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CANE MORDACE = PADRONE INCAPACE

LA STORIA DI NADIA E BO’
Confessione di un grande fallimento umano

Vedete il bel moretto nella foto?
Fantastico eh…
Carino e simpatico da piccolo, bello e regale come Anubi da grande.
Per me che ho amato e amo tante creature, lui è stato tra i più grandi amori della mia vita (forse il più grande, ma ho una piccola indecisione).
Questo grande amore per me è stato impossibile.
Fino ad un certo punto ha funzionato, poi quando lui è cresciuto abbiamo dovuto separarci perché io ero totalmente incapace di governarlo.
Fatico parecchio a raccontare questa storia, perché è vera, è successa a me, e ancora adesso dopo anni ci sto male da morire.
Lui era il cane dei miei sogni, è arrivato in casa mia nel luglio del 1998.
Entrato trotterellando davanti a Fabio (il mio fidanzato dell’epoca), ed io pensai che era il cagnolino di qualcuno che stava nel palazzo.
“E questo chi è?” Chiesi intenerita a Fabio.
“Lui è Beau Regard il tuo cane”.
“Il mio cane?”
“Sì, hai sempre detto che appena trovavi un casa con giardino avresti voluto un bel cagnolone nero.
Eccoti accontentata.
Questo è un cane da pastore occitano che da grande diventerà un bel lupone nero e robusto pronto ad accompagnarti ovunque. Si chiama Beau Regard I° D’Occitania”.
“Ma…veramente…avrei voluto aspettare un po’ prima di prendere un cane. Mi sono appena trasferita qui e volevo ambientarmi, volevo pensarci, magari andare al canile a scegliere il mio compagno a quattro zampe.
E poi scusa che razza è “Cane da pastore occitano”? Io non l’ho mai sentita”.
“Tranquilla è razza canina e basta. L’ho preso nella cascina dove è nato insieme ad altri 4 cuccioli, là non l’avrebbero tenuto è un incrocio tra un pastore tedesco ed una bella pastora olandese nera a pelo lungo”.
“E…come diventerà?”
“Non si sa, certamente piuttosto grande”.
Inutile dire che dopo i primi cinque minuti di sconcerto ero innamorata persa di quel sacchetto pulcioso con la pancia gonfia di vermi, entrato in casa a depositare allegramente pipì sul mio kilim preferito.
La sera stessa Boghi aveva un corredo degno dell’aga can…
Cuccia superaccessoriata con tettuccio apribile per la pulizia, materassini con foderine di ricambio colorate e morbidissime, bancale per il dehor estivo sul quale riposare all’ombra del pergolato in glicine, postazione in salotto vicino al divano, giocattoli di ogni tipo, mangime della migliore marca. Almeno 20 visite già prenotate dal veterinario per i controlli e vaccinazioni, nonché tatuaggio in età adeguata. Subito denunciato in comune come membro della famiglia quindi adottato anche davanti alla Legge.
Fabio stava con noi nei fine settimana perché lavorava lontano da casa nostra, perciò nei giorni feriali io e Bò vivevamo soli.
La nostra convivenza era fatta di momenti di grande felicità e amore ma, per me, anche di ansia, preoccupazione, inquietudine. Non sapevo come gestire quel birbante patentato. Era piccolo, ma ribelle e indisciplinato. Già dopo una settimana comandava lui, con i suoi 6 chili di peso tirava il guinzaglio con 4 ruote motrici. Andavamo in giro come due allegri ubriachi, io che cercavo di tenere un contegno decoroso da signora con cagnolino educato al guinzaglio, lui che mi conduceva ovunque fiutasse qualcosa di interessante.
Fabio veniva il venerdì sera e rimaneva sino alla domenica, perciò nei fine settimana eravamo una famigliola felice, perché a lui Bò ubbidiva, quindi potevamo andarcene in giro tranquillamente senza preoccupazioni da parte mia.
Fabio cercava di insegnarmi a fare la padrona di un cane; io, che padrona non ho mai voluto esserla di nessuno, mi sentivo amica, mamma, compagna di giochi, tutto tranne che padrona di quel cane che amavo più di me stessa e per il quale facevo sacrifici mai fatti per nessuno, come restare in casa quando non potevo portarlo con me, rinunciare a vedere gli amici se lui non poteva venire.
Riuscivo, con rammarico, a farlo stare lontano dal mio divano, dal mio letto e dalla camera da letto (salvo trovarlo la mattina sdraiato sullo scendiletto), insomma cercavo di porre dei veti dove riuscivo a farlo, perché i cani non devono occupare il posto del padrone. Ma il giardino era tutto territorio suo e quindi lui spadroneggiava il lungo e in largo, scavando buche, scorrazzando ovunque, abbaiando quando ne aveva voglia, senza degnare della minima attenzione qualunque mio richiamo.
Fino a 4/5 mesi di Bò riuscii più o meno maldestramente ad uscire con lui senza guai rilevanti. Quando era al guinzaglio dovevo usare tutte le mie forze per essere io il conduttore e portarlo dove volevo. Quando lo liberavo in riva al torrente o in campagna, finché si giocava andava tutto bene, ma quando lui decideva di farsi gli affari suoi io passavo ore a cercare di recuperarlo perché non mi dava retta in alcun modo anzi, se mi allontanavo, era lui a richiamare me abbaiando e facendomi capire che dovevo seguirlo.
Tutti i giorni lo portavo a passeggio mattina, pomeriggio e sera, benché avesse una grande giardino dentro il quale scorrazzare. Nonostante ciò, a tarda sera, quando cercavo di farlo stare dentro l’ampia parte di spazio aperto e pavimentato vicino a casa, (recintato per evitare che andasse in giardino ad abbaiare durante la notte) dove lui aveva una grande cuccia, due materassini al coperto sollevati da terra per evitare l’umidità, e l’ingresso con porticina basculante nella portafinestra della cucina perché il principino potesse entrare ed uscire a piacere senza chiedere permesso, dovevo sempre aspettare che fosse lui a decidere quando rientrare perché se lo chiamavo o peggio ancora cercavo di prenderlo lui mi faceva correre per tutto il giardino come volesse prendermi in giro.
Io mi rassegnavo e quando tornava per la pappa chiudevo il cancelletto.
Ormai uscivo pochissimo fuori dagli orari di lavoro per non farlo stare solo, perché temevo abbaiasse troppo e che qualche vicino potesse lamentarsi e fargli del male.
Le lunghe passeggiate nei boschi, in collina e lungo il torrente, tante corse, un’alimentazione sana e adeguata (tutti i giorni aveva la rotula di bue fresca da sgranocchiare come dolcetto dopo pasto che allenava e rafforzava la mandibola) visite e controlli regolari dal veterinario, integratori alimentari per ossa e pelo, spazzolature quotidiane e pulizia adeguata fecero di un lui un esemplare stupendo di cane. Bellissimo, maestoso nel suo portamento fiero, orecchie dritte e perfette, muscoli potenti e forti come l’acciaio, e una mandibola da far invidia al più valoroso dei lupi.
Con lui potevo andare tranquilla ovunque, si comportava come un guardia del corpo addestrata dalla cia. Quando sentiva un rumore in giardino prima che io aprissi la porta lui si metteva davanti a me per proteggermi e farmi capire che ci pensava lui, quando andavamo in giro anche di notte nelle strade buie nessuno osava avvicinarsi perché bastava un suo sguardo per allontanare chiunque. Solo un colpo pistola in fronte lo avrebbe fermato, tutto il resto gli rimbalzava addosso. La sua soglia del dolore era altissima, me ne accorsi la prima volta quando lui aveva 4 mesi e giocando ci scontrammo fisicamente: involontariamente colpì con la testa il mio ginocchio, lui non fece una piega a me rimase la gamba gonfia e dolorante per una settimana. La seconda volta mi stupì trovare una mattina (aveva 7 mesi) la rete metallica ricoperta di plastica, che separava il dehor dal giardino, bucata e lui dall’altra parte. Capii che l’aveva sfondata correndo e manco se n’era accorto. Oltre alla forza ed il fisico di un giovane atleta nel pieno delle sue capacità performanti, era dotato di un gran carattere. Non temeva niente e nessuno, sembrava ritenersi invincibile e non aveva mai paura.
Rendendosi conto che la situazione per me stava diventando assai difficile da controllare, verso i sei mesi di Bò, Fabio decise che occorreva prendere provvedimenti perché non poteva lasciarmi tutta la settimana in balia di quello che stava diventando un grande lupo, dovevo essere in grado di tenergli testa anche da sola.
Un giorno Fabio portò Bò ad una scuola di obbedienza per cani, lo sottopose all’esame dell’istruttore e, senza dirmi nulla, iscrisse me e il cane alla scuola.
Alle mie rimostranze lui dichiarò che era indispensabile seguire quel percorso, altrimenti il nostro cucciolone sarebbe diventato un cane troppo indisciplinato e senza controllo.
Così mi rassegnai a frequentare col mio cane quella che sarebbe diventata una fonte di stress e squilibri per entrambi. Però fidandomi di qualcuno che ne sapeva senz’altro più di me mi sottoposi a quella pratica che a me non piaceva e che non condividevo.
Dopo le prime due lezioni al campo della scuola, l’istruttore pensò fosse meglio continuare le lezioni a casa nostra individualmente perché portavamo troppo scompiglio tra gli altri cani, e questo già la dice lunga.
L’istruttore con la propria assistente veniva due volte alla settimana, le lezioni si facevano per mezzora in giardino e mezzora in strada. Mi mostrarono come si convinceva il cane a non prendere bocconi da estranei, a farlo stare al passo quando camminavamo insieme, a non tirare il guinzaglio e ad obbligarlo a tornare quando lo richiamavo. In presenza dell’istruttore Bò si comportava educatamente e, benché di malavoglia, obbediva ai miei ordini, come avesse capito che ci toccava quel compito e quindi era meglio assecondare gli umani per sbrigare in fretta la noia e poi tornare a farci i fatti nostri.
Infatti quando tornavamo soli, solo rare volte e con sforzi sovrumani da parte mia riuscivo a farmi ubbidire e solo quando era al guinzaglio, con i richiami non ottenevo niente.
In modo per nulla soddisfacente riuscimmo a portare a termine il “corso” ed io ottenni il patentino da conduttore. Cosa assolutamente ridicola perché avrebbero dovuto darlo al cane visto l’andamento delle cose.
La situazione cominciò a diventare insostenibile, quando arrivò ai 12 mesi d’età. Ormai fisicamente adulto, il carattere dominante da capo branco deciso, soprattutto quando io e Fabio ci lasciammo e lui rimase con me perché Bò era il mio cane…o io la sua devota ancella.
Sapevo che sarebbe stata un’impresa titanica e quasi impossibile, ma ci provai, con tutta l’anima e l’amore che avevo per lui, a diventare la sua guida. Non padrona, una guida affettuosa che lo avrebbe amato come nessun altro avrebbe fatto.
Ormai vivevo nell’ansia perenne di trovare il modo per vivere serenamente col mio cane. Mi dedicavo esclusivamente a lui cercando di capire i suoi segnali, leggendo libri per imparare a punirlo nel modo adeguato, comprai persino uno di quei famigerati collari con le punte smussare che stringendo fanno male al collo. Mi slogai quasi una spalla per bloccare la sua forza nel tirare il guinzaglio. Passavamo momenti stupendi a giocare come pazzi nel parco deserto e pieno di neve, oppure in campagna in mezzo ai campi di erba medica dove lui giocava a nascondino, eravamo felici di stare insieme a correre spensieratamente dando sfogo alla nostra vitalità.
Purtroppo quei momenti erano sempre più rari perché quando io decidevo che si doveva smettere cominciavano in guai.
E con l’andar del tempo i guai divennero autentici pericoli, come il giorno in cui lo liberai al fiume dove non c’era anima viva. All’improvviso arrivò una ragazza a passeggio su di un cavallo, tranquillamente al trotto se andava per la sua strada.
Benché fosse lontano Bò, che stava giocando con me a freesbee, ebbe uno sobbalzo vedendo quel bestione mai visto in precedenza, io tentai di afferrarlo per rimettergli il guinzaglio. Non feci in tempo a muovermi che lui era già lanciato al gran galoppo contro il cavallo e, come se dovesse affrontare un nemico bellicoso e feroce, gli si avventò contro sprezzante della dimensione dell’altro animale e di qualunque rischio potesse correre aggredendolo.
Il cavallo si spaventò e s’imbizzarrì terribilmente, al punto che la povera amazzone non riuscì più a governarlo e a sua volta fu terrorizzata perché il cavallo s’impennava sgroppava e rischiava di cadere travolgendola e facendole rischiare la vita.
Io chiamavo Bò disperatamente, se mi avvicinavo lui diventava ancora più aggressivo nei confronti del cavallo, totalmente incurante della possibilità di essere colpito a morte da uno zoccolo anzi, ancora più determinato nell’assalto del povero animale.
La ragazza gridava improperi più che giustificati nei miei confronti e mi supplicava di richiamare il cane. Io non sapevo proprio come affrontare la situazione poiché più mi avvicinavo, più gridavo più peggiorava la reazione di Bò.
Presa dalla disperazione pensai di allontanarmi di corsa dalla zona del pericolo ed attraversare il fiume. Inconsapevolmente feci la mossa giusta perché Bò vedendomi andare via, mollò l’attacco al nemico e mi corse dietro. La ragazza fece in tempo a calmare il cavallo ed andarsene lontano dal pericolo.
Mi rifugiai nella boscaglia e Bò arrivò e si piazzò davanti a me come se nulla fosse successo, pronto a riprendere il gioco. Naturalmente né approfittai per mettergli il guinzaglio e tornare a casa.
Demoralizzata, annichilita, spaventata, sconvolta e addolorata, mi sedetti in giardino cercando di riprendermi da quel disgraziato episodio.
Ero confusa, non sapevo come comportarmi con Bò che tranquillamente si faceva i fatti suoi incurante dell’accaduto.
Mi resi conto di non avere alcun tipo di controllo su quel cane, che vedeva in me solo una compagna di giochi da proteggere e difendere, nonché dispensatrice di pappe prelibate e coccole su richiesta.
Sì anche le coccole erano su richiesta, perché io non potevo avvicinarmi a lui se il desiderio non era reciproco, lo scoprii una tranquilla e pacifica sera in cui, dopo aver cenato, mi accingevo a lavare i piatti. Lui abitualmente mi stava sempre vicino ed anche quella sera si sdraiò docile e tranquillo ai miei piedi mentre io facevo il mio lavoro. Intenerita dal suo affettuoso gesto, avvicinai languidamente il viso al suo muso per uno scambio di affetto.
Lui, che quasi sonnecchiava beato, ebbe uno scatto improvviso quanto inaspettato, si rizzò sulle zampe e, senza la minima esitazione, addentò la mia guancia con rabbia, senza mordere, facendomi solo sentire i denti sulla pelle. Mollò subito la presa perché io rimasi immobile e muta, poi tornò in salotto e si stese sul tappeto come se niente fosse.
Il mio sgomento fu indescrivibile, non credo servano parole perché chiunque abbia amato un animale potrà comprendere il mio stato d’animo.
Il giorno successivo caricai Bò in auto e mi recai alla scuola dove avevamo fatto il corso. Cercai il nostro istruttore, gli spiegai la situazione e poi lo invitai a vedere Bò che era rimasto in auto.
Nel momento in cui ci avvicinammo per aprire il portellone, Bò inizio ad abbaiare furiosamente, digrignando i denti fino a sbavare, così senza motivo né giustificazione.
L’istruttore mi fermò e ci allontanammo dall’auto, poi mi disse.
“Lascia stare, non farlo nemmeno scendere dalla macchina, ho capito tutto.
Devi liberartene al più presto.”
“Che cosa hai detto? Devo liberarmene? Ma lo sai di chi stai parlando? Lo sai chi è quello?
QUELLO E’ MIO FIGLIO!
Brutto stronzo, ho dato l’anima per farlo crescere sano e forte! Volevo un amico tranquillo e felice di avere una casa, una famiglia, anche se la sua famiglia sarei stata solo io.
Insieme saremmo stati una famiglia!
Ma la colpa è mia, ho seguito tutte le istruzioni della scuola di obbedienza.
Coercizioni, punizioni! Deve obbedire!
Questo è il risultato. Non ho un cane obbediente, ma un cane ribelle e aggressivo, che pensa di doversi difendere anche da me. Che lotta contro di me per affermare la sua posizione di capo branco perché ha capito che io non sarò mai il suo capo, ha capito che sono debole e quindi se qualcuno deve comandare questo qualcuno deve essere lui!
Favvanculo stronzo, il mio cane me lo tengo! Nessuno me lo porterà via”.
“Rassegnati Nadia, vai incontro soltanto a dispiaceri.
Mi dispiace, ma non potevo prevedere sviluppi del genere. Credimi il cane è troppo pericoloso nelle tue mani, pericoloso per te e per gli altri. Non sei in grado di gestirlo, ti manca la forza fisica e la volontà per dominarlo.
Ormai è lui a comandare tra voi due e tu sei quella che deve obbedire. Lui ha stabilito le gerarchie, ora che non c’è più Fabio.
Non puoi permetterti di tenerlo, pensaci potrebbe aggredire gravemente chiunque, ha una forza ed una potenza eccezionali.
In questo hai fatto un ottimo lavoro, l’hai fatto diventare bellissimo sano robusto e coraggiosissimo, utilizzato dalla persona giusta potrebbe diventare un ottimo cane da difesa”.
“Ma io non volevo un cane da difesa, volevo un amico da rendere felice, un compagno di giochi e di passeggiate, invece non posso più portarlo da nessuna parte, nemmeno nei luoghi più deserti perché se ne va per i fatti suoi e torna quando vuole, non risponde ai miei richiami e se lo tengo al guinzaglio mi strappa il braccio.
Non possiamo rimediare in qualche modo?”
“No, non è possibile”.
Me andai via incazzata, affranta ed amareggiata, non potevo ammettere che la situazione fosse irrecuperabile. Mi avevano portato un bravo cane, docile, giocherellone e simpatico, perché adesso avevo una belva pronta a dar battaglia a chiunque?
Passai due giorni a pensare, piangere ed osservare il mio adorato cane.
Lui in compenso, si comportava come se fosse padrone di tutto e, spesso, quando mi avvicinavo a lui per accarezzarlo mi guardava con sguardo accigliato ringhiando.
Adesso avevo paura di stare con lui.
Telefonai a Fabio, gli spiegai la situazione. Fortunatamente lui comprese al volo e il giorno successivo venne a prenderlo per tenerlo con sé, lui non aveva problemi a gestirlo.
Vidi Bò, allontanarsi dalla mia casa trotterellando sereno al fianco di Fabio, con il valigino che amorevolmente gli avevo preparato pieno di tutto ciò che gli avevo comprato per farlo felice e pieno di tutto il mio cuore disperatamente straziato.
Lui non si voltò nemmeno per farmi un bau o un arf.
Io l’ho amato e lo amo ancora profondamente, dopo tanti anni non riesco a dimenticarlo, lo vedo sempre intorno a me girare sereno chiedendomi di dividerci il gelato alla crema.
So che anche lui mi ha amato, e continuo a chiedermi dove ho sbagliato. Perché è chiaro che sono stata io a non capire nulla.
Da quel giorno non ho più saputo niente di lui.

20 risposte a "CANE MORDACE = PADRONE INCAPACE"

  1. Quando ci trovammo dal vivo e mi parlasti di Bo’ notati il cambiamento del tuo umore e di come ti stavi commovendo ed ora leggendoti qua ti posso solo dire che sei una persona che merita,purtroppo a volte nella vita le scelte si fanno e non sempre felici,ti abbraccio e ti porto i saluti di COMPAGNA BIRILLA ;-).
    A presto cata,ti voglio bene.

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  2. Che sofferenza Nadia! Un tradimento da chi amavi come un figlio. A volte il troppo amore è dannoso, anche con un figlio si rischia di rovinarlo se non si fissano anche solo poche regole precise. Io ho avuto lo stesso problema con mio figlio perchè mi sembrava brutto imporgli delle regole. Ho capito, però, che lo avrei reso insicuro se non l’avessi fatto. Bo aveva deciso chi era il suo capo branco e non eri tu. Mi sembra che la ferita sia ancora aperta. Ti abbraccio forte!

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  3. Cara Nadia ,io ti capisco perfettamente , anche se non come la tua storia , anche tra me e Gegè il cane di mia figlia (quello che ho nella foto con la bambola)ho di questi problemi ,anche se gli voglio bene come a un figlio e come a tutti i cani e gatti che ho avuto ho dato tutta me stessa con amore,però nonostante tutto Gegè ha capito che non sono io la sua padroncina,non mi teme ,anzi sono io che devo rigar dritta se no’ mi accantona in un angolo e mi mostra pure i denti,lui praticamente vive con noi ,dai (nonni) fin che mia figlia e marito lavorano,me lo porta come andasse all’asilo,non ci resta a casa da solo,anche se ha il giardino e tutti i confort,da noi deve stare in casa ,ma ci sta da nababbo, è pure furbetto ,è un buon cane pure piccolo,ma sa il fatto suo,tanto per dirti se per caso voglio portarlo fuori per pipì posso se vuole lui ,se no mi ringhia pure, ho capito che lui crede che lo voglia portare a casa sua da solo e non ci stà,così mi ringhia per farmi capire che non lo frego e lui sente che io ho paura,il capo è lui,piccolo come una pulce ma forte come un leone,ma vedessi giochiamo ci rincorriamo per la casa ,ma sempre a sua funzione non alla nostra ,anche lui fa parte dei capo branco,non c’è niente da fare è l’istinto che li fa reagire così e noi quando ci imbattiamo con queste forze dobbiamo capire anche il loro punto di vista canina,per poter condividere la loro amicizia comunque fatta di dare e ricevere sempre e comunque affetto sincero anche con qualche discordanza canina.
    Per quanto riguarda la tua storia ,credo che hai fatto la cosa più giusta da fare,anche se dolorosa , sia per te sia per il tuo Bo’,non sentirti in colpa non lo hai abbandonato ,lo hai dato al suo vero “padrone”lui lo aveva scelto e credimi i cani sentono questo, tu volevi un tuo cane e Bo’ forse lo sentiva,ma ora anche se ti manca devi stare serena perchè lo hai reso sicuramente meno aggressivo e più a misura d’uomo,come è giusto che sia.
    Un bacione

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  4. Ero in compagnia di Pippo, oggi, un cane salvato tanti anni fa da amici miei: l’avevano trovato abbandonato in una piazzola. Ora vengono in Versilia a Gennaio perché a Pippo piacciono le vacanze a gennaio. E non è uno scherzo. 😀

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  5. Bella storia, che evidenzia alcuni aspetti meno conosciuti ma egualmente caratterizzanti della comunicazione uomo-animale e della relazione che ne consegue. Leggendolo e rileggendolo mi è venuto naturale stabilire un parallelo con le relazioni umane uomo-donna e ci ho visto un sacco di intersezioni con il mio rapporto con la ex-moglie, e giuro che non sto scherzando!

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  6. La tua sofferenza ha evitato probabili guai, penso infatti che tante disgrazie dovute alle aggressioni da parte di cani siano dovute all’incompetenza dei padroni.
    Hai fatto la cosa giusta da persona intelligente che sa quando è il momento di fermarsi.
    Brava Nadia!

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    1. Effettivamente se ne sentono proprio troppe riguardo questo argomento e come te credo che sia sempre a causa dell’incompetenza di chi deve accudire il cane. Non volevo fare una fine del genere, per me, per il cane e per gli altri. 😦

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  7. E’ una storia veramente… mah, ti direi triste, forse questo è il primo aggettivo che mi viene in mente, seguito da frustrante, perché amare come hai amato tu e ricevere in cambio qualcosa di molto diverso da ciò che vorresti é tremendo. Da educatrice cinofila mi fa una rabbia assurda che tu sia cascata su un campo di addestramento dove si va avanti a forza di punizioni e costrizioni, perché gli studi più recenti dimostrano chiaramente che specialmente con un cane “duro” il metodo “duro” lo fa diventare semplicemente ancora più “duro” (essere un buon leader vuol dire essere coerenti e fermissimi, questo sì, ma non punitivi o autoritari). Di cretini che sfogano le proprie repressioni sul cane ce ne sono tanti, ma almeno le persone che amano il proprio cane dal profondo non si meritano quel genere di istruttori. Mi dispiace.
    Anche se non é vero che “non c’era niente da fare”, tuttavia forse in quel momento il consiglio di lasciare il tuo Bo’ a qualcuno che riusciva a gestirlo in modo più spondaneo e istintivo non era sbagliato, anche per il cane, che era sovraccarico di responsabilità (sentiva di dover difendere la vostra famiglia da tutto e tutti) e anche se faceva del suo meglio per interpretare al massimo il suo ruolo, probabilmente non se la viveva bene, non riusciva a vivere sereno e rilassato. Solo per questo, vista la situazione, penso anche io che forse lasciarlo andare sia stata la soluzione più funzionale (anche se non la più “leggera”) per tutti.
    In ogni modo é bello sapere che ci sono persone capaci di amore profondo e dedizione incredibile…

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  8. È veramente devastante! Vedere come l’amore della tua vita si trasforma in un incubo, leggendo la tua storia mi sono commossa e ammetto che le lacrime mi sono scese. Io non so come avrei reagito davanti a questa storia, ma sicuramente mi sarei buttata giù, non avrei avuto così tanta forza di vederlo andare via, anche se fosse stata la cosa più giusta!!!

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