Opinione · qualche pezzo di me

Ma che te lo dico a fare

Settembre 2013

Entro nella stanza lui mi fa sedere, poi sale al piano superiore dicendomi “torno subito”.
Lo attendo senza muovermi, osservo gli oggetti sparsi sulla piccola scrivania.
Oltre a un mazzo di tarocchi, un paio di gnomi, un iguana realizzato dando forma ad un unico filo di ferro cromato. Poi due candele e una pubblicazione sulla lettura delle carte.
Le sedie pieghevoli di plastica multicolore, chiuse, appoggiate tra la scrivania e una struttura cubica ricoperta di ciniglia rossa, dallo scopo indefinibile. Successivamente saprò che è lì per essere presa a calci e pugni come oggetto sul quale scaricare eventuale ira compressa.
Torna dopo un paio di minuti, siede sulla poltrona davanti alla mia, senza alcuna barriera tra noi, però distante almeno tre metri.
Distanza di sicurezza?
Quale sicurezza? Siamo lì per chiacchierare.
Ma forse la distanza serve per evitare dispersione di energia o, peggio ancora, assorbimento o scambio di energie tra noi due.
“Com’è trascorsa la settimana?”
“Ondivaga, come sempre, per quanto concerne il mio umore. Un paio di funerali a sorpresa. Sono morti i genitori di amici, gente anziana comunque”.
“E poi?”
“E poi, una conoscenza nuova e interessante, arrivata tramite i famosi sei gradi di separazione”.
“In che senso?”
“E’ un uomo che ha letto un mio commento ad un articolo scritto da un suo conoscente, s’è incuriosito, mi ha cercata per tutto il web ed infine mi ha trovata”.
“Interessante, e che cosa voleva?”
“Per adesso conoscermi, capire come ero giunta a commentare quel blog di solito frequentato da uomini, giacché tratta argomenti tecnici sul volo sportivo, poi acquistare i miei libri, sapere di quali canali mi servo per pubblicare e poi, boh è passato e forse ripasserà”.
“Bene, bene. Mi sembra un fatto positivo”.
“Certo, è un piacere conoscere persone interessanti con le quali scambiare opinioni”.
“Che cosa vogliamo fare oggi?”
“Non so, mi dica lei Dottore”.
“Che cosa desideri in questo momento”.
“Quello che desidero lei non può darmelo e lo sa”.
“Non è detto, dimmelo ugualmente”.
“Bene, voglio i vent’anni di vita che mi sono stati rubati”.
“In che senso?”
“Voglio indietro la mia infanzia e la mia adolescenza negate. Rivoglio quegli anni di vita che non ho vissuto perché qualcuno ha deciso per me di darmi la libertà quando avevo ormai vent’anni”.
“Questa è una cosa che non posso fare, lo hai detto anche tu”.
“E allora che cosa me lo chiedi a fare, e allora che te lo dico a fare…”

Così restò tutto sospeso

S.O.S.peso
S.O.S.peso

All’epoca sospesi le sedute dallo psicanalista per mancanza di fondi
e perché non funzionava granché.

E’ sospeso chissà in quale volo l’uomo che mi ha trovata volando.

5 pensieri riguardo “Ma che te lo dico a fare

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