Filastrocche

C’è bisogno d’effetto

Effetto con affetto o senza effetto.

Non importa, tanto non fa difetto.

Importante che sia Effetto.

L’effetto affetto.

Anche se non c’è affetto non è un difetto.

Un po’ come quando vai a un concerto
a ululare sotto il palco della tua rock star preferita

Quella per la quale ti strappi l’anima ogni volta che apre bocca

e sei schiacciato da tutti quelli che stanno lì solo perché è di moda

perché fa tendenza

solo per far casino

Perché quando c’è lei bisogna esserci
anche se non gliene frega niente.

E tu rimani là in balìa di quella marea di urla e applausi e fischi

perché i fischi sono sempre ad effetto

anche se fischi ai fiaschi

Tanto in quell’amalgama umana
mica si capisce chi lo fa per affetto e chi per fare effetto

Effetto presenza

Effetto assenza

E tu senti l’effetto affetto che fa difetto

Ma non conta

Intanto è l’Effetto che conta

…e canta

12 pensieri riguardo “C’è bisogno d’effetto

  1. “Effettivamente”… 😀
    L’ esempio del concerto è interessante, il casino ti annichilisce, ti rende parte insignificante di un insieme clamoroso. Fai effetto, ma non c’è affetto.
    Da tempo però ho “scoperto” una cosa: certo non vale per le “star” di prima grandezza, ma ti sorprenderebbe come funziona bene anche per artisti di un certo livello:
    C’è un momento, quando finisce un concerto o uno spettacolo teatrale, nel quale il pubblico, per quanto affezionato ed agguerrito, defluisce semplicemente. Se ne va. Il suo bisogno di spettacolo è soddisfatto, si torna alla macchina, al treno, al pulmann e si torna a casa, domani è un altro giorno.

    Invece, una volta, prova a rimanere lì. Anche quando tutti se ne sono andati (ti sarà più facile raggiungere il sottopalco, dove spesso troverai si e no un’ altra decina di persone che stanno per fare quello che farai tu), aspetta. C’è sempre una via per il “backstage”, per i camerini (in caso di teatro), e te la indica proprio il movimento di quelle poche persone che sono rimaste lì.

    Non hai idea di quanti cantanti, attori, cabarettisti io sia nel tempo riuscito ad avvicinare, spesso fino al punto di andarci a mangiare insieme dopo lo spettacolo, scambiarci i numeri di telefono ed altre amenità semplicemente restando lì dopo che tutti se ne erano andati. Loro sono felici di questo, l’effetto ha fatto loro comodo e piacere durante lo spettacolo, ma l’affetto lo sentono con queste cose. E tutti, in fondo, hanno bisogno d’ affetto, anche quelli apparentemente inavvicinabili. L’ apice della mia carriera di “stalker” di celebrità è stato nel 1992, quando ho passato quasi tre quarti d’ora nella stanza d’albergo con Michael Jackson a chiacchierare con lui di Roma e dell’ Italia in genere. Era un bravo ragazzo, per quanto di male si possa esser detto di lui.

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    1. Sono anch’io una vecchia volpe, non vado mai via appena finito il concerto. Infatti i miei amati tamburi del gruppo “Les tambours du Bronx” me li sono accaparrati proprio andando sul palco finito il concerto.
      Però l’incontro con Michael Jackson te lo invio tanto. 😀

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    2. …nel caso specifico, guardarlo negli occhi, sentire la sua voce educata, delicata, indescrivibile, è stato veramente come parlare con un bambino meraviglioso e curioso (scusa se faccio questa aggiunta, ma è doverosa per la sua memoria).

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      1. Io sono sempre stata dalla sua parte. Se veramente ha fatto ciò che dicono è perché qualcuno glielo ha permesso. I genitori dei bambini sono colpevoli più di lui.

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