Lifestyle · qualche pezzo di me

Evaporata va in città

Alla fine venerdì ho deciso di adottare il piano S = senza speranza.

Sono andata nella città per visitare qualche agenzia immobiliare con l’intento di trovare un appartamento in affitto (non in città) e, nel contempo, proporre il mio per la vendita.

Il motivo per cui voglio lasciare questa casa di mia proprietà per andare a pagare un affitto l’ho già spiegato altrove, quindi non sto a ripeterlo.

In ogni caso il piano S ha mantenuto la sua promessa, è stato un buco nell’acqua.

Visto che ero nei paraggi ho deciso di consolarmi dando soddisfazione alla gola nella mia gelateria preferita.
Lungo il percorso per arrivare là, mi sono imbattuta in un clochard munito di cagnolino, seduto vicino ad un piccolo supermercato.
Il quattro zampe dormiva sulla sua copertina accanto al compagno umano, vicino aveva ciotola d’acqua e crocchette.
L’umano fumava e beveva birra, accanto aveva un cartello con scritto: “Sono povero, non ho una casa, non ho un lavoro, abbiamo fame. Aiutateci”.

Ho guardato il cagnolino senza fermarmi al cenno di richiesta soldi dell’umano.
Dopo circa 200 metri, però, m’è venuto il magone e le lacrime agli occhi.
Mi è salito uno schizzo di preoccupazione per la sorte del piccolo peloso e mi è passata la voglia di gelato.
Quindi son tornata indietro per controllarne lo stato.

Mi sono quindi avvicinata all’uomo e gli ho chiesto se potevo sedermi accanto a lui che ha risposto affermativamente.

Era molto sporco e puzzolente la sua faccia era cattiva, ma tutt’altro che sofferente.
Ho iniziato a fargli domande alle quali lui rispondeva senza batter ciglio in una forma comprensibile di italiano.

“Da dove arrivi?” Ho chiesto.

“Arrivo da Francia, Germania, sto girando il mondo”.

“Capisco, ma in quale paese sei nato?”

“Romania”.

“Quanto rimani qua?”

“Non so, una paio d’ore il tempo di tirare su un po’ di soldi”.

“Porti il cagnolino sempre con te?”

“Sì lui vive con me, come se fosse mio figlio”.

Intanto guardavo e accarezzavo il piccolo, era in ottima forma, pulito e non puzzava come il padrone. Sembrava una specie di chihuahua leggermente più grande, era tranquillo e sereno, non mostrava paura né timore verso il compagno. Vederlo da vicino mi rassicurò, l’uomo non aveva l’aria emaciata di chi patisce la fame, quindi potevo anche andarmene. Ma lui continuò nel suo racconto.

“Noi dormiamo per strada. Tu hai la casa?”

“No, nemmeno io ho una casa, vado a dormire da una persona che mi ospita”.

“E hai soldi?”

“No, sono povera anche io”.

“Sei sposata?”

“No”

“Sei sola?”

“Sì”.

“Ti serve un uomo, io vengo con te, prendiamo casa insieme. Cerco una donna seria per fare una famiglia. Vuoi stare con me?”

“E i soldi dove li prendiamo, se siamo poveri tutti e due”:

“Metto io soldi, io ho soldi. Tanti. Tu metti con me, io trovo lavoro, e resto con te. Cerco donna seria per stare insieme. Vuoi stare con me?”

Nel frattempo era arrivato un giovane di colore che lo ha salutato come si saluta un amico, anzi direi collega di lavoro, visto che era piazzato in piedi a pochi metri di distanza per chiedere sovvenzioni ai cliente del supermercato.

A quel punto mi sono alzata, ho salutato e me sono andata.

Lui mi ha guardato dicendo “Allora, cosa fai, stai con me? Aspetta non andare via”.

Lui continuava a parlare, ma io ero già lontana m’era tornata la voglia di gelato.

28 risposte a "Evaporata va in città"

  1. Se vedi ogni caso per strada … false accattonaggio usa i mezzi più infami per raccogliere denaro. La cosa interessante è come l’hai scritta. Ci fa sentire parte dell’azione. Come prendere il cane per immorale.

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      1. Ed è spregevole che usino i cuccioli. Tra 2 mesi quel cucciolo verrà abbandonato perché troppo vecchii

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