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CHE MONDO INFAME

Quello in cui non puoi più permetterti una piccola, smunta e disinteressata generosità.
Benché ormai da oltre un anno sia a casa senza lavoro, prima come cassintegrata, ora definitivamente licenziata quindi disoccupata, solo ultimamente mi ricordo* di quanto sia complicato e restrittivo vivere con pochi soldi a disposizione.
*Ho messo l’asterisco sulla parola “ricordo” poiché la famiglia in cui sono nata, pur vantando da entrambi i genitori ascendenti assai benestanti, era povera nel senso più dignitoso della parola: a casa si mangiava e si viveva lo stretto necessario per campare decorosamente senza dare spazio a nulla di superfluo poiché solo mamma aveva un magro stipendio fisso. Perciò ho appreso nella più tenera infanzia le rinunce verso qualunque cosa non indispensabile.
Crescendo ho imparato ad arrangiarmi parecchio per pagarmi gli studi e vivere in modo da non pesare ulteriormente su colei che per me è stata la colonna portante di una piccola famiglia che si sarebbe presto disgregata senza la sua pazienza e spirito di sacrificio. Da lei ho imparato a non bramare né soffrire “per mancanza di mezzi”, ma soprattutto ho imparato a guadagnarmi onestamente il “superfluo” che ogni adolescente viva e vegeta vede passare sotto il naso andando a scuola e frequentando coetanei.
Posso tranquillamente affermare che, nonostante i disagi pesanti che hanno accompagnato la mia giovinezza, non mi sono mai fatta mancare nulla, arrabattandomi tra diversi lavori più o meno saltuari, più o meno stravaganti (naturalmente sempre onesti e legali), a volte anche ben retribuiti.
Poi è finalmente arrivato il lavoro fisso a tempo indeterminato che, pur togliendomi tanta vita fuori dall’ufficio, mi ha permesso per qualche anno di vivere agiatamente concedendomi pure il lusso di alimentare piccole manie come collezionare occhiali da vista abbinandoli ai colori dell’abbigliamento: ho raggiunto la ragguardevole cifra di 75 paia di occhiali super tecnologici con lenti talmente selezionate da costare quanto una borsa autenticamente griffata. Per non parlare di libri o musica che ho sempre acquistato senza scaricare mai nulla dal web.
Non avendo molto tempo per divertirmi fuori casa, ho fatto della dimora il tempio del comfort riempiendola di qualunque cosa potesse rasserenare il mio spirito tendenzialmente malinconico. Sicché spesso e volentieri, negli anni passati, mi trovavo a regalare abiti, borse, scarpe, ma anche pezzi di arredamento costosissimi e quasi nuovi che non soddisfacevano più il mio gusto personale. Insomma non mi preoccupavo tanto di quel che sarebbe venuto, soprattutto dopo la morte di mia madre unica parente a cui dovevo pensare e, pur non navigando nell’oro, spendevo serenamente tutto lo stipendio dopo aver pagato bollette e tasse fino all’ultimo centesimo. E mi permettevo anche di mettere a posto la coscienza spendendo parecchio in beneficenza tra associazioni umanitarie o animalarie di vario genere perché, mi son sempre detta, se sto bene io devono star bene anche un po’ di altri che vivono nel mondo che occupiamo insieme.
Non immaginando di potermi trovare improvvisamente, e senza alcun preavviso, in totale assenza di entrate ho trascorso il periodo della cassa integrazione (che peraltro ancora non mi è stata liquidata dall’Inps) consumando i pochi risparmi ed eliminando ogni spesa non basilare. Dovendo attendere la “comodità” del governo nell’erogare quanto dovutomi, ho iniziato a vendere nei mercatini on line ogni oggetto non utilizzato o acquistato per pura leggerezza negli anni scorsi. Appunto le “cose” che in passato regalavo con massima noncuranza ad amici e conoscenti senza pensare neppure lontanamente di ricavarne un guadagno o altre forme di ricompensa, ma semplicemente per liberare spazio e non lasciare languire “qualcosa” che avrebbe reso un favore a “qualcuno”.
Un po’ di “roba” l’ho venduta a prezzi irrisori rispetto al costo da me pagato ma, tant’è, quando s’ha da fare si fa e non ci si pensa troppo sopra: visto che prima regalavo, ben venga adesso qualche eurino per far fronte alla crisi imperante. Non mi disturba privarmene, come non mi disturba rinunciare ai capricci da ansiosa cronica qual sono poiché la mia ansia è di natura spirituale e la materialità palliativa riesce soltanto a velarla di fronte al mondo, ma non a me stessa.
Questo lungo preambolo è dovuto per poter tornare al titolo del post odierno poiché proprio questa mattina ho sentito, per la prima volta da quando soffro le difficoltà economiche, il peso psichico ed emotivo dell’attuale situazione. E la spinta interiore l’ha data una borsa che ho messo in vendita nel mercatino on line, perché questa borsa mi è stata chiesta da un’amica la quale, essendo pure lei disoccupata, deve chiedere il permesso al marito per acquistarla al prezzo irrisorio da me stimato. Da qui è partita la domanda: “ma in che mondo infame sto vivendo se non posso neppure regalare una borsa alla mia amica o devo rinunciare ad adottare a distanza un bimbo, un cane, un gatto, un topo o un baobab?”
Quel mondo infame in cui non puoi più permetterti una piccola, smunta e disinteressata generosità.
Vi sembrerà la solita delirante stronzata, lo so.
Intanto ieri è morto Salvatore La Fata e l’ebola comincia a spaventarci un po’, poco però eh…

Il mio socio in affari
Il mio solito socio in affari

8 thoughts on “CHE MONDO INFAME

  1. che bel post, lo sento molto, spero che le cose vadano presto meglio nel nostro povero buon paese. Vorrei aggiungere una foto, ma non credo che nei commenti di wordpress si possa, è una foto di una ragazza nera, a bocca aperta, come se stesse predicando, con un cartello di protesta che dice “someday the poor will have nothing left to eat but the rich”, “un giorno i poveri non avranno più niente da mangiare eccetto i ricchi”.

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    1. Grazie, mi piace molto l’immagine che hai descritto. Il mio blog è flessibile e aperto a tutti, se vuoi inserire immagini o video puoi farlo. Anzi mi piacerebbe che tu lo facessi. E’ semplice farlo: se sis tratta di una clip fai un copia incolla del link, s esi tratta di una immagine penso che sia possibili caricarla tramite le icone che trovo sotto. Se hai difficoltà mandala alla mia e-mail,, provvederò io a inseriral a nome tuo.
      Grazie per l’apprezzamento. 😀

      Mi piace

  2. Ti capisco. Stamani mi ha colpito un essere magro ossuto e curvo che sembrava una statua e muoveva appena gli occhi, con in mano bandierine dell’Europa e la scritta “1 Euro”, al distributore dove ho riempito il serbatoio con Euro 52. Ho pensato al mutuo, ai viaggi che non faccio e non farò mai, ma anche all’aria che respiro la mattina quando mi alzo, e i pini davanti a casa, e il cielo luminoso. Allora gli ho chiesto da dove veniva, “da Ventimiglia, nato in Francia”, ed ho comprato una bandierina. Che mondo infame!

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