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Professionalità, preparazione ineccepibile, bella presenza, poliedricità, disponibilità

Le caratteristiche del titolo, oltre all’obbligo di spostarsi autonomamente con mezzi propri e a proprie spese che devono comprendere anche i pasti fuori casa, sono il bagaglio minimo per essere presi in considerazione quando ci si candida presso un’agenzia che spalma promoter, per svariati prodotti, presso i centri commerciali.
Per un compenso tra 40 e 50 € netti a fronte di 8 ore di lavoro, che diventano 10/11 se si considera il tempo del viaggio e la pausa pranzo, oltre all’ora da dedicare ogni sera per il rapporto on line delle vendite.
Ovviamente occorre essere muniti di pc, stampante, scanner e un minimo di preparazione all’utilizzo di varie piattaforme e programmi.
Io sono stata inserita per una sostituzione e da lì in poi, lavorando bene, riesco ad ottenere qualche incarico, ma se avvessi cercato di iscrivermi presso un’agenzia, sarei stata rifiutata poiché attualmente l’età massina per entrare è stata abbassata a 35/40 anni.
Ci sono promoter ultrasessantenni, ma loro sono inserite da almeno vent’anni, sono entrate nel settore e ci sono rimaste.
Per i nuovi aspiranti, chi ha superato i 40 non è ritenuto in grado di vendere un vasetto di maionese, né trippa per gatti.
Proprio nel settore degli articoli per animali un paio di mesi fa mi è arrivata questa mail da un’agenzia alla quale sono iscritta

Capito? Ti chiedono la laurea per vendere la sabbietta dove cagano i gatti.
Con tutto il rispetto per gli amici animali, che adoro, io non ho studiato biologia né veterinaria, ma penso di saper descrivere le qualità di guinzagli, crocchette e mangime per criceti. Che poi le qualità che occorre illustrare le scrive la ditta che rappresenti, quindi serve solo imparare la lezione a memoria.

A me piace questo lavoro perché, essendo tendenzialmente animale solitario, mi fa uscire dalla tana e  mi dà l’opportunità di stare tra la gente, ascoltare le necessità altrui e, qualche volta, anche confidenze di persone sconosciute.
Inoltre permette di utilizzare le competenze professionali accumulate durante gli anni in cui avevo un lavoro fisso.

Quindi non è che spunto nel piatto dove mangio ma, talvolta, è il piatto che mangia me: l’anno scorso con il lavoro da promoter ho guadagnato 780 € lordi che, sommati al mio reddito annuo di 12.000 €, hanno fatto scattare l’aliquota d’imposta.
Sicché nel 730 di quest’anno, a fronte di un reddito netto complessivo di 12.700, sono andata a debito d’imposta e ho dovuto pagare ancora tasse.
Da qui deduco che il lavoro mi costa, forse farei meglio ad evitarlo e continuare a camminare per boschi e colline.
Lì, almeno per il momento, non mi viene richiesto un pedaggio supplementare perché è già inserito nelle tesse comunali.

12 risposte a "Professionalità, preparazione ineccepibile, bella presenza, poliedricità, disponibilità"

  1. Una società dove il lavoro vale poco o niente è perché considera che anche le persone valgano poco o niente.
    “Tu sei quello che guadagni, non importa come”, è il messaggio che arriva, di certo non subliminalmente. Ma questo è un discorso che cerco sempre di evitare perché altamente incazzogeno.

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  2. Con sta storia delle lauree ormai richieste per qualsiasi attività stanno davvero esagerando.Per come la vedo io, tolti solo alcuni lavori che richiedono una ipercompetenza ( es un medico…) per la maggior parte dei lavori basterebbe semplicemente una formazione fatta dall’azienda con un affiancamento. E dipendesse da me eliminerei anche i limiti d’età sempre fatta eccezione per quei lavori dove potrebbe contare .

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  3. Giro poco per i centri commerciali (il meno possibile), perciò non ho molti contatti con queste figure professionali.
    In effetti la maggior parte di questi “pusher” da supermercato gode delle fortune della giovane età, ma le sperpera restando china sull’immancabile smartphone, o evitando ogni sorta di contatto umano con la fauna circostante.
    Posso anche capire che la paga è una miseria, che il prodotto in promozione non è nelle loro corde, che sono lì per una settimana e poi, lavorato bene o lavorato male, andranno a casa, ma bisognerebbe approfittare del momento, imparare a parlare con la gente, imparare a offrire qualcosa (oggi una crema di tonno, domani qualcosa di loro), e, perché no, cercare la parte divertente che c’è nel vendere.
    Girando per mercati si vede subito chi sa vendere, dalla voce, da come espone, da come ti aggancia, da come ti fa felice per una decina di secondi, e poi, avanti il prossimo.
    Altro che laurea, presenza avvenente, giovane età, esperienze più o meno verosimili, per vendere bisogna esserci portati, e quindi un bel test psicofisico ci vuole, altrimenti potrebbe succedere (è successo a me) di incontrare un promoter di birra astemio!
    Ahoj
    🙂

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    1. Benché io non sia una persona molto ciarliera, riesco a fare questo lavoro molto bene. Mi diverto e quando raggingo gli obiettivi sono molto contenta. Nel mese di dicembre ho fatto per tre we la promoter di giocattoli per bambini da 0 a 6 anni. L’obiettivo importo dall’agensia era vendere almeno 40 pezzi al giorno, io ne vendevo più di 100 ogni giorno. 😀

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