AMORE · Diritti d'autore · Opinione · qualche pezzo di me

C’è bisogno d’affetto

Nel mio girovagare tra boschi e colline, quando passo sul greto del torrente o in stradine di campagna raggiungibili dal paese, facilmente vedo persone sole che portano a spasso i proprio compagni a quattro zampe, cani ovviamente.
Fino a pochi anni fa queste persone erano generalmente anziane che, con la scusa di lasciare in libertà il loro amico facevano anche un po’ di movimento, oppure gente che girava in fretta e furia, giusto per adempiere al dovere quotidiano nei confronti dell’animale di casa.
Ora, che è permesso portare cani anche dentro i grandi centri commerciali, risulta ancor più evidente la presenza di un animale in tante dimore.

Ho notato, negli ultimi anni oltre ai sopracitati umani, tantissimi giovani e giovanissimi che, con grande e non celato amore, passeggiano e giocano con il loro amico fraterno.
Questi ragazzi hanno in comune con gli anziani lo sguardo carico di affetto verso il loro animale, anche se, nel caso dei giovani, certamente dietro ci sta una famiglia.
Ma, benché la famiglia esista, è assai evidente l’appartenenza dell’animale al singolo che lo accompagna.
Ossia l’animale non è un componente della famiglia, ma è l’amico e compagno amatissimo scelto personalmente dal giovane o dall’anziano.

Meditando su tutto ciò, il pensiero corre verso un’associazione di idee che mi portano a riflettere sul collegamento che c’è tra anziani e giovani così saldamente legati all’animale: c’è bisogno d’affetto.
Tanto affetto, non tra persone sole per scelta o per forza, ma anche tra chi ha una famiglia normale che magari supera il numero classico di tre componenti: padre madre e figlio.

Credo che, negli ultimi decenni, oltre a tutti i problemi legati alla situazione economica e politica, i singoli individui siano sempre più carenti d’affetto.
I motivi possono essere molteplici, vuoi l’impossibilità di stare vicini a causa della fretta, le difficoltà che la vita ci pone davanti, oppure anche per semplice distrazione riguardo i rapporti strettamente affettivi che si danno sempre per scontati quando la routine invade le nostre giornate.
A parte la complicata congiuntura planetaria che rende tutti più fragili e insicuri, i rapporti umani si stanno impoverendo sempre più.
Sbadati, frettolosi, preoccupati, complicati, demotivati, reprimendo sempre più emozioni e turbamenti diventiamo pressoché anaffettivi e, paradossalmente, sentiamo una profonda necessità di qualcuno da amare.

Il soggetto migliore cui possiamo aggrapparci, senza paura di essere in qualche modo feriti interiormente, è appunto un cane che compensa egregiamente quello che non troviamo nei nostri simili.

Sono consapevole, e credo che si manifesti in ogni mio scritto, di essere smodatamente affamata d’affetto e d’amore, ma gli unici esseri viventi che albergano sotto il mio tetto sono aracnidi di vario genere, insetti vacanti e, la notte quando vado a dormire, sono sempre cullata dalla discreta e silenziosa compagnia di acari e altre micropresenze che ognuno di noi porta addosso con abiti e suppellettili varie.
Ma dentro il cuore c’è sempre un gran desiderio d’amore.
E qui la rima baciata tra cuore e amore, è più che desiderata.

Gruppo di famiglia

35 pensieri riguardo “C’è bisogno d’affetto

  1. Te lo ricordi quando ai bambini regalavano un Tamagotchi? A mia figlia, che aveva in casa cane, gatti, criceti, canarino e acquario con pesciolini e in giardino tutti gli animaletti domestici che si trovano nelle nostre campagne, alcuni parenti regalarono anche un cane robot che non fu mai tenuto in considerazione dalla bimba che non capiva questo oggetto. C’è, oggi, una solitudine più profonda di quanto non si creda.

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  2. io… sono cresciuta tra cani e gatti…
    non riuscirei mai a vivere senza…
    l’amore che donano… a volte… è molto meglio… di quello degli esseri umani…
    ultimamente ho visto… che parecchia gente… preferisce loro… a fare dei figli… a diventare una famiglia…
    se uno ci pensa seriamente… può essere una bella e triste realtà… allo stesso tempo…
    un altro modo di voler bene…

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  3. Dalla mia parte, per quanto riguarda gli animali sfondi una porta che nemmeno c’è.
    Nato con cani e gatti in casa, cresciuto con cani e gatti in casa, sto invecchiando con cani e gatti in casa. Dopo la dipartita dell’ ultimo cane, sostenuto da un gatto che era la mia ombra, avevo deciso di fermare questa catena. Ho retto tre anni (non pensavo di avere tanta resistenza) e poi ne è capitato un altro (il “cane scemo” di cui parlo spesso, che poi non è davvero scemo, ma mi diverte pensarlo così).
    E da qui non si schioda. Mi auguro almeno altri 15 anni di strada insieme.

    Quanto invece all’ affetto (alla sua mancanza ed al suo conseguente bisogno) ho invece una teoria un po’ stramba, una delle mie diciamo.
    E’ una cosa che ho cominciato a notare una ventina d’anni fa e che è cresciuta in maniera esponenziale, guarda caso con il maggior diffondersi dei c.d. “social network”. Si capisce già dove vado a parare ?
    Secondo me siamo (come esseri umani) intrinsecamente dotati di una capacità affettiva limitata.
    Partiamo dal caso limite di una persona che viva completamente da sola (senza neanche un animale). Questa persona “utilizzerà” tutto l’affetto di cui è capace verso se’ stessa. Egoismo allo stato puro (una situazione patologica, difficilmente realizzabile, ma è un caso di studio)… se ne può anche morire.
    Aumentiamo gradualmente le persone che fanno parte della vita del soggetto in questione: aggiungiamo dei genitori, un compagno/a, uno o più figli, degli animali domestici, degli amici, altri parenti di vario grado e così via. Assumendo che la quantità di “affetto” erogabile sia sempre la stessa, questa ovviamente andrà divisa per tutte le persone che fanno parte della vita del soggetto. A qualcuno ne andrà di più a qualcuno meno, a qualcun altro poco, e qualcuno ancora rimarrà senza. Il tutto variabile nel tempo a seconda delle circostanze, ma il totale resta sempre quello: se dai più a qualcuno, toglierai a qualcun altro.
    Sarebbe più giusto parlare di “attenzione”, ma in fondo l’affetto cos’è se non “attenzione” verso qualcuno, verso i suoi bisogni, verso i suoi richiami ? Chiamalo “cura”, chiamalo “attenzione”, chiamalo “affetto”, per me sono sinonimi. Poi c’è l’ amore, ma quello esula dal discorso. Rimaniamo su un piano razionale.

    OK, compreso il meccanismo, arriviamo al sodo e veniamo ai nostri tempi. Io non sono assolutamente contrario alla Rete, ai Social e a tutti gli annessi e connessi: credo siano cose bellissime e d’altra parte se così non fosse per esempio non sarei qui a fare due palle così a te e ai tuoi lettori con le mie dissertazioni. Ma siccome mi piace dissertare, ritengo tutto ciò molto buono.
    Però, cosa succede ? Succede che le nostre conoscenze si moltiplicano, e non di poco. Il ritmo è esponenziale, ed è un fenomeno del tutto naturale e proprio della Rete. Parti da uno, segui un link, da quello ne segui altri tre, poi nove e via così. Non ti fermi da tutti, ma nel giro di pochi giorni hai una comitiva. Virtuale ma ce l’hai. E qui sto parlando di un’ esperienza social 2.0 (quella da Blog o da Forum) che ormai è più che superata. Se cominciamo con Facebook o con tutte le altre cose che esistono oggi, la velocità si moltiplica e la comitiva diventa incontrollabile.

    Tutto questo “virtuale”, anche se buono e giusto, “ruba” affetto (attenzione, cura) al “reale”. Ne ruba poco, perchè il reale è forte, ma erode comunque la nostra riserva.

    Facciamo il caso nostro: io ti leggo (volentieri), ti commento (volentieri e tuo malgrado 😉 ) e tu fai lo stesso con me. Ci stiamo dando “attenzione” e (secondo quanto detto sopra) stiamo usando reciprocamente il nostro affetto. E’ una cosa bella, non si discute, ma partendo dal presupposto iniziale (scorte limitate), lo stiamo togliendo a qualcun altro.

    Il problema dove sorge ? Noi siamo comunque adulti formati. Questa roba l’ abbiamo vista nascere e crescere, sappiamo distinguere e sappiamo regolarci. Ma pensa ai “nativi digitali”, i ragazzi che oggi hanno 10, 15, 18 anni, gente che è nata con lo smartphone in mano e che ha sostituito il “muretto” con un gruppo whatsapp (spesso con l’ inconsapevole ma colposa partecipazione dei genitori). Loro fanno presto ad esaurire le scorte di affetto, hanno migliaia di “amici” e spesso non si accorgono che l’affetto lo stanno sprecando, letteralmente. E la cosa è incrociata, perchè anche i loro “amici” hanno lo stesso problema, e quando poi accade che l’affetto serva davvero (non solo faccine, cuoricini e TVTTB) va a finire che non lo trovano. E lì, si prendono un cane.

    Azz. Facevo prima a fare un post… 😉

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      1. “ero” io… la foto è (mi pare) del 2007, quel particolare gattino è sparito (non so dove sia finito) e quel particolare cane riposa da un bel po’ nell’ angolo dedicato del giardino assieme al cane che l’ha seguito e all’ altro gattino che mi ha tenuto compagnia in attesa dell’ attuale “cane scemo” (che poi è quello che già ti avevo mostrato in immagine attuale).
        La chitarra mi accompagna da un bel po’… ultimamente se ne resta parecchio nella custodia, di tanto in tanto la ritiro fuori per non perdere del tutto la capacità, ma non ho più i calli sulle punte delle dita e se suono per più di mezz ‘ora fa male. Fa parte di quelle arti “imparate e messe da parte”.

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      2. Casa mia non è grande, ma al centro della stanza principale, rubando spazio vitale, c’è una batteria… sta lì da tempo immemore, intoccabile dato che è dominio della mia consorte. Ottima per scaricare la tensione. 😀

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    1. Sono d’accordo con te che i nativi digitali siano, purtroppo, distolti in gran parte da ciò che è reale. Vedi gli adolescenti che se ne stanno tutto il giorno nella loro camera, con il cappuccio della felpa in testa attaccati al telefono.
      Il loro mondo è quello e conta più del tangibile.
      La cosa è molto preoccupante perché non sappiamo che c osa sapranno fare fuori da lì.

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    2. Certamente noi che abbiamo visto nascere tutti questi mezzi di comunicazione, siamo un po’ più protetti. Però vedo anche tanti adulti che vivono appesi al cellulare. Le amiche che frequento di più hanno l’orologio al polso, che non è più un orologio, ma un’appendice del telefono e ogni trenta secondi lo guardano. Tu non hai idea di come mi viene il nervoso quando siamo insieme.

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    3. L’affetto io l’ho sempre riservato magigormente agli animali.
      Sono figlia unica, ho perso mio padre giovane, sono stata sposata per poco tempo, non ho figli e ho cambiato almeno una trentina di fidanzati. Io soffro tantissimo la mancanza d’affetto, nonostante sia stata molto amata. Però non era l’amore che volevo sentire.

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      1. Figlio unico anche io, figli zero anche io. Per il resto “agli antipodi”: tre donne in tutta la vita, due di queste brevi esperienze, una per sempre. Persi e ritrovati, ci conosciamo da 40 anni, siamo insieme da 30. Ho “cambiato vita” un numero imprecisato di volte, ma sotto certi aspetti sono un macigno. 😉

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    4. Comunque io credo di essere un caso particolare perché le sperienze negative dei miei primi 20 anni di vita, mi hanno fatto diventare molto diffidente dei confronti degli umani.

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  4. Il mio primo amatissimo gattino (piango ancora la sua scomparsa) adorava uscire con il guinzaglietto, proprio come un cagnolino.
    In zona tutti lo conoscevano, ed i bimbi lo adoravano, anche perché era davvero un caso unico e raro.

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  5. Articolo molto profondo e veritiero. Gli animali ci accettano e ci amano senza condizioni e sappiamo che nei loro occhi e nei loro atteggiamenti non si cela alcuna bugia, alcuna finzione.. in qualche modo sappiamo di poterci fidare. Con gli umani purtroppo non è così. E forse, mai come adesso, siamo talmente fragili da aver bisogno di aprire il nostro cuore a chi è in gradi di ricambiare il nostro amore..

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  6. Mia moglie mi convinse a prendere un cagnolino… il risultato che la mia vita è cambiata ed i viaggi o banalmente le gite fuori porta sono diminuiti anche per quello, oltre che per motivi economici. Io di questa situazione ne soffro molto, motivo per il quale non l’avrei mai preso. Notare che perlopiù lo porto fuori io e che lui è morbosamente attaccato a me. Nel frattempo abbiamo avuto un bimbo. Ora, quando ci muoviamo tutto è più difficile, perché dobbiamo portarcelo dietro. Non abbiamo nessuno a cui lasciarlo, ma la verità è… che non ci va proprio di lasciarlo!

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