Opinione · qualche pezzo di me

Tessitrice di sogni

Chi mi conosce sa che scrivere per me non si esaurisce nella difficile aspirazione di diventare scrittrice professionista, ma è soprattutto una necessità vitale, terapeutica per la mia mente in perenne scompiglio, sempre stracolma di idee stravaganti per non dire strampalate o cervellotiche. Idee di cui mi libero scrivendo appunto, per potermi alleggerire l’anima e il cervello che altrimenti andrebbero in tilt oltre il limite necessario per restare in bolla.

Non mi sono mai considerata scrittrice pur avendo già pubblicato sei libri e, negli anni addietro, un’infinità di racconti insieme ad altri scrittori in raccolte antologiche, di cui non ricordo nemmeno più nomi e case editrici, per aver vinto concorsi letterari di centesima categoria. E, comunque, mi sento in dovere di informare chi legge che iniziai a indossare la veste di scrittrice nel 1992 e nel 1995 dopo aver vinto due importanti premi letterari indetti da associazioni culturali serie, senza scopo di lucro, e non da tipografie mascherate da case editrici, quindi la mia passione non è improvvisata né inventata per moda o pura presunzione.

Ora svolgo prevalentemente lavoro di scrittura, quindi sono “una che scrive” altrimenti detta scrittrice. Da qui a diventare professionista ci passa solo ed esclusivamente il vil denaro: potrò definirmi tale quando riuscirò a guadagnare abbastanza per viverci, cosa che sino ad ora non è mai accaduta.

Ma, a parte questo piccolo e fastidioso particolare, ormai sulla carta d’identità c’è stampato: professione scrittrice, perciò dovrei anche capire a quale genere appartengo: giallo, noir, rosa, fantasy, horror ecc. Lasciando volutamente perdere la “qualità” e la “bravura”, poiché avventurarsi in questi fondamentali requisiti significherebbe passare in rassegna l’intera categoria impantanandosi in diatribe infinite.

Fino al romanzo uscito a luglio di quest’anno, scritto con la collaborazione di Stelio Vascotto, sono stata una ideatrice di storie brevi, genere che in Italia non ha mercato. E si torna al discorso del guadagno, ma lasciamo perdere per il momento.

Il romanzo è un libro scritto da tessitori di trame che, con un lungo filo di colore omogeneo, riempiono tantissime pagine narrando una storia fatta di migliaia di parole, un po’ come un sarto che cuce  più o meno bene un abito intero con giacca e pantalone o gonna, e sottabito coordinando tutto in modo armonioso.

Chi scrive storie brevi intesse piccoli camei composti da miriadi di fili di molteplici colori. Un po’ come le artiste del patchwork che usano pezzi di stoffa avanzata, unendoli insieme componendo meravigliosi quadri come questi visti alla mostra del patchwork di Praga 2012.

Opera di Eva Brabcova
Opera di Eva Brabcova
Opera di Zuzana Varekova
Opera di Zuzana Varekova
Opera di Hlinkova Brozova
Opera di Hlinkova Brozova
opera di Ghislaine Lucas
opera di Ghislaine Lucas
Opera di Romana Cerna
Opera di Romana Cerna

Come potete vedere, in questo piccolo assaggio di lavori fatti usando solo fantasia e ritagli di stoffa, c’è di che sbizzarrirsi e sbalordirsi ammirando autentici quadri o arazzi di valore benché non supportati da grandi sete rinomate come foulard di Hermés o preziosi come raso, broccato o damasco.

Io, come loro prendo scampoli di pensieri o di sogni tessendoci intorno piccole storie che possono piacere o non piacere ma, in ogni caso, sono frutto di un lavoro accurato e fatto con amore.

So bene che tanti lettori dal palato fino preferiscono evitare di sporcarsi le dita maneggiando libri di poco peso letterario, però sarebbe carino se ogni tanto provassero a conoscere anche un “nessuno qualunque” come me scoprendo,  magari, che uno scrittore, pur di poche parole, può essere capace di comporre pensieri interessanti e profondi benché “leggeri”.

Ringrazio tutti coloro che faranno un giro nel mio mondo per annusare un profumo estratto da semplici fiori di campo e non da miscele griffate come “N° 5” di Chanel.

DIMENTICAVO! Non so se è un incentivo o un deterrente, comunque io sono trasparente e lo scrivo ugualmente: lo psichiatra dice che i miei libri sono molto belli e interessanti e li consiglia ad altri suoi pazienti. 😀

14 pensieri riguardo “Tessitrice di sogni

  1. Credo che la cosa sia più complessa, nel senso che in Italia si legge ancora troppo poco in genere, e stranamente tra le vendite (poche) hanno fortuna romanzi fiume prodotti in serie da autori stranieri. La fortuna di essere scelti senza appartenere a una certa cerchia letteraria è un tiro di dadi non indifferente quando già il numero dei lettori è limitato. Capita che nel circuito dei followers del blog ci siano lettori che apprezzano ma è difficile superare certi numeri, la gavetta è tanta e non si sa fino a quanto duri. Comunque Auguroni Nadia

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    1. 😂 Cara Daniela, ormai per me la gavetta è il massimo a cui posso aspirare. Se pubblico è solo per far contenti un paio di amici che mi leggono volentieri. Su Anazon non costa niente e vengono stampati solo i libri realmente acquistati, perciò non ho nemmeno il rimorso di aver sprecato carta. 🐾

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  2. “ideatrice di storie brevi, genere che in Italia non ha mercato”
    Io so scrivere SOLO storie brevi, per questo motivo non ci penso proprio di tentarne la pubblicazione.
    Ho tentato di dar vita ad un “libro”, ma mi sono accorto che non sono bravo nelle descrizioni e nell’approfondimento psicologico dei personaggi.
    Per cui cedo volentieri il passo a chi è più bravo di me.

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      1. Ma tu hai un tuo stile, la capacità e la determinazione.
        Io scrivo solo quando ho tempo ed ispirazione, cosa che mi accade di rado. Negli ultimi 12-24 mesi avrò scritto al massimo 3 racconti (che per me “brevi” significa al massimo 2-3 pagine).

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      2. Molte cose io le scrivo su carta, e non solo la lista della spesa.
        Ho foglietti ovunque, con di fianco sempre una matita.
        Ma raro che scriva un “racconto” direttamente su carta, darà capitato 2-3 volte al massimo.

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