Opinione

Io Censura Tu Censura Noi Censura

In questi ultimi anni la comunicazione tra popoli e paesi s’è ampliata notevolmente grazie ad internet, di conseguenza e in modo esponenziale sono aumentate le persone che “dicono” ciò che pensano perché la libertà di aprire uno spazio dove mettere in vista le proprie opinioni ha dato coraggio e possibilità a chiunque di esprimersi apertamente assumendosi, ovviamente, la esponsabilità delle affermazioni pubblicate.

Come l’antico tam tam, prima e mitica forma di comunicazione, la “rete” ha consentito ai singoli individui di mettersi in contatto tra loro determinando uno scambio di informazioni senza confini. Ciò ha permesso di accendere anime, coscienze, e cervelli toccati da questa nuova evoluzione mediatica, dilatando il potere divulgativo in ogni settore non solo d’interesse sociale, ma anche a idee divenute fenomeni planetari come alcuni social network.

La premessa sposta subito il pensiero su quanto sta accadendo in questi ultimi tempi, ossia l’ineluttabile e conseguente innalzamento della vigilanza da parte della censura messa in atto non soltanto dagli organi preposti al controllo sul rispetto di etica, morale ecc. ma soprattutto da personalità pubbliche e potenti con “affari” da occultare.

La censura è sempre stata punto di grandi discussioni ed epiche battaglie e, oggi, rimbalza da un capo all’altro del mondo utilizzata o combattuta secondo la tendenza di pensiero; è propria di questi giorni la diatriba sulla possibile censura sul web che riguarda  tutti noi, nonché la polemica accesa dall’azione di un personaggio come Vasco Rossi che non avrei mai pensato potesse chiudere la bocca a qualcuno che lo dipingeva in modo molto ironico.

Quindi vediamo l’azione censoria usata sia su vasta scala, sia personalmente per tacciare opinioni poco gradite dall’individuo più o meno famoso. Anche un “nessuno qualunque” come me può essere oggetto di censura o soggetto che censura.

Ed è proprio di questo che vorrei discutere rilevando, come faccio spesso, che ognuno di noi si batte e appoggia con entusiasmo quel che dalla maggioranza è ritenuto lesivo per la libertà di ciascuno, ma quando siamo toccati personalmente da qualunque fatto del genere le cose cambiano, nel senso che il nostro comportamento non è sempre coerente con le battaglie pubbliche per le quali facciamo baccano: insomma il classico “si predica bene e si razzola male”.

A tal proposito ho un esempio fresco fresco da me subito su twitter ed un altro, di circa tre anni fa su Myspace.

Il primo è scaturito da una banale quanto sciocca battuta ironica scritta da me a carico di un utente col quale, fino a quel momento, c’erano stati rari ma sereni scambi di messaggi. In totale buona fede e senza la minima intenzione di sbeffeggiarlo, anzi proprio per sdrammatizzare un suo problema, ho stilato le poche parole (peraltro né offensive, né critiche) che evidentemente hanno sollecitato la suscettibilità del soggetto al punto da indurlo non solo a cancellarmi dalle sue amicizie, ma addirittura da impedirmi di accedere in qualunque modo al suo profilo, insomma mi ha censurata totalmente. Voglio precisare che il sensibile amico rende pubblico, quasi a vantarsene, il suo problema evidenziandolo addirittura nel biglietto da visita stilato in bella mostra nel suo profilo; quindi non ho preso di mira e rivelato un segreto per il quale la persona in oggetto non intende far parola. In nessun caso mi sarei permessa di trastullarmi con un argomento trattato in modo greve benché pubblicamente.

Oltre a rimanere un po’ avvilita nell’osservare che per un’unica frase poco gradita mi ha eliminata come se avessi attentato alla sua vita, mi sono stupita per l’incoerenza del comportamento: se non si desidera che qualcuno esprima opinioni o commenti le nostre azioni, dichiarazioni o peculiarità, è meglio non apporle come marchio distintivo sulla propria vetrina telematica, né tanto meno utilizzarle per pubblicizzare il proprio stato, poiché pare ovvio che sbattendolo in bellavista come uno stemma automaticamente viene ceduto in pasto al pubblico.

Insomma se non vuoi che se ne parli sii tu il primo ad evitare battage pubblicitari!

Nel caso di Myspace ero io a raccontare, in modo serio, un guaio accadutomi in passato come semplice testimonianza di problemi piuttosto diffusi.

Dopo aver pubblicato il post un tizio, che stava tra gli amici virtuali, mi ha pesantemente accusata di essere una grande bugiarda e che, in qualità di scrittrice, mi ero inventata una bella storia sofferta appiccicandomela addosso per rendermi più interessante.

Non ho censurato in alcun modo quanto l’amico asseriva, ma mi sono difesa chiedendogli quali elementi aveva per sostenere che stavo mentendo visto che non mi aveva mai incontrata prima e che quel fatto apparteneva alla mia infanzia, ero forse un’antica conoscenza persa di vista per anni? Anche in questo caso non poteva saperne nulla poiché parlavo di fatti privati che nessuno aveva mai saputo.

In risposta mi indicò lo stile dell’esposizione, secondo lui, troppo emblematico per essere vero e, di conseguenza, pur non conoscendomi personalmente capiva che quello era un racconto di fantasia e non di vita vera. Intendeva sbugiardarmi in malo modo perché il suo “fiuto” glielo suggeriva.

Dopo parecchi scambi di battute pubbliche sul mio spazio, lui rimase della sua opinione usando toni pressoché offensivi perché non ammettevo di aver inventato tutto, ed io a domandarmi il motivo di tanto livore.

In ogni caso io non mi sognai di cancellarlo, mi limitai a pubblicare un post nel quale mi rammaricavo per le sue incomprensibili insinuazioni e lo invitavo a venire a ripetermele in faccia se aveva coraggio.

Anche in questo caso, pur essendo io vittima di male parole, fui ugualmente eliminata dalle sue amicizie e quindi censurata.

E finalmente arrivo al nocciolo del mio discorso sulla censura chiedendomi se è uso comune battersi per la sacrosanta libertà di parola e poi incerottare le labbra a chi usa questa libertà nei nostri confronti, probabilmente senza renderci conto che anche questa è censura.

Dalle differenze comportamentali di ciascuno risulta difficile comprendere come può essere usata la censura in modo adeguato, pertanto chi ha il potere di applicarla su vasta scala può appigliarsi a cavilli interpretativi per mettere il silenziatore alla voce del popolo.

Dichiaro onestamente di non avere le competenze né le capacità per chiudere il discorso su un argomento così difficile e delicato, l’unica cosa che mi viene in mente è che in alcuni casi la censura viene applicata con i carri armati su piazze metropolitane o con un colpo di fucile sparato in mezzo agli occhi in un vicolo buio.

Mi resta quindi in mano un punto di domanda non sulla liceità di un mezzo poco ortodosso per risolvere problemi, ma sul modo meno invasivo e più saggio per proteggere la dignità.

Ferma restando la mia convinzione che chi ha paura usa la censura.

Opera dell’artista Emanuele Cazzaniga

7 thoughts on “Io Censura Tu Censura Noi Censura

  1. Usa la censura chi non ha parole, chi non ha capacità di espressione, chi nasconde dietro uno schermo la sua nullità, senza considerare che non importa nasconderti, dato che non ti vede nessuno. Di loro non mi curerei, proprio per non farli diventare più di uno zero-virgola-zero. Di quelli più in alto sì. A parte qualche post che sparisce “miracolosamente” se fai nomi e cognomi, per ora possiamo continuare a esprimerci, ma penso con vero terrore al giorno che non potremo più. Ci è rimasto solo questo!

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  2. Ciao Nadia,ricordo il tutto e come allora non ho cambiato la mia opinione in proposito trovando conferme in tempi recenti riguardo a chi fa della vita virtuale il centro di se stesso quando invece la vita vera e’ fuori da tutto questo,purtroppo anche a me di recente e’ accaduta una roba simile ma come sempre vado avanti per la mia strada ed apprezzando chi mi legge e commenta e viceversa anziche’ chi e’ infame virtualmente e non solo e vive rosicandosi l’anima d’infamita’ ed invidia patetica.
    Buon fine settimana e se trovi il tempo leggiti sul mio space “Una questione di palle” , son certo apprezzerai,unbeso.

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  3. La censura può risultare odiosa e incomprensibile a chi la subisce.

    Molto peggio è però l’autocensura, la quale non interferisce solamente nelle nostre espressioni ma anche nelle nostre azioni, compresa eventualmente quella di censurare (è un nastro di Moebius).

    Estremamente efficace e pericolosa è la cosiddetta lautacensura, ovvero una censura “à la carte” da applicare dietro compenso adeguato.

    Cautocensura è chi non sa che pesci prendere, vorrebbe censurare ma non se la sente, perché prova attrazione verso l’oggetto della censura.

    L’altrocensura è l’essere spregevole che zelantemente si perita di riferire all’occhiuto censore le eventuali sue sviste.

    🙂

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    1. La censura può risultare odiosa e incomprensibile a chi la subisce.
      Volevo scrivere di più, ma sono stanco di confronti scemi e di persone che si credono filosofi, invece sono solo ragazzi che fanno i vecchi.

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      1. Grazie, anzi tre volte grazie.

        Grazie per la desistenza, mai così gradita come in questo caso.

        Grazie per aver capito che non sono un filosofo, un maître à penser. Mi mancano essenziali dosi di analisi, indipendenza, onestà, correttezza, rigore, integrità. Ritengo di essere un onesto riscopritore dell’acqua calda, elemento talmente comune che talvolta tendiamo a trascurarne l’importanza.

        Grazie per detto che sono giovane. E’ vero. Sono un adolescente fermo alla stazione di Sedicianni che vede transitare i vagoni del tempo e che non riesce (o non desidera) a salire sul convoglio della sua età anagrafica. Confido comunque di invecchiare serenamente il giorno dopo della mia morte.

        Che ci vuoi fare, anche se a prima vista posso sembrare gradevole, in realtà sono immaturo, quindi acerbo, aspro, duro, scialbo, acido, pungente e indigesto.
        Lascia perdere, porta pazienza e pensa alla salute.

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