Freak · Insofferenza

SCALA 40 COL VIVO

A scala quaranta si può giocare in due o in quattro e non serve il morto.
Giocando in due si presume che l’altro sia vivo. Purtroppo non sempre è così, ovvero non è morto ma si comporta come tale o, quantomeno, come uno che fatica a dialogare.
I motivi possono essere svariati e dipendenti dalla situazione in cui si trovano i due, nel senso che se l’incontro è occasionale, come può succedere in ascensore è normale che nessuno parli oppure che si scambino parole di convenienza e quindi niente di male.
Il fatto diventa più seccante se il muto è un compagno/a di viaggio, un amico, un marito o un fidanzato, insomma una persona con la quale si ha spesso e volentieri scambi di vario genere e con la quale si trascorre parecchio tempo se non addirittura la vita.
Normalmente se due s’incontrano, decidono di rivedersi e stare insieme, appare chiaro che uno dei motivi principali è avere qualcosa da dirsi reciprocamente.
Escludiamo i casi in cui si è impegnati in un lavoro che richiede attenzione, pertanto è plausibile rimanere poco coinvolti in eventuali conversazioni e rispondere brevemente e in fretta.
Succede talvolta che uno sia più loquace dell’altro e quindi ci sia compensazione, ma il mutismo totale di chi ascolta è comunque anomalo.
Per quanto mi concerne, ho atteggiamenti al riguardo abbastanza difformi: se mi trovo in una compagnia dove conosco poche persone, ascolto e intervengo solo se richiesto oppure ho qualcosa di fondamentale da raccontare. Normalmente sono loquace se la materia mi entusiasma, quindi riesco a dilungarmi anche in discussioni impegnative, in caso di argomenti che mi trovano impreparata taccio e ascolto facendo domande se necessario.
Per quanto possa essere lusingata, nel caso in cui la persona mi ascolta silente mostrando attenzione al mio dire, il silenzio totale non è del tutto gradito poiché non è detto sia interessata ai miei argomenti e forse si sta pure annoiando, pertanto farebbe bene a dirmi educatamente di tacere anziché farmi sprecare fiato inutilmente.
Altra situazione poco gradevole è quando mi accingo a mettere in atto un progetto d’accordo con qualcuno, e questi alla domanda “dove preferisci andare /cosa preferisci fare” risponde con un agghiacciante: “Boh…” Se poi la cosa si ripete in diverse occasioni, m’innervosisco parecchio perché a quel punto non capisco che cosa fa lì con me quella persona. E non mi basta sentirmi dire che “per lui/lei va bene tutto quello che scelgo io” perché se io scelgo di buttarci da un ponte spero che il mio compagno di avventura non sia d’accordo.
Quindi gli atteggiamenti di apparente disinteresse per discorsi o azioni che si compiono insieme con qualcuno proprio non li sopporto. Benché spesso ci sia buona fede e semplicemente la voglia di non pensare confidando nella fiducia, io gradisco una maggiore partecipazione altrimenti che senso ha stare o fare qualcosa insieme? Che gusto c’è se manca la condivisione sulle decisioni, le scelte, i pensieri, se manca lo scambio di pareri, il confronto delle idee.
E’ pure successo che un mio ex fidanzato alla domanda “perché fai parlare sempre me?” mi abbia risposto “tu hai sempre argomenti interessanti, mentre io ho ben poco da dire e mi piace ascoltarti”. Ed era proprio ciò che pensava, però la storia s’è afflosciata: l’attività unilaterale non è divertente né proficua.
Come dicevo all’inizio non esiste scala 40 e neppure rubamazzo col morto, quindi faccio un solitario e mando a dormire il mio aspirante socio di partita, tanto che gusto c’è a vincere giocando con nessuno.

Parlo con me...
Parlo con me…

5 thoughts on “SCALA 40 COL VIVO

  1. Mi ricordi una mia amica australiana che faceva sempre decidere me su tutto, mi dava un fastidio… non sapeva mai cosa voleva mangiare né cosa le andava di fare. Quando è venuta a trovarmi in Italia, l’ho portata a vedere la Cappella Sistina. Ha guardato il soffitto, ha guardato le pareti, si è girata verso di me e mi ha detto “Next?” Voleva già andare via!
    Sigh. Non ci gioco più a carte con lei!

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  2. ho inteso perfettamente quel che senti in quei momenti di silenzio.I casi sono due ,o sono persone amorfe senza capacità di inventiva e di intraprendere qualsiasi iniziativa a causa di debolezza di carattere, timidezza o di incapacità,oppure sono opportunisti/e che vivono sull’altrui “fare” .Non è di alcun aiuto averci a che fare,non c’è scambio di opinioni,nessuna gratificazione,poichè a volte è meglio sentire un giudizio negativo che condividere propri pezzi di vita con delle statue di cera.
    buona giornata
    Daniela

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