Opinione · qualche pezzo di me

La tentazione di tentare

Oggi pomeriggio ero al bar del paese in attesa di un’amica e, mentre sfogliavo il quotidiano, ho notato una conoscente entrare e uscire più volte. Essendo seduta vicino alla porta d’ingresso, ogni volta che la tipa l’apriva sentivo freddo, perciò l’ho notata e ho capito che usciva per andare al bancoposta, sito proprio accanto al bar, per prelevare soldi; soldi da buttare nelle slot che stanno nella stanzetta appartata del locale. Conosco la persona e so che non naviga nell’oro, ma non sapevo che avesse quel vizietto.
Mi sono sempre chiesta come sia possibile arrivare a giocarsi qualunque cosa perdendo quasi il senso della realtà.

Questa malattia tocca tutti i ceti sociali, uomini e donne, senza distinzioni o livelli culturali.
Ci si casca dentro e non se ne esce più.

Ovviamente ci sono varie distinzioni fra questi ammalati di gioco, qualcuno lo fa per il puro brivido dell’azzardo, qualcuno per tentare la fortuna, qualcuno per disperazione.
Qualcuno ne esce, ma tanti, tantissimi, vi affogano dentro.

Probabilmente i meccanismi mentali che conducono alla rovina per colpa del gioco persone benestanti potrebbero essere la noia, o il desiderio di emozioni forti e adrenaliniche.

Poi c’è chi iniziando per curiosità cerca la fortuna sperando, prima o poi di incontrarla, e non riesce più a fermarsi.

Per chi, invece, ci casca per disperazione avrei qualcosa da dire poiché.
A causa della mia difficile situazione economica attuale, qualche volta anch’io ho la tentazione di provarci.
Per mia fortuna so benissimo che col gioco d’azzardo vince sempre e soltanto chi lo vende.
Però qualche gratta e vinci l’ho acquistato, roba da poco, massino 2, 3 o 5 €, e non più di una volta al mese.
Ma, capisco quali possano essere i meccanismi mentali di un povero pensionato che tira a casa 500 € al mese, non riesce a pagare le bollette, vive in modo indigente, annaspa tra un disagio e l’altro, è solo al mondo, tutti i suoi interessi si sono spenti proprio a causa dei problemi che lo assillano, perciò si deprime ogni giorno di più.

La disperazione può condurre a cercare qualcosa a cui aggrapparsi per trovare una via di salvezza.
Così inizia con qualche piccolo investimento nei gratta e vinci, poi passa al bingo, alle macchinette mangiasoldi, alle sale scommesse dove in trenta secondi perde tutta pensione. Entra in un circolo vizioso e continua a giocare sperando di recuperare, e dal quel vizio non esce più.

Da persona morigerata e consapevole, posso confermare che quando non si sa più dove sbattere la testa per uscire dalla congiuntura negativa in cui ci si trova, è molto facile cedere a certe tentazioni.

Quando ci si trova a dover affrontare pesanti spese impreviste per la casa o, peggio ancora, per la salute lo scoramento è talmente profondo da farci prendere in considerazione qualunque possibilità per non affondare e il gioco d’azzardo per qualcuno è l’ultima spiaggia.

Immagine dal web

32 pensieri riguardo “La tentazione di tentare

  1. Lavoravo in un bar, di quelli appena ristrutturati; la ristrutturazione aveva incluso dieci “macchinette” nella saletta che prima era occupata da tavolini dove ci mettevamo noi studenti; in quel bar vedevo arrivare un uomo sui trent’anni la mattina presto, prima che io alzassi le serrande per l’apertura. Entrava, cambiava 500 euro e si metteva a giocare, finché io non finivo il turno dopo pranzo. A mezzogiorno arrivava la madre a portargli da mangiare; lui non si schiodava, mai! Presumo che i 500 € fossero parte della pensione dei genitori, perché lui non lavorava, non si lavava e non parlava con nessuno. Ogni tanto beveva un bicchiere di vino bianco. Nient’altro. Poi, quando lavoravo come forestale, c’era una signora delle pulizie che ogni tanto mi chiedeva venti euro per “fare il pieno della macchina”… e io glieli davo, serenamente, anche perché capitava ogni tanto, una volta al mese, su per giù. Era un “prestito”, mi diceva, “Te li restituisco appena posso”. Poi i colleghi mi sdissero di non darle soldi, perché “era malata”… e io non capivo. MI dovettero spiegare nel dettaglio il suo problema e allora capii. La signora era simpatica e faceva benissimo il suo lavoro; è morta sola, dopo aver perso tutto, compresa la casa e abbandonata dalla famiglia in una casa di riposo… a 52 anni.

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      1. Sì, tutto quello che è legato al gioco d’azzardo, non può lasciare che questo tipo di strascichi. E quello che dice Alberto è sacrosanto! La complicità in tutto questo da parte delle istituzioni è a dir poco uno schifo!!!! UN lucrare sulla pelle della povera gente… e li paghiamo per fare questo, pensa, con le nostre tasse. 💢

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  2. Hai detto tutto, difficile aggiungere.
    Posso solo approfondire la parte che più mi interessa, quella del cosiddetto “gioco legale”.
    Ci farei pure un post, ma per oggi lascio in pace FdP: la giornata non è delle più felici e voglio che i fiori di Lezzy restino in primo piano.

    Quindi mi “sfogo” qua…

    Di tutte le cose inutili e nocive sulle quali lo stato lucra abbondantemente ed ingiustificatamente (parliamo fondamentalmente di sigarette e alcool), il “gioco legale” è in assoluto quella che più mi fa incazzare. E’ l’ipocrisia allo stato puro ed in questo caso lo stato è COLPEVOLE. Spiego perchè:

    Prima di questa faccenda della “monopolizzazione” dei vari giochini d’azzardo, il fenomeno non è che non esistesse, ma si sviluppava in due modi ben precisi:

    1) Autorizzato e gestito privatamente (vedi i “casinò”, le sale scommesse ed i pochi giochetti tipo Totocalcio, Totip, Lotto e lotteria Italia)

    2) Clandestino e completamente illegale (bische, totonero, scommesse varie)

    Nel primo caso, soprattutto per i casinò era comunque una cosa limitata: non è che tutti potessero andare tutti i giorni a giocarsi i milioni alla roulette. Diciamo cazzi loro e pace. Le varie lotterie e giochi “popolari” poi, erano comunque sostenibili e ben scaglionati nel tempo. Non ho mai sentito di uno che si sia rovinato al Totocalcio.

    Nel secondo caso, era comunque gioco non accessibile a tutti, oltretutto rischioso: a nessuno piace trovarsi gente sotto casa che gli vuole spezzare le braccia.

    Diciamo che fino a quel punto poteva essere una piaga, ma una piaga contenuta.

    Il fatto invece di ammantare queste pratiche ludiche di una evidente “legittimità”, applicandoci il bollo dello stato e facendole apparire come una cosa “sicura” è veramente da stronzi. Oltretutto da quando hanno “legalizzato”, i modi per giocarsi i patrimoni questi si sono moltiplicati peggio dei conigli. Slot, gratta e vinci, lotterie istantanee e chi più ne ha più ne metta. E il problema grosso è che così facendo uno ha pure l’impressione che siano “sicuri”, proprio perchè avallati dallo stato. Sicuri un cazzo. Sicuro che perdi, questo è sicuro. E gli fanno pure la pubblicità… capite la gravità della cosa ? Cioè, voglio dire, sulle sigarette ci guadagnano lo stesso da decenni, ma almeno non sono così merde da farci pure gli spot istituzionali, anzi.
    Con il gioco, per capire, è come se domani legalizzassero la cocaina e poi mandassero in giro impiegati comunali a spacciarla e ad invitare la gente a provare (che poi lo fanno pure, ma questa è un’ altra storia).

    Fermo restando che ognuno è libero di fare ciò che crede e di rovinarsi come vuole (lungi da me fare il moralizzatore), credo che almeno qui lo stato dovrebbe avere la decenza di rimanere fuori, farsi da parte completamente e non mettere le mani. O almeno, se proprio deve entrarci, almeno astenersi dallo “spingere” certe pratiche.

    La giustificazione ufficiale è che così tolgono profitti alla malavita, ma basta indagare un pelo su cosa succede ad esempio dietro il giro ufficiale delle “slot” per capire che stato e malavita sono complici, e non concorrenti.

    Fosse per me, darei fuoco a tutto.

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    1. Grande Albè, hai completato in modo eccellente l’articolo.
      Anch’io trovo vergognoso che il governo spenni il popolo anche in questo modo infame.
      Pensa che una signora anziana, pensionata ma costretta a lavorare ancora per poter sopravvivere, l’anno scorso era a casa immobile per un’operazione alla schiena e si faceva portare al bar per giocare con le slot.
      E adesso tutti i giorno viene al bar a piedi, facendo una fatica immane, solo per poter giocare.

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      1. Sto cercando inutilmente una scena di quello che mi sembra fosse il musical “Tommy”… se non ricordo male il film e la scena (fosse stato “Hair” o “Jesus Christ Superstar” sarebbe uscita subito, ma Tommy è stato meno fortunato) c’era un pezzo in cui i protagonisti sfondavano a mazzate e davano fuoco ad un mucchio di slot machines…
        Ecco. Quella riassumerebbe perfettamente il senso di tutto, ma non la trovo mannaggia !

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  3. Nel lontano 1943, con la sua unica e sola vincita al lotto, mio padre si fece il vestito da sposo…. poi ogni tanto una giocata piccola la faceva, ma non ha mai più vinto. Anch’io ho visto creature rovinate dalla Ludopatia… un abbraccio a te, e una preghiera e un abbraccio per il tuo amico….

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  4. Il gioco d’azzardo è terribile, nonostante la consapevolezza che – legge dei grandi numeri – il banco vince sempre.
    Trovo tra l’altro demoralizzante uno Stato che faccia cassa con questi stratagemmi.

    Io personalmente me ne sono sempre tenuto distante, anche se magari la tentazione potrei averla avuta. Ma da bravo “statistico” mi sono sempre fermato prima, consapevole che ci avrei sempre perso.

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  5. Matilde Serao espresse bene tutto ciò e ti riporto diverse righe del suo libro:

    Ebbene, a questo popolo eccezionalmente meridionale, nel cui sangue s’incrociano e si fondono tante gentili, poetiche, ardenti eredità etrusche, arabe, saracene, normanne, spagnuole, per cui questo ricco sangue napoletano si arroventa nell’odio, brucia nell’amore e si consuma nel sogno: a questa gente in cui l’immaginazione è la potenza dell’anima più alta, più alacre, inesauribile, una grande fantasticheria deve essere concessa.

    È gente umile, bonaria, che sarebbe felice per poco e invece non ha nulla per essere felice; che, sopporta con dolcezza, con pazienza, la miseria, la fame quotidiana, l’indifferenza di coloro che dovrebbero amarla, l’abbandono di coloro che dovrebbero sollevarla.
    Felice per l’esistenza all’aria aperta, eredità orientale, non ha aria; innamorata del sole, non ha sole; appassionata di colori gai, vive nella tetraggine; per la memoria della bella civiltà anteriore, greca, essa ama i bianchi portici che si disegnano sull’azzurro, e invece le tane dove abita questa gente, non sembrano fatte per gli umani, e dei frutti della terra, essa ha i peggiori, quelli che in campagna si dànno ai maiali; e vi sono vivande che non assaggia mai.
    Ebbene, il popolo napoletano rifà ogni settimana il suo grande sogno di felicità, vive per sei giorni in una speranza crescente, invadente, che si allarga, si allarga, esce dai confini della vita reale: per sei giorni, il popolo napoletano sogna il suo grande sogno, dove sono tutte le cose di cui è privato, una casa pulita, dell’aria salubre e fresca, un bel raggio di sole caldo per terra, un letto bianco e alto, un comò lucido, i maccheroni e la carne ogni giorno, e il litro di vino, e la culla pel bimbo e la biancheria per la moglie e il cappello nuovo per il marito.
    Tutte queste cose che la vita reale non gli può dare, che non gli darà mai, esso le ha, nella sua immaginazione, dalla domenica al sabato seguente; e ne parla e ne è sicuro, e i progetti si sviluppano, diventano quasi quasi una realtà, e per essi marito e moglie litigano o si abbracciano.
    Alle quattro del pomeriggio, nel sabato, la delusione è profonda, la desolazione non ha limiti: ma alla domenica mattina, la fantasia si rialza, rinfrancata, il sogno settimanale ricomincia. Il lotto, il lotto è il largo sogno, che consola la fantasia napoletana: è l’idea fissa di quei cervelli infuocati; è la grande visione felice che appaga la gente oppressa; è la vasta allucinazione che si prende le anime.
    Ed è contagiosa questa malattia dello spirito: un contagio sottile e infallibile, inevitabile, la cui forza di diffusione non si può calcolare. Dal portinaio ciabattino che sta seduto al suo banchetto innanzi al portoncino, il contagio del lotto si comunica alla povera cucitrice che viene a portargli le scarpe vecchie da risuolare; da costei passa al suo innamorato, un garzone di cantina; costui lo porta all’oste che lo dà a tutti gli avventori, i quali lo seminano nelle case, nelle officine, nelle altre osterie, fino nelle chiese.
    La serva del quinto piano, a destra, giuoca, sperando di non far più la serva; ma tutte le serve, di tutti i piani, giuocano, tanto la cameriera del primo che ha le trenta lire al mese, quanto la vajassa del sesto, che ne prende otto, con la dolce speranza di uscir dal servizio, così duro; e si comunicano i loro numeri, fanno combriccola sui pianerottoli, se li dicono dalle finestre, se li telegrafano a segni. La venditrice di frutta, che sta sotto il sole e sotto la pioggia, giuoca, e dal suo angolo di strada, in giù, la moglie del sarto, che cuce sulla porta, la moglie dello stagnino affogata dal fetore del piombo, la lavandaia che sta tutto il giorno con le mani nella saponata, la venditrice di castagne che si brucia la faccia e le mani al vapore e al calore del fornello, la venditrice di noci che ha le mani nere sino ai polsi per l’acido gallico, tutte queste donne credono nel lotto, giuocano fedelmente, ardentemente, al lotto.
    Nella stanza stretta, dove otto o dieci ragazze lavorano da sarte, e il bimbo della sarta dorme nella culla e in un angolo frigge il lardo nel tegame sul focolare, una dà i numeri, una seconda ne ha degli altri, la maesta sa i veri, tutte costoro giuocano.
    Le pettinatrici del popolo, le cosidette capere, dal grembiule arrotolato attorno alla cintura, dalla testa scapigliata, dalle mani unte, che pettinano per un soldo al giorno, portano in giro i numeri alle loro clienti, ne ricevono in cambio degli altri, sono il gran portavoce dei numeri. In tutte le officine dove gli operai napoletani sono riuniti a un lavoro lunghissimo, così male retribuito, il lotto mette radici profonde; in tutte le scuole popolari giuocano le maestre e giuocano le alunne grandicelle, in comitiva, riunendo i soldi della colazione. Dove sono riunite, a vivere di peccato, le disgraziate donne di cui Napoli ha così grande copia, il lotto è una delle più grandi speranze: speranza di redenzione.

    Matilde Serao, il ventre di Napoli (1884)

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    1. Mio figlio col gratta e vinci da 2 euro preso come resto al supermercato ha vinto 500 euro. A volte col totocalcio fa delle vincite sopra i mille euro. Ma nn è un ‘vizioso’!
      È mooolto fortunato ma senza essere assatanato.
      Io non gioco.
      Condivido con te che la ludopatia è davvero Tremenda perché ilude le persone proprio nel momento in cui sono più deboli.
      Brava Nadia articolo molto incisivo che dovrebbe essere letto da molti che purtroppo credo qui non siano.
      Buona serata.

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