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Viva l’Italia degli italiani, fatto di cronaca personale

Passate le votazioni e Burian possiamo rilassarci e riprendere a piangere da dove eravamo rimasti, ognuno dentro i propri affanni personali, perciò racconto la tragicomica avventura che ho vissuto durante l’ultima nevicata.
Dopo tre giorni di clausura a causa del maltempo, il sabato ho deciso di uscire per onorare un appuntamento nel paese a cinque chilometri da casa mia. Aveva smesso di nevicare e il cielo schiariva, vedevo scorrere bene il traffico sulla statale e, finalmente, anche la via dove abito era stata in qualche modo pulita, quindi ho preso coraggio e sono scesa con la mia macchinina. Viaggiando con molta prudenza sono arrivata puntuale, ho sbrigato ciò che dovevo e, verso le 18,30, son tornata. Tutto bene sino alla fatidica salita che già conoscete se avete letto qualche post indietro, la rampa era abbastanza sgombra perciò ho deciso di farla tutta d’un fiato. Purtroppo a venti metri dalla fine c’è un’impennata tremenda che mi è stata fatale. Sono rimasta bloccata e non c’è stato verso di arrivare in cima, qualunque cosa facessi l’auto slittava scivolando pericolosamente verso i cancelli e verso il basso a discesa libera e veloce. Il buon senso mi ha suggerito di evitare ulteriori tentativi una volta bloccata l’auto girata di fianco proprio nel centro della strada resa ancor più stretta dalla neve parcheggiata ai lati.
Nonostante il chiasso fatto dalle sgommate e dal motore che ruggiva disperato, nessuno dei quattro condomini della mia palazzina ha messo il becco fuori, erano tutti in casa e vedevo le testoline sbirciare dietro le tende, ma: zitti tutti. Preciso che la strada dove vivo è praticamente blindata, ci sono tre ville da un lato e due villoni dall’altro, chiude la via il mio condominio di quattro appartamenti. Tutti italiani, gente molto per bene, alta densità canina che avvisa appena arriva uno “straniero”.
Sono scesa dall’auto, rischiando di spaccarmi le ossa perché non si tava neppure in piedi, ed ho suonato tutti in campanelli. Ha risposto solo una bambina chiedendo “chi èèèèèèèèèè?”, “ciao sono Nadia c’è tuo papààààà?”, “adesso guardo”.
Tagliamo corto: ho chiesto se poteva darmi una mano, lui è sceso dicendo che doveva uscire, dunque occorreva togliere di mezzo la mia auto altrimenti non poteva passare. Tutto si è sistemato in pochi minuti: una spintarella ed ho potuto parcheggiare il veicolo a valle evitando di ostruire il percorso.

Interessante esperienza a conferma di quanta solidarietà(?) ci sia tra noi che ci conosciamo da anni, magari solo di passaggio sulle scale comuni, ma sappiamo bene chi siamo. Siamo quelli che sbraitano a favore dell’accoglienza chiudendo la porta in faccia al nostro dirimpettaio.

 

33 risposte a "Viva l’Italia degli italiani, fatto di cronaca personale"

  1. Tempo fa raccontai una vicenda che mi fece fare analoga riflessione su come gli italiani se ne freghino ( la trovi qui: https://klaudiomi.wordpress.com/2016/06/23/quel-profugo-di-un-demonio/) di aiutare il prossimo e siano solo preoccupati di ciò che riguarda loro. Purtroppo è così. A proposito di nevicate ricordo che quando ero piccolo e di neve ne faceva tanta e molto più spesso, all’occorrenza tutti si scendeva a dare una mano. Oggi…puoi morire che non scende nessuno…l’ultima nevicata vera, l’anno scorso ero l’unico a spalare un metro di neve! Si si…italiani proprio a casa loro…

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      1. “A due metri” metaforicamente – ma anche se lo fossi stata materialmente, come avrei fatto a riconoscerti? Ero a Siccomario, ma è stata una toccata e fuga, perché il treno che ho preso a Milano e che nasceva a Milano è partito con un’ora esatta di ritardo, per cui alla fine a casa dell’amica che sono andata a trovare ci sono arrivata quasi all’una e ne sono ripartita alle due e dieci.

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      2. No no, ero di passaggio, così come lunedì sera sono stata di passaggio a Cornegliano Laudense. Per la precisione ero a Travacò Siccomario, che a occhio dovrebbe essere ancora più vicino.
        Io sono una di passaggio…

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  2. La prossima volta devi salire in retromarcia, è la marcia più bassa e trainante delle auto normali. Per ciò che riguarda i vicini, ogni paese è uguale all’altro, ma in città è peggio, t’assicuro! 😉
    Bacio
    Sid

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