Opinione

REPETITA IUVANT – La predicatrice di Capri

 

Ormai mi sento la predicatrice di Capri (chiedo scusa a Mercantini): una scema che ripete ogni giorno la stessa omelia davanti a chi ha il problema di mascherare lo yacht da zattera. 

L’altra sera ero alla festa di un piccolo paese. Consuete bancarelle, gente sparsa dappertutto in attesa dei fuochi artificiali. Non amo queste manifestazioni, ma ogni tanto con gli amici un giretto si può fare giusto per stare in compagnia. Ancor meno mi piacciono gli spettacoli pirotecnici perché fanno troppo rumore e disturbano gli animali, cosa apparsa assai evidente proprio perché in questa occasione partivano dal letto del torrente in secca, perciò vicino ai boschi e al parco principale del borgo.

Noi stavamo vicino al ponte illuminato dalle luci festaiole. Al primo botto di richiamo un immediato volo di uccelli notturni fugge terrorizzato passando sopra gli alberi più alti. La folla accorre per godere da vicino il cielo buio improvvisamente pieno di coli sfolgoranti. Gli occhi sbarrati, ammirati, qualcuno applaude. C’è la festa!

No, c’è la guerra!

In paese c’è festa, dentro casa di tante creature è guerra.

La gente intorno a me vede magia di suoni e colori, io vedo le immagini della guerra in Iraq quando la voce di un giovane soldato, alla prima esperienza sul campo, descriveva i missili nel cielo di Bagdad paragonandoli a fuochi d’artificio. Ed effettivamente quei lampi assassini, sparsi in tutto il cielo che si poteva vedere, sparavano suggestioni cariche di adrenalina dentro il corpo ammazzandone tanti altri di corpi.

Così ci divertiamo noi umani. Guerra o fuochi artificiali fa poca differenza, l’importante è sparare, bruciare, ammazzare!

Lo facciamo per svago, per noia, per rabbia, per follia, principalmente per soldi.

La consuetudine dell’estate italiana ci propone ettari di boschi cancellati dalla penisola, con annessi e connessi ovviamente e, per buona pesa, proprio ieri qualcuno ha macellato cavalli bruciandoli vivi.

Fa caldo, la notte si suda sopra le lenzuola, serve dimenticare per un momento lo spread, le tasse, la recessione imminente, la crisi cronica, e tutto quanto ci assilla quotidianamente.

C’è voglia di festa nell’aria!

Continuiamo pure a fare festa finché ci sarà un albero vivo al mondo.

Repetita iuvant? Sembra proprio di no!  Dunque speriamo che il 22 dicembre arrivi prima che l’umanità faccia sparire il pianeta.

Sì, sì. Tocchiamoci pure, ma intanto osserviamo questo.

 

 

 

6 thoughts on “REPETITA IUVANT – La predicatrice di Capri

  1. 1 – Io non sono cresciuto a Pascoli e Manzoni, mi sono svezzato autonomamente grazie a Urania, racconti magari di dubblo valore letterario, ma di grande impatto psicologico (vorrei conoscere il decenne che s’innamora dell’insostenibile leggerezza dell’essere o della recherche).
    Niente omini verdi per me, niente guerre stellari, ma proprio i racconti tipo quelli di Ballard erano ciò che preferivo. Ricordo ancora bene “Dalle fogne di Chicago” e “Ciò che uscì dal Lago Michigan”, passando per “Le città che ci aspettano”, racconti ottimisti quanto un oncologo che ti deve dare una brutta notizia.

    2 – A quanto pare, all’uomo piace fare casino, e più le cose vanno male, più alto è il volume (ogni riferimento alla passione meridionale per i botti è casuale).
    Herman Hesse, nel suo libro “Il giuoco delle perle di vetro” afferma che una civiltà dove la musica è particolarmente crosciante è sicuramente destinata alla decadenza e alla rovina. E’ ovvio che, trattandosi di Hesse, egli intendesse per musica tutti gli aspetti esteriori, ottici, sonori, volumetrici, odorosi, e quant’altro di una civiltà.
    Tra le pubblicità urlate, il linguaggio dozzinale, la valanga di input sensoriali, la frenesia scambiata per vitalità, l’esuberanza a tutti i costi (il Suq delle olimpiadi londinesi ne sono un valido esempio), anche i petardi e le esibizioni pirotecniche fanno parte di questo rutto bestiale che precede la congestione e il collasso (alla faccia dei Maya).

    3 – In effetti abbiamo zero rispetto per gli animali, in quanto li dividiamo in due categorie: pets e pigs, ovvero giocattoli da compagnia (spesso usa e getta) e carne da macelleria.
    Dalle mie parti c’è un rifugio alpino del CAI (Club Alpino Italiano), ormai trasformato in un “refugium peccatorum”, una trattoria assolutamente dimenticabile e ordinaria, un locale nel gli abitanti della città sono usi a gozzovigliare (de gustibus…).
    Non soddisfatti di essere caduti così in basso, ora hanno preso anche l’abitudine di organizzare, durante i fine settimana, dei concerti rock all’aperto, fino a tardi (le undici e oltre), il tutto in un parco naturale dove non dovrebbe essere permesso neanche un fischietto.
    Aspetto che arrivi una carica di cinghiali inferociti che li spazzi via, come quella degli animali quando spazzò via dal Mulino di Napoleon gli sgherri di Pinchfield.

    Bye.

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  2. Non hai torto. Eppure, riesci a immaginare gli umani così lontani da un branco di scimmie che guarda a bocca aperta qualunque cosa colorata e rumorosa?
    Chissà, magari i Bonobo starebbero facendo qualcosa di meglio … 😉

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