Opinione · qualche pezzo di me

La mia prima volta

La prima volta che ho avuto un rapporto completo ricordo con chi è stato ma non com’è stato.
Non me ne fregava niente, come espletare una pratica obbligatoria niente di più. Tanto mancava solo il rapporto completo, tutto il resto me lo avevano insegnato da piccola.

Ma non di questa “prima volta” intendo disquisire.
Oggi ho voglia di raccontare la prima ed unica volta in cui ho chiesto un favore ad una persona importante che bazzicava ambienti altolocati.
E’ successo nel 2004 e l’ho fatto per salvare la vita a mia madre.
Lei aveva un grave problema di deambulazione e necessitava urgentemente di un intervento per mettere la protesi all’anca sinistra.
Operazione ormai di semplice e ordinaria amministrazione, ma per lei era più complicato poiché essendo cardiopatica i medici che l’avevano visitata rifiutavano l’intervento per l’elevato rischio di perdere la paziente: 80 possibilità su cento di morte durante l’operazione quindi nessuno voleva prendersi la responsabilità.
Lei d’altronde non aveva vie d’uscita, ormai non camminava più, vivendo sola in una città diversa dalla mia doveva farsi accudire da varie badanti che però non poteva permettersi con i suoi 530 € mensili di pensione.
Essendo pure io sola e senza parenti dovevo contare unicamente sulle mie forze per darle aiuto, ma non potevo abbandonare il lavoro né trasferirmi da lei per motivi logistici.
Chiesi l’assegnazione dell’indennità di accompagnamento, le diedero il 100% d’invalidità e quindi la cifra di 600 € mensili oltre la sua pensione.
Così riuscimmo a tirare avanti un po’ pagando personale che l’accudiva a domicilio. Di trasferirla in una struttura per anziani manco parlarne poiché i costi per noi erano proibitivi e lei voleva restare a casa sua perché aveva i gatti che amava tanto a cui non voleva rinunciare.
Era in ogni caso necessario l’intervento perché nelle condizioni in cui si trovava avrebbe resistito pochi mesi e poi sarebbe morta.
Mi supplicò di trovare il modo per riportarla in piedi e poter camminare affermando che preferiva morire piuttosto che vivere in quella maniera, era quindi disposta a correre qualunque rischio pur di togliersi da quella situazione.
Io la capivo perché è sempre stata una donna molto attiva e l’infermità la stava uccidendo anche moralmente e psichicamente.
Una volta accertatami della sua ferma volontà di rischiare, iniziai una lunga via crucis tra medici e ospedali vari, ma ottenni solo rifiuti.
La situazione peggiorava ogni giorno e io vedevo mia madre languire nella disperazione.
Decisi pertanto di approfittare della mia posizione professionale per chiedere al primario di un ospedale il favore di operarla.
Lui acconsentì, l’operazione andò bene e in capo a cinque mesi dopo convalescenza e riabilitazioni varie mia madre riprese a camminare riuscendo anche ad uscire a svagarsi un po’.

Ovviamente, nonostante l’età e la non più florida forma le venne immediatamente revocata l’indennità di accompagnamento e quindi tornò a vivere con in suoi 500 miseri € mensili, ma non poteva più rinunciare all’aiuto di personale specializzato che la seguiva in casa.
Per fortuna all’epoca lavoravo tanto, diciamo che vivevo per lavorare quindi potei permettermi di aiutarla e di farle trascorrere gli ultimi anni di vita in modo decente.
Morì nel 2009 il primo giorno di primavera, in un modo assai banale.
Una varice nella gamba operata scoppiò e lei si dissanguò in attesa dei soccorsi che arrivarono tre quarti d’ora dopo la richiesta.
Quando entrai in casa la vidi stesa sul pavimento della cucina in mezzo a una pozza di sangue talmente grande che pareva di essere in un mattatoio di maiali, i paramedici sopra di lei che tentavano di rianimarla.
Il cuore riprese a battere, ma il suo cervello era rimasto per oltre un’ora senza ossigeno perciò passò dal coma alla morte in poche ore.

Devo riconoscere in tutta onestà: per fortuna sua e mia, perché se si fosse salvata avrebbe passato i resto dei suoi giorni in stato vegetativo collegata alle macchine. L’unica consolazione mi fu data dalla vicina di casa che era con lei in quel momento e mi disse che svenne dopo pochissimi secondi dall’inizio dell’emorragia, insieme a un senso di impotenza quando il medico riferì che sarebbe bastato porre una moneta sulla ferita e premere forte per bloccare la perdita di sangue.
Ma sfido chiunque, non preparato, a mantenere la freddezza, capire che cosa stava succedendo e provvedere col primo soccorso immediato.
Pura utopia, soprattutto quando il sangue viene sparato fuori e non si riesce più a vedere da dove arriva.
Comunque anche lei, come mio padre, non si accorse di morire.
L’unica benevolenza celeste ricevuta da entrambi, e il pensiero di averle dato gli ultimi anni relativamente sereni grazie a quell’aiuto chiesto in ginocchio ad una persona importante mi rincuorava, nonostante la perdita. Ed eccomi all’attualità.

Da qualche anno mi trovo in difficoltà a causa della crisi che ha toccato anche il settore in cui lavoravo, nel mio caso comunque non è stata solo la crisi a farmi perdere il lavoro ma anche l’empia inettitudine di persone dalle quali purtroppo dipendeva la mia sorte.
Anche adesso potrei avvalermi dell’appoggio di persone altolocate per ottenere appoggi e recuperare la mia situazione, però evito poiché detesto chiedere favori, l’ho fatto quella volta e solo perché c’era in ballo la vita di mia madre, ma non intendo rifarlo per vari motivi e, in ogni caso, con certa gente preferisco evitare il dovere di riconoscenza, non per orgoglio ma per principio di appartenenza morale. Loro chiedono sempre qualcosa in cambio.
Ho comunque qualità connaturate dalla mia parte: sono sana più di un pesce, ho un fisico esile ma più forte delle navi da combattimento bruciate al largo dei bastioni di Orione, conosco i miei limiti e le mie capacità e so valutarle, sono sufficientemente egocentrica da conoscere l’entità della mia intelligenza, non ho nulla da nascondere. Purtroppo la mia mente se ne va spesso per i fatti suoi e faccio molta fatica a tenerla collegata alla parter umana.

21 risposte a "La mia prima volta"

  1. Tu hai visto tua madre in una pozza di sangue ma lei è morta subito dopo. Io l’ho visto diventare cadavere in un mese. Cadavere irriconoscibile, mangiato da un tumore non diagnosticato in tempo da medici ignoranti e creduto mal di spalle, quando era invece già sparso per i polmoni. Vedere mio padre soffrire in quel modo, vederlo non più se stesso ma già morto. Non lo auguro a nessuno.
    Mia madre non volle più entrare in quella stanza e non volle andare più in quella casa. Mio padre da giovane aveva lavorato con l’amianto prima di chiudersi in un laboratorio chimico, e anni fa gli avevano fatto un unico controllo con esito negativo. Lui era tranquillo e non si sarebbe mai immaginato di fare quella fiine. Aveva lavorato per 40 anni senza mai un’assenza, senza mai lamentarsi, onesto e sempre con le mani impegnate in qualcosa. Non si meritava di morire in quel modo. Nessun risarcimento da parte di nessuno. Ma neanche li ho chiesti perchè so come funziona la giustizia italiana. Anche se mi avessero riempito di soldi mio padre non sarebbe più tornato indietro. La rabbia la tengo sotto sale bene io, la butto in mezzo ai colori, mi ci sguazzo le dita.
    Mio padre conosceva Camilleri. Anche tutti i miei amici di paese. Lui veniva ogni estate e stava al bar, persona sempre gentile e affabile. Il mio migliore amico di allora mi disse che se volevo la “spiintarella” da lui l’avrei potuta avere. Ma io dissi di no. Non ho mai chiesto a nessuno e infatti adesso sono qui a scrivere a te, dopo aver abbandonato la mia brillante carriera londinese per colpa di un amore sbagliato. Ma si sa, da giovani si fanno sciocchezze, si crede troppo nei sentimenti, non si capiscono le conseguenze di certe azioni.
    Ho detto di no a Baricco, a Lucarelli, a tutte le grandi case editrici che volevano assorbirmi tramite la scuola Holden ( dove vinsi uno stage) ma io scappai subito da quel posto. Progettare libri a tavolino non faceva per me.
    Mi dispiace per la tua situazione economica. Non ho agganci di nessun tipo nel mondo letterario. Ho solo i miei piccoli editori che nemmeno mi hanno detto mai grazie per averli riempiti di soldi senza avermi dato nessun centesimo di quello che mi spetterebbe. Ma in Italia è così, per questo sto per andarmene. Mi manca la mia vita altrove. Qui lo sapevo che sarebbe finita così. Ogni profeta è disprezzato nella sua terra.

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    1. Vedo che anche tu hai una lunga storia di tribolazioni. Vedere un genitore consumarsi in sofferenze atroci dev’essere devastante, soprattutto sapendo di essere impotenti. Conosco la scuola Holden, non mi sono mai avvicinata perché puzzava troppo di business. Fai bene ad andartene all’estero, ormai in Italia non c’è più niente per la gente onesta.

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      1. Nella mia ingenuità di ragazzetta feci un concorso letterario, l’unico, e mi chiamarono, mi vollero là a Torino e mi pagarono tutto. Io ero al sud ancora ed ero curiosa, non conoscevo il mondo dell’INDUSTRIA DEL LIBRO. Dopo due giorni là dentro me ne tornai. Gli altri rimasero tutti e fecero il corso ed ebbero contratti coi grandi editori e prefazioni di grandi scrittori e i libri stanno nelle librerie.
        Io iniziai a distruggere le mie cose. Stetti un periodo senza piu scrivere.

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  2. Poverina tua mamma… Ma sono d’accordo, è andata meglio così, una volta successo il fatto, che se avesse dovuto passare altro tempo in ospedale… Ma immagino che brutto sia stato 😦 almeno grazie a te ha vissuto il suo ultimo periodo come voleva 💙

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  3. Vai Nadia che sei forte! Certo che però è stata proprio una via crucis😢😢😢. Mi ha fatto una certa impressione la storia della tua mamma….
    e comunque capisco bene il non voler chiedere favori per sé stessi……

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    1. Anche la sua vita è stata molto difficile, di gioie ne ha avute proprio poche. L’unica grazie è stata la morte fulminea, anche se lei avrebbe voluto vivere ancora un po’…

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  4. Quanto mi dà fastidio chiedere favori e raramente è capitato senza neanche grandi risultati, però veniamo al discorso dei cardiopatici e anestesia. A mia cognata hanno detto per anni che non poteva farne a causa di una cardiopatia, finché non è rimasta bloccata per coxartrosi. Nessuno la voleva operare, perciò si è rivolta a un medico che l’ha fatto a pagamento. Ma di più: due anni dopo è stata operata per fratture multiple a un braccio e, per complicazioni varie, è stata rioperata nel giro di una settimana, più o meno, altre quattro volte. Alla faccia della cardiopatia.

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  5. Quel favore sarà stato sicuramente il regalo più bello per lei che abbia potuto farle, in merito ai favori, concordo con la tua teoria, però, pero’, delle volte mi viene da pensare che se qualcuno mi avesse aiutato, non sarei proprio in questa situazione, ma va beh, con ciò non sto a lamentarmi, assolutamente, ma qualcosa di diverso, l’avrei gradita 😘

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