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#NOSLOT! By Evaporata

Ho un amico cui tengo molto perché abbiamo fatto un bel pezzo di strada insieme.

E’ un uomo colto, intelligente, sensibile e altruista. Ha un carattere pacato, tranquillo, sempre sereno e pronto ad aiutare chi ha bisogno di lui, non ama ostentare né ricerca il lusso o la vita facile. Come me ama la natura e la vive facendo lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta, è sprovvisto di automobile perché non gliene frega niente e non ne ha necessità poiché si muove poco ed ha il lavoro vicino a casa. Qualche anno fa lo aveva perso causa inettitudine dell’imprenditore  ma, quasi immediatamente trovò un’altra occupazione, che ha tuttora, gli piace e lo gratifica, non arricchisce, ma permette di vivere decorosamente.

Insomma lui è quello che si può definire una “gran bella persona”.

Nel periodo di transizione tra un lavoro e l’altro mi chiese di aiutarlo per piccole difficoltà economiche, quindi non vedevo nulla di strano se, anche successivamente, ogni tanto si presentava a chiedere prestiti più o meno corposi dicendo che doveva ancora riprendersi da quel momento difficile.

Qualche anno fa seppi da conoscenti comuni che aveva vinto una discreta cifra al superenalotto (quarantamila euro). Ne fui felice, e pensai che finalmente avrebbe sistemato tutti i suoi debiti arretrati visto che acquistando un pc portatile per il quale mi aveva chiesto lumi, ne aveva regalato uno nuovo anche a me per ringraziarmi.

Purtroppo dopo pochi mesi, si ripresentò chiedendo ancora prestiti per nuove difficoltà economiche. Inizialmente pensai che doveva aiutare una donna con la quale aveva una relazione, poi seppi che lei s’era accasata con un altro, quindi cominciai a domandarmi da dove provenissero questi problemi visto che la sua vita era più che morigerata: casa e lavoro, nessun vizio tranne le sigarette, nessuna  frivolezza, le sue passioni libri e musica non erano fonte di sperpero poiché trovata sul web tutto ciò che desiderava.

Un giorno gli domandai se aveva crucci che non conoscevo, se potevo aiutarlo a superarli in qualche maniera. Lui negò, spiegandomi che si trovava in ristrettezze finanziarie a causa di vecchie tasse non pagate la cui cifra s’era gonfiata nel tempo e non gli permetteva di arrivare a fine mese pur avendo uno stipendio fisso. Quando obiettai che pensavo avesse sistemato tutto con la famosa vincita, lui si rammaricò dicendo che effettivamente qualche cosa era riuscito a risolvere, ma proprio in quel periodo s’erano verificate spese impreviste cui non voleva rinunciare:  regali di matrimonio ai nipoti, viaggi per raggiungere parenti lontani. Non potei biasimarlo per essersi concesso qualche piccola gioia visto che anch’egli vive solo e non ha famiglia.

Non sono una che s’impiccia degli affari altrui, e neppure faccio domande quando mi viene chiesto un favore: se posso e voglio lo concedo senza chiedere nulla, altrimenti diniego e taccio. Con la persona in questione però ero assai preoccupata poiché, non sapendo che cosa pensare, immaginavo brutture della peggior specie, persino una malattia che mi teneva nascosta.

Non lo vidi per qualche mese, perché non ci frequentavamo abitualmente, finché non si ammalò mia madre e lui mi dette una mano per assisterla durante la lunga degenza e l’ancor più lunga convalescenza. In quel periodo ci si vedeva spesso e, spesso, avendo lui più tempo libero faceva le mie veci per le necessità di mamma. Naturalmente gli rimborsavo tutte le spese oltre al disturbo poiché sapevo che era sempre squattrinato.

Dopo la morte di mia madre tutto tornò alla normalità e quindi ci si vedeva solo occasionalmente o, ancora, per piccolissimi prestiti, assai più contenuti dei precedenti. Io non chiedevo nulla ma un giorno lo vidi uscire dal retro di un piccolo bar del paese nel quale non sapevo ci fossero le famigerate macchinette. Incuriosita gli domandai che ci faceva là dietro. Lui salutò velocemente senza rispondere. L’amica che stava con me a bere il caffè disse: “Ma come? Non sai che Pino passa tutto il tempo libero appiccicato alle slot e ci lascia fior di quattrini?” Come una cretina cascai dalle nuvole, ma la mia faccia non mascherava la costernazione.  Mai sarei arrivata al pensiero del vizietto maledetto perché mi rifiutavo di credere che uno come lui ne fosse posseduto.

Mi bastarono poche indagini per capire il motivo di tante richieste d’aiuto economico: era stato contaminato irrimediabilmente. E ne ebbi ulteriore conferma da un conoscente del paese dove viviamo che, senza malizia né cattive intenzioni, mi riferì che vedeva spesso il mio ex compagno appeso alle slot di un bar o una tabaccheria.  Preciso che il nostro paese è composto di due comuni che insieme non fanno ottomila residenti. Su questo territorio, dove in alcune zone non arriva il digitale terrestre, negli ultimi anni sono apparsi magicamente almeno cinque lochi dedicati solo ed esclusivamente alle macchine mangiasoldi che già erano sparse in tutti i bar, locali di ritrovo (parecchi poiché trattasi di località turistica estiva), tabaccherie e persino pizzerie. Credo ci sia una slot libera e disponibile per ogni abitante, ma potrebbero essere anche di più visto che non frequento questo vizio perciò ho solo una vaga idea di quanto sia capillare il “servizio” così generosamente dispensato.

Molto preoccupata, il giorno in cui Pino tornò a chiedere un piccolo prestito mi permisi, con delicatezza e molta attenzione, di chiedergli se c’era verità in quanto mi era stato riferito. Lui negò fermamente, cambiò discorso e se ne andò via in fretta.  Non osai insistere per non ferirlo o peggiorare la situazione, volevo che continuasse ad avere fiducia in me per poterlo aiutare diversamente.

Per cercare di comprendere ne parlai con amici comuni molto stretti ed affezionati, anche loro stentavano a credere alle mie parole. Una ragazza che gli era molto vicina e che lui frequentava più assiduamente di me, lo mise alle strette e gli fece la domanda diretta senza tante cerimonie. Lui negò molto seccato e non si fece più vivo con lei. Da quel giorno fu chiaro a tutti noi che gli vogliamo bene qual era il suo problema grave e, sino ad oggi nessuno ha potuto però avvicinarlo per offrire un supporto nel risolvere l’afflizione perché lui nega inorridito come se non conoscesse neppure l’esistenza delle slot machine.

Nell’ultimo anno l’ho visto poco, apparentemente è sereno, ma so che ancora è malato. Non viene più a chiedere prestiti poiché conosce la mia attuale situazione lavorativa poco felice, quindi ancor meno posso tentare di dargli una mano. Spero solo che la sua statura morale e corretta lo tenga lontano da idiozie di triste cronaca attuale, altro che dispiacermi non posso  fare per lui visto che non ne vuole proprio parlare.

Pensavo di aver visto da vicino tante disperazioni, partendo da mio padre alcolista scomparso a soli 52 anni, amici tossicodipendenti morti di Aids, morti suicidi o per malattie devastanti, ospedali psichiatrici e molestie sessuali infantili, sino alla fine di mia madre morta dissanguata in casa per ritardo dell’ambulanza.

Mi mancava giusto la patologia del gioco d’azzardo.

Mi auguro di risparmiarmi (almeno a distanza ravvicinata) miserie umane ancora peggiori, poiché al mondo c’è una scelta talmente ampia da essere irraggiungibile anche con l’immaginazione.

Perciò #NOSLOT! è l’hashtag di oggi, valido sempre!

Incubus
Incubus

7 thoughts on “#NOSLOT! By Evaporata

    1. C’è una cosa che mi infastidisce parecchio e mi dà la conferma che ci preoccupiamo di certi problemi solo quando ci caschiamo dentro. Per il resto regna sovrano il menefreghismo e il pressapochismo, soprattutto quando mettiamo forza, passione ed energia infinite nel difendere cause di importanza “complementare” come dimostrano i continui commenti e le visite quotidiane (non passa giorno senza che qualcuno lo legga) al mio post sulla balestra o sui tatuaggi. Mi rattrista assai vedere gli appassionati infervorarsi sino allo spasimo per “2 post 2” che toccano argomenti da inserire nella categoria hobby. I temi a carattere sociale non interessano proprio a nessuno.
      😦

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