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Gnicco gnicco cri cri il folletto di Natale

Una sera vicino a Natale di tanti anni fa io e la favolosa Mel eravamo insieme sul divano a leggere quando, nel silenzio dicembrino, un rumore destò la nostra attenzione: “gnicco gnicco cri cri gnicco gnicco cri cri”.

La mia Mel

Mel mosse lievemente le orecchie e tornò a farsi i sogni suoi ma io, non riuscendo a capire la provenienza del suono, andai a controllare porte e finestre per accertarmi che fossero ben chiuse. Era tutto tranquillo perciò tornai a immergermi nei fatti miei. Non sono fifona pertanto, una volta capito che nessun malintenzionato voleva entrare in casa, per me poteva pure essere lo spirito dell’Abate Faria che scavava la galleria, che non me ne poteva fregar di meno, di topi campagnoli nessuna traccia poiché ero riuscita a sbattere fuori vivo e vegeto l’ultimo che mi aveva regalato Mel, e lui si sarebbe ben guardato dal tornare dalle nostre parti, quindi dimenticai l’esistenza del rumore. Ma, nei giorni successivi, si manifestò nuovamente senza orari o situazioni specifiche, in momenti del tutto casuali, lo sentivo ma non riuscivo proprio a dargli una collocazione precisa; abitavo in un bilocale di piccolissime dimensioni perciò, a parte il bagno, tutta la casa sembrava infarcita di “gnicco gnicco cri cri” intercalato saltuariamente da qualche “zico zico rasp rasp”. Era un rumore simpatico intendiamoci, però cominciava a disturbare un po’ troppo le mie immersioni mentali quindi mi impegnai a cercarne la provenienza per chiedergli di essere più discreto. Per non buttar via tempo pensai a che cosa era cambiato in casa negli ultimi giorni e subito mi cadde l’occhio sul presepe, unico nuovo ospite entrato come regalo di un mio exissimo fidanzato, era di legno fatto a mano dal suo defunto padre. C’era la Sacra Famiglia, bue e asinello, i Re Magi e un paio di pastori con pecorelle, tutti dentro una capanna disposti come la classica immagine che conosciamo. Una composizione minimale e graziosa posta vicino all’albero, anch’esso di piccole dimensioni. Provai ad avvicinarmi tendendo bene l’orecchio, ma nessun rumore proveniva da lì, anzi non c’era proprio alcun rumore da quelle parti. Vabbè, vorrà dire che mi attiverò quando tornerà, dissi tra me e Mel.
Dopo un paio d’ore rieccolo “gnicco gnicco cri cri”, subito balzai in piedi e pistai per tutta la casa, ma immediatamente gnicco zittì. Tornai a sedere e dopo qualche minuto gnicco tornò, capii che dovevo cercarlo senza far vibrare il pavimento perché lui, avvertendo i miei movimenti, stoppava subito. Quindi il furbetto temeva di essere ospite clandestino, probabilmente inopportuno. Iniziò una piccola sfida a “far finta che non ti sento ma prima o poi ti becco”, e mi comportai di conseguenza, muovendomi per casa tranquilla evitando il passo da caccia grossa. Gnicco, ormai era questo il suo nome, si fece sentire ad intermittenza ed io continuai ad ignorarlo. Il giorno successivo, mentre stavo immobile davanti alla finestra ad osservare le mie colline, sentii forte e chiaro Gnicco al lavoro, localizzai subito la sua postazione poiché questa volta la provenienza era precisa: il presepe a pochi centimetri da me.
Allora sei dentro il presepe – dissi – questa volta sono certa di non sbagliarmi, sei invisibile e magari anche fantasmino, ma io sono ospitale perciò parliamone e nessuno si farà male.
Niente, lui taceva, a quel punto presi in mano il presepe, lo misi sul tavolo e lo scrutai con la massima attenzione. Era tutto apparentemente immobile, Sacra Famiglia, Magi, pecore e pastori al loro posto, idem per bue e asinello ma…notai in particolare microscopico che non riuscivo a capire che cosa fosse. Presi la lente d’ingrandimento e finalmente riuscii a vedere di che cosa si trattava: microsegatura! Segatura impalpabile come fecola di patate.
Avevo scovato l’intruso era un tarlo del legno.
Va bene dai, fatti pure sentire, non ho alcuna intenzione di sfrattarti, ti chiedo solo di lasciarmi il presepe sino a Natale.
Ciao, rispose lui, sono Carlo il tarlo e vengo in pace, mi trovo qui casualmente. Prima di essere trasformato in presepe questo legno era il vecchio mobile dove abitavo, poi c’è stata questa rivoluzione ma io mi adatto facilmente, perciò eccomi qua. Disturbo?
No, no, non disturbi affatto, evita soltanto le abbuffate notturne, oltre ad essere poco salutari disturbano il mio sonno che è già precario e molto fragile.
Così Carlo il tarlo trascorse tutte le feste con noi, quando la polvere di legno si ammucchiava e cadeva in terra io la raccoglievo per evitare che i miei ospiti si accorgessero di lui e facessero domande imbarazzanti.


Finite le feste, evitai di impacchettare il presepe e lo riposi in un angolo tranquillo della cantina dimenticandomi di lui per il resto dell’anno. Quando tornai a cercarlo per il Natale successivo, trovai soltanto un mucchietto di segatura finissima, evidentemente Carlo lo aveva consumato durante le belle stagioni.
Ok Carlo, dissi mentre salivo le scale, questo Natale non avrò la tua compagnia.
Ma no, sentii la parole provenire dalla cantina del vicino, non preoccuparti ci sono ancora, mi sono traferito qui perché c’è un bel deposito di mobili vecchi e avrò da fare per qualche annetto, scendi quando vuoi a trovarmi così facciamo due chiacchiere mentre ci beviamo un tè, però non dire niente al signor Pitocchio altrimenti mi sbatte fuori.
Ciao Carlo, piacere di ritrovarti, tranquillo non dico niente a Pitocchio, mi sta pure antipatico!

😉

47 risposte a "Gnicco gnicco cri cri il folletto di Natale"

  1. Ma è bellissimo!! Gnicco 😂😂😂 me lo sono immaginato tutto l’anno a gniccare indisturbato xD
    Che meraviglia la micia 😍
    Bellissima la citazione del conte di Montecristo, il mio romanzo preferito *—*

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      1. Infatti ci conviviamo benissimo,solo che a volte fanno troppo casino! Soprattutto di notte. Pensa che abbiamo comprato la casa e tutto il podere a prezzo bassissimo proprio grazie a loro:nessuno voleva questa casa del ‘400 perché infestata! Tutti i precedenti proprietari sono scappati praticamente subito e l’hanno svenduta 😄 Io se non li sento mi preoccupo….

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  2. Bellissima storia. “zico zico rasp rasp” non si batte. Una domanda sorge spontanea però: Visto che il tarlo lo hai chiamato Carlo, se si fosse trattato di una termite, l’avresti chiamata Afrodite?

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  3. Che bella storia! E’ sempre molto piacevole leggere i tuoi racconti. 😀 Buon Natale, Nadia, tantissimi auguri, che questi siano per te giorni sereni, gioiosi e pieni di tranquillità e armonia. Che il Nuovo Anno ti porti tutto quello di cui hai bisogno, cara, anche un po’ di superfluo, che non guasta e che ti meriti. Tanti auguri anche a Carlo! Un abbraccio. ❤ ❤ ❤

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