Opinione

L’arte del cappuccino

La settimana scorsa ho lavorato una paio di giorni come promoter in un centro commerciale; nella pausa pranzo mi andava di bere un bel cappuccino con qualche brioche, cosa che non faccio mai a colazione poiché preferisco consumarla a casa, tranquillamente seduta al tavolo apparecchiato come si deve, prima di affrontare il mondo fuori.

Dopo aver girovagato per trovare il bar meno affollato, decido di servirmi al reparto dolci del magazzino per scegliere qualche prelibatezza da immergere nella bevanda. Come tutti gli italiani anch’io ho la sana abitudine di gustare caffè et similia in formati differenti secondo l’umore e il momento della giornata. Il cappuccino mi piace bollente con la schiuma solida come panna montata che resta in superficie senza mescolarsi col caffè.

Attrezzata di vassoio e porcheriole assortite mi presento al banco bar e ordino la bevanda.

Subito capisco di aver sbagliato momento perché, al posto delle solite bariste, trovo un ragazzotto vistosamente fuori posto che, con sguardo atterrito, prima osserva me chiedendo pietà, poi cerca disperatamente qualche collega che corra in suo aiuto perché è fino troppo evidente che non sa nemmeno dove trovare il bricco del latte. Probabilmente è lì a coprire un’assente per pochi minuti, tempo troppo lungo per evitare situazioni imbarazzanti come quella che gli sto proponendo con la mia richiesta.

In un attimo vedo passarmi davanti i dieci minuti successivi: il ragazzo tenta in ogni modo di montare il latte che non ne vuole sapere, ed io che mi rassegno a intingere i miei dolcetti in una brodaglia beige che del cappuccino non è nemmeno lontana parente.

Comprendo l’imbarazzo del malcapitato e faccio finta di niente perché so benissimo che anche lui è vittima della crisi e della recessione economica: probabilmente addetto alla vendita dei videogame, per comodità dell’azienda, attualmente utilizzato come jolly e quindi sbattuto lì a espletare un compito che mai avrebbe pensato di dover affrontare.

Negli ultimi anni succede spesso di vedere persone totalmente impreparate a svolgere funzioni in modo maldestro se non addirittura errato.

Finché si tratta di un cappuccino pazienza, ma quando succede per mansioni più delicate il problema può diventare drammatico.

Ma, tornando al mio cappuccino, devo purtroppo constatare la poca professionalità e capacità di tanti baristi nel servire un prodotto a regola d’arte. Naturalmente non si pretende la maestria di Tom Cruise nel film cocktail quando si ordina qualcosa da bere, ma il caffè o un cappuccio dovrebbero essere almeno bevibili.

Invece no! Spesso e volentieri anche in locali dedicati alla degustazione di queste bevande, il prodotto finale non è soddisfacente. Essendo noi italiani artisti pure nel settore alimentare, sappiamo bene come deve essere confezionata qualunque cosa destinata a soddisfare il palato, quindi siamo esigenti e pretendiamo di assaggiare le nostre specialità “comediocomanda”. E siccome il cappuccino è una nostra specialità, deve rispettare i criteri stabiliti dalla maestria culinaria, esattamente come succede alla pasta e a tutti i piatti tipici che distinguono il nostro marchio di eccellenza anche in questo settore.

Comunque, per concludere la cronaca: mi è mancato il conforto di un cappuccino come piace a me.

E’ proprio un mondo difficile…

25 risposte a "L’arte del cappuccino"

  1. Non ho idea di cosa t’abbia servito il malcapitato, forse una sorta di caffellatte ristretto o una broda calda.
    Qui da noi, prima di mettersi dietro a un bancone del bar (ma anche davanti) bisogna conoscere tutti i 15 modi base di ordinare un caffè.
    in primis nessuno ordina un caffè, non esiste proprio.
    Nero = espresso (1 cm)
    Nero lungo = espresso lungo
    Nero in B = espresso in bicchiere (Duralex francesi da 9 cl)
    Nero con latte = espresso con picco bricco di latte a parte (specificare se freddo o caldo)
    Capo = nero macchiato
    Capo ciaro (chiaro) = nero macchiato con più latte
    Capo in B = nero macchiato in bicchiere
    Capo ciaro in B = nero macchiato in bicchierecon più latte
    Capo in B tanta = nero macchiato in bicchiere con tanta schiuma
    Capo in B tanta special = nero macchiato in bicchiere con tanta schiuma e spolverata di cacao
    CBS = nero macchiato in bicchiere senza schiuma
    Goccià = nero con una goccia di schiuma di latte
    Goccià in B = nero in bicchiere con una goccia di schiuma di latte
    Doppio = doppio espresso
    Deca = nero decaffeinato con tutte varianti (deca in B, deca capo, ecc.).
    Il cappuccino viene servito di rado, generalmente associato al caffellatte, o al macchiatone veneto.
    🙂

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    1. Quello era un caffelatte brodoso e indifendibile. Però capisco il poveretto, nella grande distribuzione stanno facedo strage di personale. Conosco una ragazza che ha lavorato per anni come segretaria di direzione e adesso fa la bancalista, mentre un’altra anch’essa impiegata di livello, ora è a far caffè pure lei.

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      1. In effetti è così. Al tempo tutto il caffè dell’impero passava da qui, e perciò il caffè diventò qualcosa di più di una gradevole bevanda calda, direi quasi un modo per distinguarsi, un gingillo da bere. Ancora oggi il consumo locale di caffè procapite è doppio che nel resto della penisola.
        Due dei migliori caffè che puoi trovare nei negozi vengono prodotti da queste parti, e anche a Vienna considerano sempre superlative le nostre miscele.

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      2. Beh, questo dipende dai gusti e dal tipo di caffè.
        Io, per esempio, lo preferisco schwarz und bitter, ossia nero e amaro, perché solamente così posso apprezzarne la qualità.
        Non amo la schiuma troppo alta, del tipo mezzo centimetro, diciamo che sui 3 millimetri è perfetta, fa da protezione agli aromi sottostanti senza creare un cappotto inutile.
        Si prende la tazzina, con delicatezza, e poi si agita un po’ il contenuto (movimento rotatorio con la mano, niente cucchiaino), per due motivi. Nella primissima fase di estrazione il caffè è più denso di oli, mentre alla fine rischia di essere meno denso e quasi pura caffeina, così quella breve agitazione tende a omogeneizzarlo. Il movimento poi rompe al centro il velo di schiuma, e gli aromi del caffè sottostanti si possono liberare. Va da sé che quello è il momento di mettere sotto al naso la tazzina per catturare i vari profumi, di nocciole, di mandorle, di arancia, e altri ancora, più forti ovviamente se si tratta di qualità arabica.
        Poi si passa all’assaggio. Avvertimento importante, mai bere il caffè in una sola fase, almeno se si vuole apprezzarne la qualità.
        Prima si prende un piccolo sorso, giusto quel tanto per sentirne il sapore, che sarà per forza di cosa “amaro”. E qui sta il segreto, nel lasciare al palato e al cervello il tempo per abituarsi all’amaro, una sorta di riconfigurazione organolettica. Nel sorso successivo saranno presenti (purtroppo non sempre) tutti gli aromi che rendono unico il caffè. Se non hai un palato allenato è difficile accorgersene, però potresti fare questa piccola prova: bevi un espresso, o, se vuoi, assaporalo e poi sputalo, quindi bevi un altro espresso. Se non hai il palato foderato di amianto (e se non fumi) sentirai che il secondo sembra più “buono” del primo.
        Questo vale per il “nero”.
        Un capo in B per esempio non va bevuto subito. È un caffè invernale, e quindi va tenuto in mano affinché possa trasmettere il suo intimo calore attraverso la pelle, e c’è appunto chi lo chiede molto caldo. Dopo quel primo incontro termico il capo va bevuto, lentamente, incuranti dei baffi di latte sopra il labbro, baffi che alla fine vanno leccati via con gesto molto godereccio.
        Ahoj

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  2. “tenta in ogni modo di montare il latte” tralasciando i doppi sensi cercavo di immaginare come.. 🤔Hahaha Bisogna anche dire che l offerta di bar in Italia é alta rispetto ad ogni altro paese quindi .. bisogna selezionare tanto nella quantità, anche per quanto riguarda la miscela di caffè usata😉 bell articolo, ciao!

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