del reato di minaccia elemento essenziale è la libertà psichica del soggetto attraverso la prospettazione che un male ingiusto possa essere cagionato dall’autore alla vittima senza che sia necessario che uno stato di intimidazione si verifichi concretamente.

Tale espressione quindi, secondo i Giudici di piazza Cavour, è in grado di limitare la libertà psichica della “vittima” attraverso la prospettazione del pericolo che un danno ingiusto le possa essere provocato così come è sufficiente la sola attitudine della condotta ad intimorire non avendo importanza che il male prospettato sia indeterminato.

B.L.

toto2
Dica Duca

D’ora in avanti chi, per affermare una propria posizione di potere e di immunita’, si lascera’ scappare la classica esclamazione “lei non sa chi sono io”, rischiera’ di avere guai con la giustizia. La Cassazione infatti, chiamata ad esprimersi su una vicenda accaduta a Caltagirone, Sicilia, ha definito l’espressione un modo di dire incongruo e sconveniente e, come tale, da punire.
Toto’ avrebbe risposto “ma mi faccia il piacere!”.

toto 1
Ma me lo faccia veramente…

«Lei non sa chi sono io, la pagherà», non è solo una frase
un po’ patetica e fuori moda ma anche un reato.
La Cassazione, con la sentenza 11621 ha accolto la richiesta del procuratore
della Corte d’Appello di Salerno che voleva la condanna per ingiurie e minacce
del ricorrente, salvato invece dal giudice di pace.
Il giudice di prima istanza aveva escluso, sbagliando, la portata minacciosa
dell’espressione «lei non sa chi sono io».

Una frase, spiega la Cassazione, che va letta in “combinato disposto”
con la promessa di una vendetta che può essere percepita dall’ascoltatore
più plausibile, proprio perché chi la pronuncia lascia intendere di
essere in una posizione in cui può nuocere
. Sempre secondo il giudice
di pace, l’ira del sedicente vip sarebbe stata provocata da un fatto ingiusto.
Peccato che la Cassazione non sia d’accordo neppure nel qualificare
come fatto ingiusto, una querela che la signora minacciata aveva presentato
contro il “personaggio misterioso”. Una denuncia non può essere di per sé
considerata un’ingiustizia a prescindere dalla sua fondatezza, in ogni caso
la reazione non era arrivata a caldo, facendo così presumere che fosse
solo il risultato di vecchi rancori.

totoscritta
Dia retta a uno che di vita ne sapeva assai…

13 thoughts on “DOVEROSA INFORMAZIONE

  1. Questa non la sapevo, grazie per l’informazione. Terrò presente per il futuro anche se a me non è mai successo di incontrare una persona così imbecille.

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  2. Se mai capitasse … hai fornito un quadro completo su come reagire alla tracotanza becera dei/lle Nuove Leve ( sopratutto ) Politiche

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  3. Proprio cosi’,frase pronunciata da ignoranti arrogantelli,tipico infierire malavitoso,consuetudine sicula che detesto….sarebbe il caso di aggiungere :ignorantia legis non excusat

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    1. E quando arriva da qualcuno che ha la poossibilità di buttarti in mezzo alla strada solo perché comanda senza averne le capacità, si capisce perché l’Italia intera che lavora va a farsi fottere mentre pochi infami se la godono.

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