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Tu e la morte

Vedo nei vari social network i nickname e noto che, almeno in Italia, tanti amano chiamarsi Diavolo, Dio, Vampiro, ed altri personaggi più o meno mitici, fantastici o comunque noti per il loro essere soprannaturale.
Nessuno, (o ben pochi, pressoché invisibili poiché dalle mie ricerche non è saltato fuori alcun nick in Italia), osa chiamarsi “Morte”.
E pensare che la Morte è spesso citata, ricercata, osannata, cantata, comunque molto presente ovunque. Come mai nessuno la vuol tenere così vicina da farne il proprio avatar?
La morte ha un grande fascino si sa, ma non la morte comune quella che arriva per vecchiaia o malattia in età avanzata.
La morte affascinante è quella eroica, maledetta, violenta, insomma quella che bene o male arriva a sorpresa quando un mortale è nel fiore di tutto o almeno di qualcosa. Quella chissà perché non fa una gran paura. Ovvio, nessuno vuol morire, ma se proprio si deve tutti sperano di morire alla grande.
La morte misera, quella che abbiamo sempre a fianco, che ci aspetta inesorabilmente al termine dei nostri giorni (benché qualunque tipo di morte corrisponda al termine dei nostri giorni) ecco quella morte non la vuole vedere nessuno. E’ la morte che fa paura, a tutti credo, indistintamente credo, quella che mette fine in silenzio a noi a tutte le nostre velleità, e spesso anche alle sofferenze.
Si rifugge dal pensiero della morte umile e senza gloria. Quella che arriva dopo una tranquilla vecchiaia trascorsa arrancando tra acciacchi piccoli e noiosi che corrodono poco a poco ossa, tessuti, cervello in modo lento fino a renderci simili a poveri rottami arrugginiti che cigolano ad ogni sospiro.
Questa viene chiamata “morte naturale” o “di vecchiaia”, la più tranquilla e teoricamente serena ma, paradossalmente, quella che nessuno desidera.
Forse perché vedersi consumare giorno dopo giorno sapendo che ormai l’unica aspettativa che abbiamo davanti è proprio “lei”, la morte.

...

9 risposte a "Tu e la morte"

  1. Quando ero ancora un ventenne mi faceva impressione vedere alcuni anziani malconci trascinarsi nella vita. Ed io mi davo la seguente risposta: queste persone decidono comunque di vivere (in condizioni anche molto pietose) perchè il loro deterioramento è graduale, e quindi in fondo si abituano agli acciacchi nello stesso modo come ci si abitua a vivere in una stanza fredda e umida dove una volta, nel caminetto, c’era sempre il fuoco acceso. Se invece invecchiassero di colpo sarebbe diverso. Ma poi ho anche capito che dopo incidenti gravissimi, incidenti che rendono le persone handicappate di un giorno all’altro, ci aggrappiamo alla vita. Per me tutto questo è un mistero.

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