cambio casa · qualche pezzo di me

Il senso del possesso

Raccontando a un’amica l’accordo di vendita della mia casa, le ho mostrato tutti gli oggetti e gli arredi che lascerò al compratore dell’appartamento.
Lei, accumulatrice seriale, ha osservato che certe cose sono molto belle ed è un peccato lasciarle qui, poiché sono regali e non rientrano nel contratto di vendita.

Ho risposto che, dove andrò, tante cose non mi serviranno e il costo dello spostamento renderebbe poco conveniente tenerle.
Di rimbalzo lei ha affermato che porterebbe via tutto anche oggetti inutili perché, ha spiegato, non le piace lasciare ad altri le sue cose.

Io la capisco, però non codivido: per me, a parte gli oggetti d’arte o con valore affettivo, sono e restano cose. Insomma non nutro il senso del possesso.
Acquisto oggetti che mi fanno stare bene e creano l’ambiente per ottenere un po’ di serenità, ma se non mi servino più li posso anche regalare perché, come diceva il pittore francese Eugène Delacroix: “Il segreto della felicità non è nel possesso delle cose, ma nel godimento che se ne trae.”

Per questo quardo le verdi colline che mi circondano e ne godo la visione anche se non sono mie.

 

23 pensieri riguardo “Il senso del possesso

  1. Anche a me non fa impazzire l’idea di lasciare ad altri le mie cose… Poi quando penso che queste “cose” sono mobili Ikea comprati a 50 euro e che trasportarle costerebbe il doppio, sono meglio disposta a lasciare tutto al prossimo.

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  2. Mah, io farei fatica a lasciare i miei libri, che non sono pochi, e tutti gli strumenti che riguardano i miei passatempi, dal disegno, alla pittura, alla calligrafia, la stampa calcografica, le carte, i legni, le tele, matte, colori, gli uncinetti, i ferri da calza, le scatole per il ricamo e le navette per il chiacchierino e i filati vari, le stoffe, la macchina da cucire…forse è meglio che resto qui. Ieri ho visto un TIR nella mia via e una famiglia che vi caricava sopra tutti i suoi mobili…

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  3. Forse ogni oggetto, ogni qualcosa, rientra in un piccolo emisfero.
    E magari quegli oggetti, quei ricordi, é giusto che stiano li.
    Tante e troppe volte facciamo l’errore di portarci dietro micromondi che non cambierebbero il nuovo che avremmo voluto.

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