ARTE · Opinione

Dall’indice di Dio alla banana

La scorsa settimana ho visto la terza stagione della serie televisiva “I Medici” che mi è piaciuta perché, vedere chi e cosa eravamo in versione romanzata, fa venire voglia di tornare sui libri a studiare.

I quattro episodi di questa ultima stagione raccontano vita, morte e opere di Lorenzo il Magnifico, Signore di Firenze e grande protagonista del Rinascimento, che ha dato veramente tanto alla storia e all’arte.

Seguendo le vicende medicee ho notato, con grande ammirazione, quanta meravigliosa arte circolava da quelle parti e quanti magnifici artisti fossero alla corte di Lorenzo de’ Medici: da Sandro Botticelli e Michelangelo Buonarroti a Leonardo da Vinci, nomi che dopo cinquecento anni restano il fulcro dell’arte italiana.
Mani e menti che ci hanno regalato opere monumentali osannate da tutto il mondo moderno.
E, proprio a questo punto, l’ovvia domanda è: che cosa è successo tra l’ideazione della Cappella Sistina e l’ideazione della
banana scocciata?

 

33 pensieri riguardo “Dall’indice di Dio alla banana

  1. Beh, la banana non è solo una banana, e non siamo obbligati ad apprezzarla. Una differenza può essere quella che oggi difficilmente si trova qualcuno disposto a mantenere te e i tuoi aiutanti per sette, otto anni mentre dipingi la Cappella Sistina. Michelangelo avrà ben mangiato, no?

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      1. La banana si difende benissimo da sola. Io ci vedo un simbolo, il simbolo di una globalizzazione che utilizziamo, ma di cui non ci accorgiamo nemmeno più per troppa superficialità. La banana cresce nei paesi tropicali, spesso i più poveri, ma siamo così abituati a vederla nei nostri mercati che la mangiamo indifferenti, senza farci tante domande. Ben diverso il nostro atteggiamento verso mango, papaya e persino l’ananas. Eppure arrivano tutti da lì. Cattelan è tutt’altro che stupido e se dice qualcosa vuol dire che ha qualcosa da dire

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      2. Non ho detto che Cattelan è stupido, lo conosco e lo stimo come artista. Però questa banana a me non dice tutto quello che hai scritto tu. Comunque è sata pagata profumatamente e se Cattelan ha dato i soldi in beneficenza, allora sì ha un senso.

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      3. E’ stata acquistata? Non lo sapevo nemmeno. 120.000 dollari o euro, mi pare. Io ho cercato di trovare una spiegazione. Non pensavo tu non lo conoscessi, era solo un’affermazione a completamento della mia personale interpretazione

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      4. Temo che la maggior parte delle persone che hanno seguito la storia di questa banana non abbiano minimamente pensato a tutto questo retroscena e che Cattelan, tra il WC d’oro. e questa altra “opera dell’intelleto” abbia un po’ esagerato.

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  2. Non ho guardato questa serie. Avevo visto qualche brano di quella fatta dagli inglesi e mi ero rotta…Sul Rinascimento, storico e artistico, ho letto e visto talmente tanto che ho paura di venire delusa.
    Ogni tanto mi rileggo i “Canti Carnascialeschi” del Magnifico e dei suoi conterranei e mi chiedo perché permisero al Savonarola e ai mentecatti che lo seguivano di bruciare libri e opere d’arte. Vabbé, poi han bruciato pure lui ma, di danni, ne aveva già fatti tanti.

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      1. Beh, se vai a leggere la storia di certi “santi” c’è da chiedersi quanti di essi avrebbero riempito i manicomi.
        Ci lamentiamo oggi del fanatismo religioso di certe religioni che sono ancora ferme a un passato lontano e non si sono mai evolute per adattarsi ai tempi. Ma la religione cristiana non è stata da meno, fino a pochi anni fa.

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  3. Ho anche guardato la serie e ho pensato che fosse fantastico, soprattutto, ricreare un po ‘la storia come la televisione. Contempliamo l’arte di quel tempo, con veri maestri della pittura che non saranno mai superati, e dobbiamo leggere della ridicolità della nuova arte con quella banana. Bene il tuo articolo.

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      1. Sai, ti dico solo che non ce l’ho con Cattelan o similari…per come la vedo io loro sono come Vanna Marchi, hanno capito che di fronte hanno dei gran coglioni e se ne approfittano ma la colpa non è la loro. Questa è l’epoca del nulla e loro hanno capito che pure il nulla può essere venduto tanto ci si beve di tutto.

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