LETTURE · LIBRI

Una bella prefazione

Oggi offro la degustazione di una prelibatezza letteraria scritta in esclusiva per me da un amico.
Si tratta della prefazione che apre il mio libro “Evaporata: blog di una donna senza segreti”, vergata con arguzia ed ironia da Stelio Vascotto, che potete trovare in versione blogger sul sito “My3Place”.

 Prefazione del libro “Evaporata: blog di una donna senza segreti”

“Che mi venisse un colpo… Keynes aveva ragione!

Quel mattino la mia utilitaria, con la solita calma, mi stava trasportando verso le doverose mansioni lavorative quando, facendosi largo tra fruscii e interferenze, dagli altoparlanti dell’autoradio uscii la citazione di una frase di John Maynard Keynes: L´inevitabile non accade mai, l´inatteso sempre”.

Mi piacque assai e, nello spazio temporale tra un lentissimo autoarticolato ungherese tallonato da un caracollante camper ondivago, cercai di memorizzarla. Ancora non sapevo che non di citazione si trattava bensì di una profezia.

A metà mattina l’inatteso puntualmente accadde, prendendo la forma di un messaggio di posta elettronica da Evaporata la quale mi invitava a stendere la prefazione di questo libro. Fortunatamente ero già seduto.

Superato lo smarrimento iniziale chiesi lumi a Evaporata, invitandola a riflettere meglio sul rischio che si apprestava a correre. Non ci fu niente da fare, e allora eccomi qua, con l’ingrato compito di tradire la sua fiducia (ma se l’è cercata…).

Una prefazione deve essere chiara e ben strutturata, simile a un percorso che conduce il lettore per mano e lo prepara alla comprensione del testo e di ciò che l’autore vuole trasmettere, così ho pensato bene di cominciare a caso.

Ciò che il lettore troverà nelle pagine seguenti è una raccolta di testi che l’autrice, tramite MySpace, ha dato in pasto alla comunità degli internauti tra il 2008 e il 2010.

MySpace, chi era costui?

Non avendo idea di quanto il lettore sappia delle faccende di Internet, azzarderei una succinta descrizione di questa comunità virtuale, o rete sociale che dir si voglia.

Intanto “virtuale” un corno! Il fatto che le parole viaggino come pacchetti di uni e di zeri ingolfando autostrade di vetro, per poi riapparire come per magia su un pannello luminescente, non significa che dietro ogni frase non ci sia il sangue e il sudore della persona che l’ha prima pensata e poi scritta.

Prima di essere suicidato, MySpace è stato il luogo di incontro di anime inquiete, finalmente libere dalla schiavitù della tridimensionalità e disposte a connettersi per creare una rete di relazioni sociali mai vista prima.

Ogni utente disponeva di un suo spazio “personalizzabile”, non so se avete presente la cameretta di un adolescente con le pareti tappezzate di sogni, idoli e ricordi. Nel calore rassicurante di questo nido si mantenevano i contatti con gli “amici” e ogni tanto capitava di buttare giù qualche pensiero profondo.

Evaporata rappresenta un caso emblematico (oops, stavo per scrivere clinico) in quanto ha sempre saputo trasporre nei suoi articoli la sincerità e l’intimità che abitualmente si riserva a un vero amico.

Ancora non mi spiego quale oscuro processo psicoelettronico spinga delle persone, magari timide e ritrose, a degli outing più o meno realistici, comunque sempre clamorosi, talvolta meravigliosamente sorprendenti.

Proprio in questo ultimo termine sta la peculiarità dei racconti di Evaporata, sarebbe meglio dire dei messaggi in bottiglia della superstite di un naufragio. L’inatteso torna a colpire, come sempre.

Ogni volta che sullo schermo appariva la scritta “Evaporata ha aggiunto un nuovo post al blog” si era certi dell’assoluta originalità di ciò che ci si apprestava a leggere.

Ma di cosa vado cianciando? Sarebbe anche ora che faccia il mio dovere e che vi parli di questo libro!

Innanzitutto: chi è Evaporata?

Eliminiamo subito la prima risposta facile facile che salta alla mente in quanto sarebbe riduttivo definirla solamente una scrittrice, una pur colta assemblatrice di suggestioni.

“mi sento uno scrittore che racconta la vita di qualcuno che non esiste.

 Quel “qualcuno” sono IO”.

Più che dell’irreale, lei scrive dell’infondato, ribaltando l’accezione negativa che appiccichiamo a ciò che è preteso o addirittura assente; il risultato appare talvolta lunare anche ai suoi occhi:

“Ho scritto migliaia di parole nel silenzio di questi giorni,

nessuna s’è fermata per diventare leggibile”.

L’immagine che ho di lei è quella di una pietra preziosa che rimanda, riflette, rifrange i raggi luminosi, una gemma dalle mille sfaccettature le quali frammentano e moltiplicano la nostra rassicurante visione delle cose, traendone sprazzi di una lucidità tagliente.

Proprio la sua natura cristallina ne impedisce una definizione certa, anisotropa, e lei è la prima a dolersene. Magari i desideri e le paure che la abitano sono gli stessi della maggior parte degli umani, però in lei trovano la via di una rappresentazione imprevista: “Sputo i giorni come fossero fastidiosi noccioli di ciliegia per farli passare in fretta, consapevole che ad ogni nocciolo eliminato la vita s’accorcia…

…Non so quanti noccioli dovrò sputare ancora, e non so nemmeno se basteranno per arrivare ad una ipotetica meta.

Per fortuna le ciliegie mi piacciono.”

Ogni tanto questo cristallo scurisce e si muta in un giaietto impenetrabile, uno specchio nel quale vediamo riflesso ciò che di noi preferiremmo ignorare:

“Non è una novità.

Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine.

A nessuno frega niente.

Lo so!

Ci preoccupiamo soltanto ed eventualmente quando un fatto ci tocca direttamente.”

Il più delle volte il testo è una caccia al tesoro, una serie di indizi che dovrebbero condurre al riconoscimento di sé e dei confini del suo (e nostro) essere e alla comprensione del ruolo che le faccende della vita ci assegnano. Per nostra fortuna  Evaporata, essendo indiscutibilmente femmina, con un sorriso inaspettato fa nascere il sospetto che si stia prendendo gioco di noi, solo un poco però: 

“Come sempre sono schietta, sincera e non temo di mostrare i miei “segreti”.

Ovviamente tutto quanto sopra può essere rinnegato dal fatto che “potrei” essere una grande mentitrice.”

Come recita correttamente il titolo di questo libro: una donna senza segreti, perché lei stessa è un segreto insondabile.

La parola libro mi riporta all’ordine, alla mia mansione di Scout incaricato di aprire una pista per il lettore che mi incalza.

La narrazione, nonostante Evaporata tenti in tutti i modi di sfuggire a ogni stucchevole classificazione, è abbastanza naïve, colloquiale, veloce, come del resto il medium al quale lei si è fiduciosamente affidata; più dello stile lei ama usare lo stiletto.

“E non “scriviamo difficile”

Tanto si capisce ugualmente se chi scrive ha qualcosa da dire”.

Il lettore non vada cercando numi tutelari, illustri progenitori e radici letterarie, e non perché non ve ne siano ma perché essi sono incidentali e non significativi. Quello che si appresta a leggere è un rapporto epistolare tra l’autrice e un interlocutore polimorfo, ambiguo e indistinto, il quale non risponde mai in maniera biunivoca e si limita a commenti di vari tenore e natura.

Un tempo lo scrittore tracciava le sue trame sulla carta, chi lentamente e chi furiosamente. Poi egli rileggeva il frutto delle sue fatiche, ne pesava il contenuto, ne valutava la fattura e infine decideva se dare tutto alle fiamme oppure alle stampe.

Con Internet tutto è più immediato, più spontaneo e più rischioso; poco manca che il lettore sbirci al di sopra la spalla dell’autore all’opera.

Per questo motivo non sono possibili confronti e riferimenti: essi non sono né attuali e né attuabili, anche se, per quel poco che ne capisco di letteratura, sospetto un inconfessato amore per Buzzati e Marquez (ma chi non li ama?).

Il lettore si domanderà allora perché dovrebbe leggere questo libro e quale sia il suo valore.

Ebbene, dipende dal lettore.

Se egli non ha dimestichezza con Internet, i Blog, i Post, i Kudos e tutti quei termini della neolingua informatica, potrà scoprire che in un mondo per lui criptico e alieno possono nascere e prosperare le belle parole, pari a quelle che per secoli hanno affollato i suoi amatissimi libri, dal preziosissimo in folio al tascabile da edicola.

Ciò che è ora un arbusto domestico, familiare e rassicurante, fatto di carta e inchiostro, un tempo è stato un cespuglio selvatico, spinoso, infestante, incontrollabile, ma i frutti sono rimasti gli stessi di allora, genuini e succosi, qualche volta un po’ asprigni, ma comunque corroboranti. Un domani, passando di sfuggita dinnanzi a un monitor acceso, potrebbe magari capitagli l’uzzolo di dare una sbirciatina, tanto per vedere se gli capita di trovare qualche fragolina di bosco, delle more selvatiche, qualche artista che, con fatica degna di Sisifo, tenta di fare capolino tra i funghi velenosi e l’erba matta.

Au contraire, l’internauta consumato, assiduo frequentatore di Blog, commentatore incallito e condivisore impenitente, potrebbe pregiudizialmente giudicare con sufficienza queste pagine.

Errore imperdonabile.

Credete a me, uno che i post di Evaporata li ha già letti tutti quando gravitavamo entrambi nell’orbita di MySpace: sulla carta stampata fanno tutto un altro effetto, come se fossero nuovi di zecca, e non è piaggeria ma unicamente il resoconto di una diversa sensazione.

Lo schermo del computer è oggi una finestra sul mondo, dicono, anche se a me talvolta sembra un oblò del Titanic, ma questo è un altro discorso…

Siamo ammaliati da questo mondo a tratti magico, ma esso è forse troppo vasto per fermarsi ad ammirarlo quanto meriterebbe, e così, con un clic, cambiamo mondo, pianeta, universo.

Un post, per quanto sensazionale, è comunque effimero. La sua esistenza si spegne con l’eco dell’ultimo commento, presto sovrastato dal fragore del post successivo, e così via, come onde che si infrangono sulla riva.

Scorrendo un testo sullo schermo si è attirati dall’immediatezza comunicativa, dalla possibilità di interloquire, apprezzare e criticare; si gode nella condivisione praticamente istantanea di un’espressione artistica e culturale. E’ un po’ come stare al solito bar dove gli amici vanno e vengono e, ogni tanto, qualcuno di loro racconta una storia interessante, e poi, e poi si va tutti a casa.

La pagina stampata è una situazione diversa, affascinante e problematica allo stesso tempo, come un tête-à-tête in un accogliente salottino di vimini, con Evaporata che sorseggia un delicato Darjeeling fumante (in inverno), oppure spiana una montagna di gelato al cioccolato (in estate), e voi non sapete che pesci prendere quando lei si diverte a scioccarvi con anatemi terribili oppure con privatissimi dettagli della sua vita: una graticola indimenticabile.

Proprio in questo ultimo temine sta la chiave del libro, la giustificazione per questo consumo di cellulosa e pigmenti.

Certe storie val la pena di raccontarle, di scriverle affinché restino, anche se, a volte, è pura sofferenza il solo ricordo di ciò che si sta per trasporre in parole. Per questo motivo esse non meritano di sparire con un clic ed è giusto che vivano, mai addomesticate completamente, oltre il loro semplice suono, altrimenti “tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.” (Blade Runner).

Ecco, finalmente considero esaurito il mio compito, quello di portare fuori strada il lettore. Ora sta a lui smarrirsi definitivamente in questo labirinto di storie, seguendo la traccia del filo di Evaporata che, contrariamente a quello di Arianna, non conduce all’uscita, una noiosa, prevedibile e banalissima uscita, bensì ci trattiene all’interno di questo enigmatico percorso dove L´inevitabile non accade mai, l´inatteso sempre”.

 STELIO VASCOTTO

E grazie ancora un volta a Stelio che mi ha regalato così tanto riguardo da convincermi che potrei acquistare il mio libro solo per leggere la prefazione. 🙂

Immagine esclusiva ideata da Rossana per Evaporata

 

5 risposte a "Una bella prefazione"

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