Freak · Lifestyle · Opinione

Quelli che non ce l’hanno ma ce la fanno

In questo periodo mi commuovo pubblicamente. Cosa mai successa in passato, o assai raramente. Attualmente, invece, mi commuovo con poco poco.
Con “poco” non intendo un filmetto strappaqualcosa o i programmi tv costruiti apposta, il poco è rappresentato da persone e situazioni che paiono impossibili prima di cominciare, hanno zero privilegi naturali o regalati dalla sorte.
Qualche sera fa son capitata su un programma di mezzanotte, ho ammirato con occhi lucidi gli ori olimpici italiani conquistati in varie discipline sportive. C’erano tutti gli atleti schierati con le medaglie appese al collo, ed ognuno raccontava la propria esperienza fatta di gioie, delusioni, grandi soddisfazioni ma, soprattutto enormi sacrifici.
Certo nessuno li obbliga a farsi il “mazzo” sul più bello della vita per qualche momento di fama che, rispetto a quella della più scalcinata prezzemolina tv, è roba da sveltina sull’ascensore. Insomma loro passano gli anni migliori della gioventù tra allenamenti e rigore assoluto per godere quei 37 secondi in cui salgono sul podio. Mentre altre persone stanno perennemente in primo piano senza sapere perché ci stanno.
E poi ho goduto un grande momento di languida commozione ascoltando l’intervista radiofonica di Alex Zanardi che raccontava l’arrivo dopo aver terminato una durissima gara di triathlon. Narrando, lui stesso commosso, la meravigliosa emozione nel sentire (mentre spingeva verso il traguardo la sua carrozzina da paraplegico) lo speaker urlare sulla folla esultante: “Alex: YOU are an ironman”.
Ogni giorno la cronaca, o la semplice quotidianità, ci propongono vicende con protagonisti senza speranza ma con tanto coraggio e voglia di raggiungere una meta di qualunque genere, superare un dolore, una disgrazia, una malattia o eventi disastrosi come quelli accaduti in varie parti d’Italia a causa di maltempo e malgoverno.
Creature che non hanno fortuna, privilegi, ricchezze, caratteristiche fisiche per arrivare in fondo, insomma perdenti a tavolino che invece ce la fanno e diventano vincenti alla faccia della sfiga genetica.
Son sempre stata incline all’ammirazione e partecipazione emotiva verso i nerds, i freaks, quelli dell’ultima fila, o sempre fuori dai giochi. Ma negli ultimi tempi questo apprezzamento è condito da commozione sincera e profonda. Sarà la vecchiaia, o la mancanza di impegni lavorativi che mi rendono più portata a lasciar correre qualche lacrima, liquido che non mi sgorgava da parecchi anni. Non per mancanza di volontà, ma per secchezza della sacca lacrimale cardiaca: quando ne vedi/vivi tante (troppe) l’istinti di conservazione ti difende asciugandoti l’anima.
E adesso che sto guardando il cielo, mentre scrivo davanti alla finestra, mi ricordo che mai come quest’anno ho ammirato le variazioni cromatiche proposte dai giochi tra nuvole, sole, luna e ritagli di colline che ogni giorno mi si propongono attivando, anche in questo caso, un sussulto di commozione. Mi commuovono la bellezza, la forza, il coraggio non sfacciatamente urlati o esibiti, le cose piccole che si ignorano facilmente perché forse neppure Dio le vede.
Uffa, non so se faccio bene a pubblicare questo post. Mi sembra scritto male, troppo malinconico e un po’ melenso. Ma anche questa sono io ed è inutile nascondermi. Perciò mi espongo al pubblico senza i veli del pudore emotivo anzi, ci metto pure le dediche.
Queste righe sono per tutti quelli che non ce l’hanno (la fortuna), ma ce la fanno (in barba alla s-fortuna). Sono anche per un compagno d’affetto che, pur avendo dovuto affrontare guai di salute importanti fino all‘invalidità, non ha perso brio né voglia di vivere e divertirsi serenamente per quel che il suo corpo martoriato gli concede.

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5 thoughts on “Quelli che non ce l’hanno ma ce la fanno

  1. Sono quelle persone che ti fanno sembrare nulla i tuoi guai; è quel cielo che puoi vedere e ammirare, quell’aria che puoi respirare, tu, mentre in altre parti del mondo succedono crimini indicibili, che ti dà la forza di tirare avanti, e magari di essere felice. Nel tuo piccolo, magari pochi secondi.

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