qualche pezzo di me

E io sono il capo

Quando vado a timbrare il cervello al cps incontro gli habitué come me. Siamo tutti diversi per età, patologie e apparenza. Ci accomuna la necessità di assumere psicofarmaci per cercare di stare in bolla.

C’è Lorenzo un bel diciottenne che potrebbe avere il mondo ai suoi piedi, figlio unico di genitori e nonni troppo tutto. So che è arrivato lì per turbe mentali che sfociano in aggressività estrema verso i suddetti parenti, pertanto va sedato e tenuto sotto controllo. La differenza tra me e lui, a parte l’età, è che io sono autolesionista con tendenze suicide.

Piera è un’ex insegnante di inglese che, non so per quale motivo, s’è bevuta il cervello. Lei dice che è colpa della depressione. Avrà circa 60 anni, è una sportiva come me, però lei va in bici e viene anche in palestra. Spesso non ricorda i nomi degli oggetti, per esempio se deve indicare una sedia va in panico perché non ne ricorda più il nome, comincia a piangere chiedendo “come si chiama quella roba lì”. Quando arriva in palestra bacia tutti, ride spesso, però se deve compiere il suo circuito di allenamento e vede che la decima macchina che dovrà usare (dopo un’ora) è occupata, va da chi la sta usando e chiede di lasciarla libera altrimenti si mette a piangere.

Poi c’è Alessandro l’urlatore. E’ un uomo dall’età indecifrabile, potrebbe avere 30 o 50 anni, circola sempre accompagnato dal padre, abbastanza fulminato anche lui, ma credo sia per l’età avanzata.

Alessandro sente le voci e risponde a loro. Non si sa con chi sta parlando, ogni tanto mette la mano vicino all’orecchio e poi risponde come se avesse il telefono. Qualche volta caccia degli urli spaventosi, molto acuti, che si sentono a due chilometri di distanza. Nessuno ci fa più caso, sappiamo che è innocuo.

Questa è la combriccola di cui faccio parte, e io sono il capo, ovviamente.

Saltuariamente arrivano gruppi di ragazzi altamente problematici, sempre con un paio di accompagnatori che vivono in un centro di recupero. Sono un mondo a parte e si relazionano solo tra loro.

Io e Lorenzo siamo quelli “a posto”, sembriamo persone senza alcun problema, però so che lui quando sbroccola fa dei disastri.

Io ormai, essendo una veterana, là dentro sembro una dottoressa. Ho sempre tutto sotto controllo, specialmente quando vado a timbrare. Nessuno direbbe che ho sofferenze mentali, sono diventata bravissima a mantenermi in ordine. Quando non ci riesco, faccio in modo che nessuno mi veda e, comunque, sono pericolosa solo per me stessa.

 

6 risposte a "E io sono il capo"

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