Opinione

Domanda inutile

Come succede spesso, tanti italiani più o meno motivati manifestano appassionatamente per le vittime di presunti soprusi delle forze dell’ordine, sventolando ad ogni occasione le bandiere di Gaza.
Giusto e sacrosanto, ma io mi domando come mai questi stessi italiani restano muti e assenti per la malsanità che tocca tutti, per i tagli alla scuola, per i soldi che il governo spende in armi, per il territorio che sta andando a rotoli a causa dell’incuria, per la criminalità che sta diventando un gioco da ragazzi, e per tanti altri problemi che rendono la vita difficile, mentre i disagi rimbalzano nelle nostre teste e il nemico da combattere è uno come noi.

 

 

21 pensieri riguardo “Domanda inutile

  1. Quello che sta succedendo a Gaza è semplicemente inaccettabile. Nel tuo articolo fai riferimento alle armi; non scendere in piazza per Gaza vuol dire accettare tutto, come anche che i soldati criminali israeliani vengano in Italia a “decomprimere”. È come dire che i nazisti facevano bene a venire a rilassarsi in Italia dopo gli atroci crimini commessi. Forse non sei mai scesa in piazza per Gaza, ma ti posso garantire che la Gran parte di chi lo fa è cosciente delle scellerate scelte dei nostri governi e va a manifestare anche per i temi che ci riguardano direttamente. Sono infine d’accordo con te sul fatto che bisogna fare sentire le nostre voci. È importante scendere in piazza per tutti i problemi di questa società allo sbaraglio. Le nostre voci contano. Per quanto riguarda Gaza, io mi chiedo per quanto ancora dobbiamo assistere a questi orrori. A ottobre saranno tre anni di Genocidio (riconosciuto dalle Nazioni Unite) + 78 anni di occupazione feroce dalla quale la propaganda ci ha tenuti lontani.

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    1. Ciao, io mi chiamo Nadia, e tu?
      Dal secolo scorso seguo ciò che succede in Palestina ed ho manifestato il mio dissenso anche nel mio blog. Tuttavia, penso che non sia sufficiente scendere in piazza con le bandiere per salvare Gaza, forse basta per mettersi a posto con la coscienza, ma serve ben altro. Penso che nessuno di noi comuni cittadini abbia la formula magica per salvare il popolo Palestinese, che è solo uno dei tanti popoli che sta soffrendo sulla faccia della terra.
      Per cambiare direzione occorre cominciare a lavorare su noi stessi.

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      1. Ciao Nadia. Io mi chiamo Farida e ti posso garantire che non scendo “solo in piazza”. Chi mi conosce sa che mi dedico a tutte le azioni pacifiche possibili come altre migliaia se non milioni di persone. Sono siriana, nata in Italia e so benissimo quello che Israele ha fatto per decenni in Medio oriente. Importante è boicottare e spingere i nostri governi ad agire. Le nostre proteste servono anche a questo. I politici si rendono conto dell’ importanza delle nostre voci. Faccio parte del gruppo BDS e ne vado molto fiera. Dagli un occhio quando hai tempo: BDS Italia

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      2. Ciao Farida, piacere di conoscerti. Sono contenta che tu sia passata dal mio blog, perché la tua voce arriva dalla realtà che tanti in Italia non conoscono, tu pur essendo italiana fai parte di un popolo che subisce oppressioni e sofferenze, e manifesti per difendere il tuo popolo, cosa che la maggior parte degli italiani dimentica spesso di fare, preferendo manifestare per ciò che viene sbandierato da media, nel bene e nel male. Giusto per mettere a posto la coscienza, poi vada come vada a loro rimbalza. E’ più facile manifestare per cause lontane da noi che comunque non ci toccano. E’ questo che metto in discussione, sono sempre stata pro Palestina e, come tanti giovani della mia epoca, giravo con la kefiah. Ogni situazione e ogni età ha motivi diversi per manifestare. Io sono italiana nata in Piemonte e trasferita in Lombardia dopo il matrimonio. Le mie origini sono molto umili e ho visto da vicino la povertà, e anche l’emarginazione, non la guerra né la distruzione di un popolo, ma so di che cosa stai parlando e ti sono vicina.

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  2. Ti dò una risposta forse più inutile della domanda… 😉

    Sai come la penso? Penso che la gente (e nella “gente” ci sto dentro pure io, in senso lato) scelga sempre la via più facile, tutto qua. Per fare ogni cosa.

    E quindi, applicandoci al caso in questione, è più facile scendere in piazza e manifestare oppure fare qualcosa che potrebbe aiutare a risolvere i problemi ma che costa molta più fatica? Sventolare una bandiera è facile e se lo fai nascondendoti nella massa è anche privo di rischi. Impegnarti personalmente per aiutare per esempio qualcuno prima che dia di matto in mezzo alla strada è molto ma molto più faticoso.

    Il 90% dei manifestanti (qualunque sia la “causa”) si lava la coscienza con il solo fatto di aver partecipato. Tornano a casa e tutti contenti pensano “oh, io il mio l’ho fatto. Adesso chiamo un Glovo e mi vedo un bel film“. Stai contribuendo allo sfruttamento dei “rider”, stai arricchendo Amazon (o Apple, o Netflix, o chi vuoi), stai distruggendo il tessuto economico dei piccoli ristoratori della tua città, ma che importa? Hai “manifestato”, bravo.

    Ben più difficile, faticoso, pericoloso e costoso impegnarsi sul serio. In un certo senso (per quanto io non condivida, ma riconosco le azioni), un solo appartenente alla “Flottilla” per esempio vale quanto 1.000 manifestanti dei centri sociali che sfilano per le vie di Roma. Facile protestare a San Giovanni, poi prendi la metro e te ne torni al tuo appartamento da studente fuori sede, magari hai tempo pure per uno spritz a via Labicana. Un po’ più sensato – al limite – portare il culo in mezzo al mare e farsi caricare dai soldati israeliani, non so se ho reso.

    Sui “soprusi” delle forze dell’ordine avrei molto, troppo da dire, ma mi fermo qui 😉

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  3. La spiegazione è facile. Purtroppo. E dietro ci sono sempre e solo interessi economici. Manifestano perché per tanti di loro (se non la totalità) è un mestiere. Retribuito con cedolino a fine mese. Coop, onlus, associazioni e organizzazioni straniere che utilizzano quei poveri diavoli per i loro scopi.
    Tutto qui!

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  4. Quello che segnali è un paradosso. Si mobilitano le coscienze per drammi geopolitici, ma cala il silenzio sui problemi strutturali che erodono la vita quotidiana di ognuno di noi. Chi ne fa le spese sono tutti quei diritti che vengono messi ogni giorno ai margini degli interessi politici (sanità, scuola territorio, sicurezza, giustizia sociale). Continueremo ad indignarci ” in silenzio” mentre i nostri cari politici continueranno “a gran voce” a farsi i fatti loro.

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  5. Perché l’italiano medio segue solo il gregge, a mio parere.
    Doveroso manifestare per Gaza, ma ci sarebbero mille altri motivi per far sentire la propria voce.
    Ma io sono il primo a dover tacere: non partecipo a nessuna manifestazione TRANNE quelle contro la violenza sulle donne, grave fenomeno che ha colpito la mia comunità più volte.

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  6. Non hai idea di quante volte me lo sia chiesta anch’io senza riuscire a darmi una risposta degna, tante supposizioni ma mai una risposta vera e propria e ancora oggi non ce l’ho. Buon pomeriggio Nadir e brava 👏👏👏

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