Opinione

Domanda per gli italiani che vivono all’estero

Più precisamente mi rivolgo a italiani, con un lavoro sicuro, che vivono all’estero in paesi dove non ci sono dittature né guerre, problemi di povertà o fame generalizzata.

La domanda è questa: torneresti a vivere in Italia considerando la situazione in cui si trova attualmente il nostro paese?

41 pensieri riguardo “Domanda per gli italiani che vivono all’estero

      1. I motivi per emigrare da un paese verso un altro paese, potenzialmente potrebbero essere svariati, pero’ sono abbastanza convinto, dopo aver vissuto tra Nord Italia (grande città e provincia), Canada, USA, aver sposato una moglie non italiana, e vivendo ora abbastanza stabilmente da 4 anni in Belgio, che per il 90% (e mi tengo molto basso nella mia stima) della gente, non solo italiana (Canada, Belgio/Francia ed USA sono nazioni che ogni anno assorbono percentuali astronomiche di immigrati), anzi, che la molla per partire siano le condizioni di vita piu’ dignitose, dove con dignità non si intende solo la condizione economica/lavorativa ma anche quelle di una qualità di vita materiale migliore (servizi come scuola, sanità ed efficienza della pubblica amministrazione).
        C’è chi emigra anche per altre cause : trovare ispirazioni artistiche, inseguire amori, avere avventure di ogni tipo, nostalgie, fantasia, bias come : « l’esotico è bello », ma credo siano una frazione nettamente inferiore alla categoria di cui sopra. Cosi a spanne.
        Nel mio girovagare per lavoro e per diletto, e per il fatto che mi interfaccio con gente di tutto il mondo (dal Cile all’Australia) sempre per motivi di lavoro, ho avuto la ventura di conoscere diverse migliaia di italiani in giro per il mondo o di figli di italiani emigrati nel mondo.
        Le categorie si dividono essenzialmente in due, per dirlo con un titolo molto riuscito di Umberto Eco su un altro tema :

        – Gli integrati. Coloro che sono emigrati in un paese che nel periodo di emigrazione era messo meglio economicamente, lavorativamente e da un punto di vista sociale, rispetto all’Italia e quella posizione di “vantaggio” l’hanno mantenuta. Loro sono mediamente nostalgici, ma la loro nostalgia pian piano si sopisce, oppure cova sotto un manto di cenere, man mano che i loro figli si sistemano con lavoro e realizzazioni personali. E’ il caso della stragrande maggioranza degli italiani emigrati in USA, Canada e Belgio/Francia/Germania.
        Negli italiani emigrati “integrati”, includo anche coloro che sono emigrati in un paese che era messo peggio dell’Italia, ma dimostrava grandi prosepttive di crescita economica e sociale. Magari il paese in questione, da un punto di vista dei numeri in assoluto è ancora dietro l’Italia, ma i numeri visti in derivata sono incoraggianti per il paese, scoraggianti per l’Italia. Esiste poi il caso della Spagna, ove chi è emigrato negli anni ’80 in un paese praticamente uscito da un medioevo ridicolo di stampo fascisteggiante, ora si trova in un paese che seppur con gravi problemi si stabilità lavorativa è molto dinamico sotto tanti altri parametri.

        – Gli apocalittici. Coloro che sono emigrati in un paese che non ha mantenuto le aspettative che gli italiani cercavano o che ha subito nel corso degli anni un lento/forte ed inesorabile declino, fino a porlo dietro l’Italia nei parameti di performance economica e di stabilità politica. Non parlo necessariamente del Venezuela, sotto molti aspetti anche dell’Argentina e di non pochi paese della America Latini, ma anche di larghissime fette di meridionali/settentrionali a Torino per esempio (trovatisi dopo 50 o 30 anni dal loro arrivo sbattutti in periferie orribili, in un tessuto economico che somiglia sempre piu’ a quello che lasciarono decenni e decenni or sono, coi figli che hanno le stesse prospettive di lavoro/economiche che avevano i loro genitori al paesello al Sud/nel Nord di provincia, e trovandosi in contesti sociali e culturali simili e per certi versi peggiori di quelli della generazione precedente. Qui la nostalgia del ritorno è elevatissima, seppur ci sono casi singoli, come sempre nella legge dei grandi numeri, che di ritornare al paesello o in Italia (paradossalmente ho conosciuto piu’ figli di settentrionali e settentrionali emigrati che meridionali, anche a Torino!). In questo caso la nostalgia si abbina ad un senso di frustrazione ed illusione verso un passato che non puo’ piu’ tornare.

        Questa la mia considerazione su un’esperienza di quasi 30 anni, con una visione empirica e non scientifica dei dati. Una visione empirica basata comunque su circa 3000/4000 casi di conoscenze dirette (ho avuto la ventura di fare volontariato in Canada per gli italiani immigrati e condotto un programma radiofonico in lingua italiana, per la comunità italiana della provincia del Western Ontario per due anni… un posto dove tra italiani di prima o seconda generazione si arriva facilmente all’ordine del milione.. un punto di osservazione molto ben collocato per l’analisi del fenomeno).

        Ora vado alla mia storia personale.
        Nella mia vita, la lontananza è stata la costanza. Ero lontano dagli altri, anche quando vivevo nel posto in cui sono nato, ed in cui ho le mie ipotetiche radici.
        La prima volta sono emigrato in Canada-USA, triennio 2010-2012, età : 32-35 anni. Posti stupendi, efficienza nei servizi eccelsa, qualità della vita elevatissima. Nostalgia : sesquipedale. Causa nostalgia faccio ritorno in Italia, grazie ad un’offerta di lavoro di una azienda italiana, in Italia. Impatto: come prendere una tranvata in faccia al ritorno da una luna di miele superfiga. Li mi accorsi che i famosi bias, mi avevano giocato un brutto scherzo. Credere che l’Italia fosse i miei 20 anni, gli anni piu’ belli, spensierati, quelli in cui se vai all’università non lavori, non hai riunioni di condominio, colleghi mediamente stronzi, non hai bisogno di un ospedale perche’ scoppi di salute, non paghi tasse perche’ non hai reddito, non usufruisci di scuole pubbliche perchè non hai figli, non ti interfacci con altri esseri umani se non con altri studenti universitari pressochè identici a te. Mi ritrovo nella provincia settentrionale, non tanto dissimile per dinamiche sociali da quella meridionale che già avevo lasciato a 19 anni e dove i servizi per chi ha famiglia, sono inesistenti per non dire di peggio.
        Come un pugile vecchio stampo incasso il colpo. Dopo 6 anni, mi chiamano dal Belgio per un nuovo lavoro. Accetto, en marche. Mercato del lavoro dinamico, vivo nel centro dell’Europa (un po’ meglio per apertura mentale della provincia italiana, da non confondere come fa Desiati con la possibilità di copulare come conigli), giustizia sociale nel pagamento delle tasse (chi si fa il fondello nella vita, non paga progressivamente le tasse 2 volte come in scroccolandia), chiarezza nell’interfaccia con gli uffici pubblici (tutti digitalizzati o quasi), efficienza dei servizi, qualità della scuola elevata, possibilità per i figli di conoscere a 12 anni dalle due alle tre lingue (oltre che la materna), livello elevato medio di istruzione ed educazione. Problemi ce ne sono ? Si anche qui a iosa. Nostalgia. Si canaglia, come diceva Al Bano. Quando arriva mi ascolto una canzone. Poi vedo i miei figli che crescono bene, contenti e soddisfatti di andare a scuola, frequentare dei coetanei simili a loro nonostante i cognomi suonino francesi o olandesi.. e allora mi sento meglio.
        Ps. Dimenticavo che negli ultimi ‘ anni, mi sono by-passato 4 anni, in cui i media propinano ad ogni pie’ sospinto le esternazioni di luminari della scienza come Montesano, esperti di geopolitica mondiale come « er ciuffo », i boomer del « si stava meglio quando si stava peggio » sia nella loro versione rossa, sia nella versione nerastra, il governo migliore al mondo che per gestire una pandemia, grazie ai media instilla un regime di delazione e via discorrendo. Italia: Chiuso.

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      2. Grazie Pietro, le mancanze italiche da te elencate sono esattamente quelle di cui tutti gli italiani in Italia si lamentano. I servizi tanto decantati del nord, ormai stanno un ricordo. In questi giorni Draghi s’è inventato una sceneggiata che è sfociata, stamattina, in una dichiarazione agghiacciante: “gli italiani vogliono che questo governo vada avanti, lo hanno manifestato nelle piazze”. Abbiamo un bugiardo senza ritegno alla guida di un paese che sta morendo.
        L’Italia della nostalgia non esiste più da un pezzo. 😦

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      3. Nadia, credo che la nostalgia sia un sentimento, e come tale difficile da controllare. È uno stato emotivo di connessione al passato, importante per carità, quanto scevro di basi razionali. Di solito ci si ancora al passato, quando il futuro ci appare incerto, specie se si vive lontano e le incertezza ti scuotono. Per cui, credo che alla tua domanda iniziale, non solo il sottoscritto, ma molti che sono andati a vivere in posti con maggiori prospettive rispetto all’Italia, abbiano dei ripiegamenti verso il passato, inevitabili, ma guardando al futuro capiscono che i sentimenti, come giusto che sia debbano anche fare i conti con la razionalità. Sul governo Draghi. Mi informo sempre meno sull’Italia, ma ho una visione della traiettoria storica della politica italiana almeno dal 1992 (quando avevo 15 anni ad oggi) per esperienza diretta, dal dopoguerra ad oggi per averla studiata a fondo. L’Italia ha vissuto dal 1970 in poi al di sopra delle proprie possibilità. Ora sono sono 12 anni buoni, che il conto si presenta al tavolo, ma molti si illudono che il bengodi possa continuare ad libidum, credendo che le colpe del declino lento ed inesorabile siano sempre cause esterne (immigrazione, Europa, USA, Russia, euro, comunisti, la globalizzazione, i cinesi, i savoia xhe unificarono l’Italia e potrei proseguire per almeno un’ora). Draghi non è che il curatore fallimentare. So che saro’ duro nel dirlo. Di scelte che io non ho condiviso del suo governo: l’intransigenza sulla vaccinazione, che ben si accoda alla gestione della pandemia ai limiti della follia del governo precedente. Sia chiaro, se l’Italia ha gestito in quel modo la pandemia, introducendo degli obblighi che in nessun paese europeo ci sono stati, e’ perché il paese nella sua interezza, con in testa la sua regione guida in particolare, non avevano una benché minima pianificazione e preparazione per la gestione di una pandemia (cosa che paesi come la Germania avevano… checché ne dicano i complottari con: i tedeschi hanno nascosto i numeri). La vaccinazione ad un certo punto la si è vista come l’ennesima ancora di salvezza di tipo magico. Imporre la quarta vaccinazione pertanto mi sembra l’ennesima forzatura. Sul resto, far cadere un governo ora, quando bisogna chiudere la realizzazione del PNRR e contratti di fornitura del gas mi sembra una cosa alquanto avventata. Di certo, se un papa muore se ne fa un altro. Dopo di “me” potrebbe non necessariamente esserci un diluvio. Di certo sull’Italia, anche indipendentemente da Draghi, non ci sono stagioni di sole splendente come previsione.

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      4. Sì, abbiamo vissuto ben al di sopra delle nostre possibilità. E continuiamo a farlo, nonostante tutto. Ma credo che ormai siamo alla fine. Dopo l’estate arriveranno lacrime, freddo e fame, non per tutti ovviamente.
        La gestione della pandemia è, e continua ad essere una tragedia qui.
        Siamo quasi tutti Tricaccinati e prendiamo il vurus tre volte di più dei non vaccinati.
        La gente è incazzata, cattiva, e comincia a girare tanta violenza anche in piccole realtà da sempre tranquille.
        L’altro giorno, camminando vicino a un bosco, ho scoperto in altro tito wudu, è già la terza volta in tre mesi. Mai successo da queste parti.
        E adesso fanno cadere il governo, assurdamente puntuali per mandare definitivamente a picco questa terra meravigliosa. 😔

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  1. anche io sono vissuto all’estero, sette anni in Germania; poi sono dovuto tornare, prima di tutto perché l’incarico statale all’estero era finito (lo fecero finire due anni prima, per liberarsi di me, peraltro).
    decisi di non andare in pensione, avevo 62 anni, e di arrivare ai 65 – in realtà avrei anche continuato fino ai 67, potevo, se non mi avessero fatto uno sgarbo anche qua.
    mi sono tenuto a lungo il monolocale che mi ero acquistato in Germania, e per alcuni anni ho vissuto un po’ di qua e un po’ di là, anche dopo la pensione.

    intanto è maturata la scelta della montagna, molto impegnativa, mi ha costretto anche a vendere quello che avevo lassù e lentamente è diventata dominante.
    la Germania mi manca molto, ma avere figli e nipoti qui alla fine mi ha spinto alla scelta più saggia e la vita del contadino lì non avrei certo potuto farla.
    aggiungo che la Val Sabbia ha un’organizzazione pubblica locale perfino migliore di quella tedesca, con un pizzico di umanità in più, anche se rimane l’abominevole disorganizzazione globale del nostro stato.
    ma, se non avessi avuto famiglia e non avessi fatto la scelta di vivere da contadino i miei ultimi anni, assolutamente non sarei mai tornato (ammetto che parte di questo mito consiste anche nel fatto che lì ero pagato il triplo per fare lo stesso lavoro che facevo in Italia).

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  2. Carissima sai già la mia risposta. Sei mesi in Danimarca sono bastati a convincermi che tornare non è tra le opzioni. E non è solo una questione economica, anche se rilevante. È che quando vedi come le cose POSSONO funzionare ti domandi perché da noi non succede.

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  3. Per fortuna ho il lusso di poter scegliere dove vivere e anche di avere alternative all’Italia se dovessi lasciare il mio attuale paese. Nella maggior parte dei paesi del mondo si sta senz’altro peggio che in Italia (e in Argentina), ma noi consideriamo solo quella ventina di Paesi occidentali papabili, per cui è facile vedere sempre l’erba verde del vicino.

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    1. Grazie Isa. Però io non intendo questo con la mia domanda, so benissimo che ci sono tantissimi paesi dove non si riesce nemmeno a sopravvivere, ma la mia domanda è rivolta a Italia che hanno scelto liberamente di vivere altrove e in paesi dove si può vivere e non sopravvivere.
      Credo di essere stata abbastanza chiara. 😅

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      1. Forse non ho spiegato il motivo di questa domanda.
        L’ho fatta perché ho sentito dire che tanti italiani che vivono bene all’estero hanno nostalgia dell’Italia e vogliono tornare. Quello che voglio sapere è se vogliamo tornare anche con la situazione in cui siamo adesso.

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      2. Penso che la decisione di tornare o di restare (in Italia o nel Paese 2 che ci ha accolto) sia sempre molto personale e dettata dalle circostanze. Se uno fa le pulizie in Germania, dubito che le prospettive in Italia siano migliori, a meno che non abbia un lavoro migliore assicurato da un parente. Diverso è il caso di una persona con un lavoro da colletto bianco, o che ha figli. Qualcuno torna perché vuole che i figli siano anche italiani (non solo di passaporto), qualcuno perché si stanca di stare in giro e altri perché all’estero non hanno trovato quel che cercavano. È impossibile secondo me dare una risposta universale. Tanto lo sappiano tutti che il paese va sempre peggio, ma tutto sommato ci sono 60 milioni di persone che tirano avanti lo stesso.

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      3. Sì, il tuo pensiero non fa una grinza.
        Ma non sono certa che tutti i 60 milioni riusciranno a tirare avanti ancora per molto. Io, per esempio, se in autunno rimetteranno l’obbligo di greenpass per lavorare, io perderò il lavoro perché il mio scade l’11 ottobre e non intendo fare la quarta dose.

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