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C’è sempre qualcuno che fa festa

Una delle tante bassezze umane che proprio non riesco a sopportare, perché lecita e anche apprezzata dalla massa, è lo scannamento senza ritegno che tante reti televisive fanno ogni volta che succede una tragedia a portata di inviati.
Lo sciacallaggio su Genova con servizi speciali lunghi serate intere finirà solo quando i morti saranno sepolti, per dimenticare totalmente, anzi nascondere, disastri e disastrati appena lo dice il capo.

Ricordate il dramma di Rigopiano?
Io mi sconvolsi vedendo che gli inviati di Rete4 erano arrivati sul posto prima dei soccorsi.
Rimasero là giorni interi cercando di intervistare sopravvissuti e parenti delle vittime, ponendo loro domande alle quali io avrei risposto con una badilata in faccia.

Rigopiano è il primo esempio che ho ricordato poiché, qualche settimana fa s’era parlato di gente che andava in pellegrinaggio a serlfarsi con lo sfondo delle rovine. Proprio come succedeva davanti alla nave Concordia, davanti alla casa di Garlasco, di Avetrana e altri luoghi tragici d’Italia.
Ciò mi fa pensare che gli Italiani vogliono questo, quelli che vanno in vacanza nei luoghi sventurati siamo noi.
Se ha tanto successo un programma saprofita come “Quarto grado”, un motivo ci sarà. Perché smuove tanta acquolina in bocca la disgrazia toccata ad altri?
É forse una forma di esorcismo: meglio a te che a me. Oppure: cazzo, meno male che non abito lì dove c’è sempre il terremoto.
E, proprio in tema di terremoti, non sarebbe meglio che ad ogni nuova tragedia i media andassero sui luoghi delle tragedie dimenticate a mostrare ciò che era stato promesso dai vari governi, ma non è mai stato fatto?
Non sarebbe più utile guardare come vivono adesso persone che hanno perso tutto a causa di montagne franate su interi paesi, fiumi esondati portandosi via vite, case e possibilità di sopravvivenza?
Ogni regione d’Italia ha ferite mai ricucite, Genova stessa ha subito esondazioni a raffica che hanno lasciato interi quartieri senza possibilità di sopravvivenza.
Perché non si continua a battere su queste mancanze affinché venga risanato qualche pezzo d’Italia.

Adesso c’è il ponte sul Polcevera in primo piano, ma quanto tempo rimarranno nella mente del popolo che osserva le immagini dei vigili del fuoco laboriosi, delle persone in lacrime, il numero dei morti e, soprattutto, chi avrà il coraggio di battere i pugni perché la città torni a vivere in modo decente?
Certamente nessuno di quelli che stanno facendo festa perchè, nonostante ferragosto, l’audience s’impenna a dismisura.
Esattamente come facevano festa Piscicelli e Gagliardi poco dopo il terremo che ha distrutto L’Aquila.

Per concludere in bellezza, visto che tutto il mondo è paese, siamo sicuri che queste persone (di qualunque nazionalità siano) sappiano che cosa stanno visitando?

36 risposte a "C’è sempre qualcuno che fa festa"

  1. Io guardo e taccio per l’impotenza. Penso alle persone morte, a quelle rimaste e a ciò che affronteranno negli anni a venire, sradicati e provvisori.
    Il 6 aprile (giorno del mio compleanno) 2009 trovai un sms di mia sorella che credevo mi facesse gli auguri, invece mi diceva che loro stavano bene e che mi avrebbe chiamato appena possibile. Di notte avevamo sentito il terremoto, ma per fortuna casa mia a un piano non li percepisce facilmente. Mio marito accese la tv e vedemmo il disastro de L’aquila. Mia sorella è rientrata a casa cinque anni dopo ed io sto finendo in questo periodo di riparare casa mia. Per fortuna non abbiamo avuto morti in famiglia. Di positivo c’è che mia nipote ha voluto laurearsi in ingegneria dichiarando che voleva riparare le case.

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    1. Posso comprendere. È passato tanto tempo dal terremoto dell’Irpinia, che colpì anche Salerno. Mio padre, ingegnere, si rese conto immediatamente di ciò che stava accadendo e in un attimo mi tirò via dal punto in cui pochi secondi più tardi si abbatterono alti mobili di legno massiccio che mi avrebbero schiacciato. Prese me, mio fratello e i suoi amichetti e ci mise al riparo sotto una trave di casa, aspettando che tutto cessasse. Ci fece scendere le scale con calma, rasente al muro e ci portò fuori, dove nostra madre stava tornando a casa e ci trovò tutti illesi. Ero una bambina ma non dimentico la crisi isterica che mi prese, né la ricerca spasmodica di mia sorella, che tornò di lì a poco illesa, o degli altri parenti. Stavamo tutti bene, a Salerno ci furono poche vittime ma molti danni. Molte famiglie hanno avuto una casa solo dopo trent’anni…

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  2. Al giorno d’oggi, al fine di alzare la melodia nei media, tutto va per realizzarlo. È molto comune vedere che i giornalisti non hanno rispetto per il dolore umano. È grottesco leggere che un ministro esca festeggiando in pieno soccorso le vittime del ponte caduto. Sono d’accordo con la tua riflessione.

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  3. c’è una tale bassezza morale che esce fuori ovunque, anche nei momenti e nei luoghi in cui certi individui dovrebbero pure vergognarsi di esistere. è tutto maledettamente fuori di ogni buonsenso che non riesco a concepire il mancato rispeto per la morte… per quanto riguarda la memoria, quella è durevole in proporzione alla sensibilità che ognuno di noi ha nei confronti del prossimo, che non deve per forza essere parente o amico, le vicinanze ci sono anche coi morti del terremoto in Indonesia, la morte per catastrofe è dolore di tutti proprio perchè al posto di quei morti potrebbe esserci uno di noi…una ventina di giorni fa ero in Friuli e sia a Venzone che a Gemona ho visto due mostre importanti ( anche una simulazione in 3D che fa rivivere i momenti drammatici del crollo del Duomo di Venzone…) sul terremoto del 1976, e non mi vergogno a dire che ho pianto a leggere una lettera di una bimba che aveva perso le galline del pollaio di famiglia andato distrutto… il mondo è davvero molto vario, si applaudono le bare all’uscita dalle chiese e si piange per delle galline morte terremotate, due pesi due misure.
    Buona domenica Nadia

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  4. Ricominciare da noi. Voglio dire: fosse per me certe trasmissioni farebbero uno share dello 0%. E allora vorrei vedere su cosa li farebbero, i servizi… forse forse dovrebbero andare a vedere cosa è stato fatto dopo proclami e promesse.

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  5. Hai ragione tranne quando dici “Lo sciacallaggio su Genova con servizi speciali lunghi serate intere finirà solo quando i morti saranno sepolti” ma solo perchè non è quella la regola purtroppo ma quella che vuole un altra tragedia seppellire la precedente. C’è mancato poco eh…bastava che il terremoto fosse di qualche punto più alto tanto da far venir giù le nostre case e tutto il circo sarebbe arrivato qui.
    Gli italiani vogliono questo? Si…una maggioranza ampia di loro, almeno un 80-90% lo vuole…poi ci sono quelli che la tv la spengono…ormai ci chiamano buonisti…di questo passo finiranno per darci la caccia e linciarci visto che siamo noi la causa di tutti i mali del mondo…

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      1. Io prego di non dovermi mai trovare nella situazione di disgrazia…sia perchè ad esempio sarebbe antipatico perdere ad esempio la casa (pur avendo il culo di sopravvivere ad un crollo…) ma anche perchè all’eventuale giornalista che mi metterebbe in faccia un microfono dopo aver fatto la domanda le cosa prova in questo momento…beh…credo che quel microfono glielo infilerei su per il culo dicendogli ecco quello che provo…e lei cosa prova ora?

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  6. Tocchi aspetti tipici dello stare al mondo oggi. Un’epoca 2.0, caratterizzata da una velocità di trasmissioni di informazioni che porta tutto ad appiattirsi dietro un video, una tastiera. Ci si muove in superficie, si consuma tutto nell’uso e getta. Anche le tragedie. Non c’è volontà di capire ma solo voglia di insultare in una corsa forsennata per apparire, sempre più, sempre più like. La società liquida manca di reali connessioni umane.

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  7. I morti hanno sempre fatto clamore. Direi che riassumendo così si dà il senso di quel “non sanno cosa stanno visitando”.
    Dovrebbero scomparire i luoghi delle tragedie.
    DOvrebbero essere vietate le riprese, le foto, persino le parole.

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  8. Io ricordo la tragedia del bambino di Vermicino (1981).
    E’ da allora che mi rifiuto di seguire questi fatti in TV, anche perché i giornalisti, pur di trovare qualcosa da dire, finiscono per dire scemenze.

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