Lifestyle · Opinione

Ogni tanto un pizzico d’ingenuità non guasta (forse)

Una domanda razzola da tempo dentro la mia mente. E’ una domanda ingenua, quasi infantile ma non banale.

Domanda: “perché tutti i mass media compresi social network, blog e opinion leader danno risalto solamente alle cattive notizie di qualunque provenienza e argomento?”

A me sembra impossibile che nel mondo succedano soltanto fatti negativi, ogni tanto qualcosa di bello ci sarà.

Perché almeno un paio di volte alle settimana non si esaltano le belle notizie,perché non si fanno Tg con fatti positivi?

Naturalmente ho già in mano la risposta: i fatti positivi non fanno notizia né attraggono l’attenzione.
Lo sapevo, lo so da sempre.
Però io ingenuamente mi domando perché, anziché parlare di brutta gente, delitti, delinquenti, banditi, politicanti corrotti, corruttori, stragi, violenza, malvagità ecc. non si fa un Tg di belle notizie.

Qualcuno risponderà che il mondo non è così e si falserebbe la realtà.
So anche questo.

Però sono certa che qualcosa di bello potrebbe accadere”comunque e nonostante” la cattiveria umana ogni giorno imbratti di oscurità malefica i nostri occhi.
E siccome sappiamo che i mass media influenzano l’ascoltatore, potrebbe succedere che belle notizie influenzino positivamente il popolo e quindi riescano, non a modificare il mondo ma, almeno, iniziare a dirigerlo verso la bontà.

Nascerebbe nuova invidia dite?
Può darsi, ma se cominciamo a mettere in risalto il fatto che un uomo è guarito, un bimbo è stato salvato, un cane è stato adottato, un pezzo di pane è stato condiviso, ecco, forse comincerebbe a sgretolarsi il “muro dei pianti”.

Semplice, facile, ingenuo ma…tentar non nuoce. Buttiamo lì quattro soldi di serenità, mal che vada non succede nulla e abbiamo speso poco.

 

 

 

Condivisione: disperata generosità
Condivisione: disperata generosità

 

 

17 thoughts on “Ogni tanto un pizzico d’ingenuità non guasta (forse)

  1. Vorrei evendenziare quando dici: “”..E siccome sappiamo che i mass media influenzano l’ascoltatore, potrebbe succedere che belle notizie influenzino positivamente il popolo..”” ecco questo è un aspetto che è trascurato a mio parere perchè appunto si bada solo al clamore della notizia negativa, anzichè “influenzare positivamente” il popolo con le buone notizie che ce ne sono eccome!
    Penso che alla lunga si noterebbero gli effetti positivi sul sociale, è matematico, ma evidentemente i boss dell’informazione tengono ad altro…..!

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  2. Tema e problematica davvero interessante Nadia. Sono contento che tu l’abbia indicata e non è per niente banale averlo fatto. In effetti gli interventi hanno toccato spezzoni delle molteplici spiegazioni. Provo anche io a dare il mio contributo. In effetti dovrebbe essere normale ai giorni nostri non basare più l’ascolto su fatti criminosi o delinquenziali. Una volta poteva essere così, oggi non dovrebbe funzionare più ma è rimasta, soprattutto in Italia, questa deformazione da cronaca nera. Attirare l’attenzione. Quindi funziona.
    Non siamo stati educati. Perché?
    Mi spiace doverlo dire perchè potrei sembrare “razzista”: è una questione di numeri. Quanta gente conoscete che afferma “non guardo più il TG perchè ci sono sempre comunicate cattive notizie”, penso tanta. E mi permetto di dire che questa gente è socialmente sana. Chi invece non resiste al “fascino” del macabro, della sofferenza altrui, dei mascalzoni che rubano e rimangono impuniti non è gente sana. Ama la violenza; la guerra tra poveri. Purtroppo sono la maggioranza e bisogna continuamente nutrirli, fargli consumare il prodotto che cercano e guadagnarci. E questo è un (altro) grosso capitolo.
    Quante aziende ci sono in Italia che portano avanti il loro lavoro con onestà e professionalità? Tante ma rimangono un prodotto di nicchia. In poche parole si cerca di alimentare la paura piuttosto che mostrare un modello di vita onesto e vincente. Un modello da prendere come riferimento per andare avanti. Che figura ci farebbero quei politici che dicono che aggiusteranno tutto dell’economia e del lavoro? Bruttissima, scadente.
    Allora è “meglio” non mostrare che qualcosa (già) esiste perchè, a loro dire, bisogna ancora lavorare (a parole), fare sacrifici (noi) per ottenerla: promettere di trovare la soluzione. Chiedere voti ed appoggio. E poi non mantenere. Un copione; non vi pare?
    Non è una questione (solo) di bontà ma di soluzione; è diverso. La gente penserebbe che esiste la soluzione, la vede, e che i politici non vogliono prenderla. Anche se la bontà lentamente prenderebbe piede. E poi come la fai la guerra? La devi fare alle banche, alle speculazioni finanziarie. E’ dura.
    Se i politici delinquenti e i loro collaboratori, dopo aver smantellato un impero economico o altro, andassero a finire in galera, subito, come ogni cittadino comune e chiudere la faccenda in due giorni cosa resterebbe da fare (da dire) ai giornalisti e direttori di giornali? Bisogna necessariamente alimentare la presenza del marcio, fare numeri di ascolto e guadagnare. E poi votare la prossima falsa promessa elettorale.
    Quante trasmissioni TV (parlate) esistono che trattano le “cose” che non vanno? Tantissime, forse tutte. Che fine farebbero i vari giornalisti super (paladini venduti) quotati? Il lavoro ormai è quello: parlare di “guerra” tra posizioni. Se fai la pace di che parli?

    Infine mi permetto una digressione, ex professionale: la paura di quello che accade, lontano da casa nostra, ci fa tenere strette quelle false sicurezze che abbiamo. Ci accontentiamo, chiniamo la testa, ringraziamo dio, tiriamo un sospiro: quel male non ci appartiene direttamente. Siamo fortunati. E’ capitato ad un altro che non sono io. Io sto bene così. Mi basta. Lo mantengo.
    Il cerchio si chiude nuovamente sull’ignoranza; su se stesso.
    Vi ringrazio ma chiedo scusa per la lunghezza del commento.
    Renato

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    1. Tutto perfettamente condivisibile, ancor di più se si parla del nostro “orticello personale” che sappiamo salvaguardare e il resto del mondo si fotta pure. Questo è il punto focale che salta fuori ogni volta che si trattano questi argomenti. :-/

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  3. E’ una vita, o magari u po’ meno, che sento lo stridìo di questo tipo di comunicazione e almeno una vola al giorno mi viene un’idea per cambiare direzione a questo flusso di negatività. Poi la metto in coda, in fila dietro alle altre che hanno la precedenza. E pensare che ne potrei raccontare, di notizie meravigliose, ma violerei la privatezza di persone a ci tengo: un’adozione difficile affrontata con tutto l’amore del mondo, una testa chinata che si rialza e inizia a combattere, magari anche vincendo… Il bello esiste, ma per raccontarlo entra in ballo il pudore. Con il brutto invece non c’è vergogna.

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  4. Quello che affermate tu e Renato è vero, verissimo, anzi, probabile. I media, per meri interessi di bottega o per sottile strategia sociale, influenzano in maniera deleteria la nostra percezione del mondo.
    Però vorrei riproporvi il classico quesito: è nato prima l’uovo o la gallina? Siamo noi che per sentirci “vivi” abbiamo bisogno di visioni di morte, oppure ci vengono proposte continuamente visioni di morte per farci sentire soddisfatti di essere (apparentemente) “vivi”?
    Mah.
    Del resto non sono tanto sicuro che la specie umana sia pronta, e neppure in grado di sopportare, uno Shangri-La, io no di sicuro.
    Mi spiego.
    Da più di qualche decennio hanno preso piede alcune teorie che imputano alle manchevolezze della società la responsabilità di atti personali violenti o inaccettabili, e almeno in parte ciò non può essere negato; crescere in un ambiente degradato, con stimoli e modelli negativi, è di sicuro una situazione che mette a rischio l’equilibrio psicologico; violenza e sopraffazione possono diventare il pane quotidiano, e rimanere tale anche dopo che ci si può permettere il companatico; incessanti richiami alla lotta, alla competizione, alla paura, possono comporre un refrain ipnotico e dopante del quale si finisce col non poterne fare a meno; l’offerta incalzante di nuovi oggetti di consumo (voluttuari perlopiù) e la speculare negazione dei mezzi economici per concederseli scatena l’invidia, la cattiveria, l’avidità, il delirio.
    Ma… non dobbiamo dimenticare che noi non siamo angeli, tutt’altro. Una certa dose di cattiveria ci è naturale come l’odore che emaniamo; sopprimere un impulso di invidia sarebbe come cercare di non tremare stando nudi sotto la neve; la vendetta è un miele che sa di fiele, ma pochi sono quei santi che, feriti, non ne covano la promessa. Basti pensare alle comiche, quei geniali cortometraggi di quasi un secolo fa, a quelle disavventure catastrofiche, incidenti, cadute, disastri, che facevano (e ancora fanno) scompisciare dalle risate lo spettatore, talvolta talmente preso dal messaggio visivo da dimenticarsi che si tratta di finzione.
    A cosa vuole portare questo discorso?
    Alla sconfortante constatazione che l’essere umano è terrorizzato ma anche affascinato dal dramma.
    Fate mente locale. Un fuoco, anche se esteriormente ne godete del calore, dentro di voi state continuamente all’erta perché potreste scottarvi, e persino bruciare; andare per mare è stupendo, ma la coscienza vi ricorda che sotto quelle onde non avreste scampo e anneghereste; che meraviglia un’escursione nei boschi, peccato che ogni tanto suoni quel campanello fastidioso “Non mi perderò? Riuscirò a tornare indietro? E se poi fa buio?”; mangiate di gusto sperando che non vi faccia male quello che buttate giù; andate al lavoro ma vi tormenta il dubbio di non essere all’altezza e di essere scalzati; vi trovate un amore e poi ogni occasione è buona per supporre il tradimento e l’abbandono; fate dei figli e l’apprensione per la loro sorte cancella ogni gioia; vivete e vi aspettate la morte.
    Non c’è speranza per noi, siamo i nostri peggiori nemici e non ci possiamo fare nulla, proprio nulla. E così capita che una brutta notizia (meglio se lontana), un’immagine drammatica, un allarme diffuso, ci facciano sentire meno soli con le nostre fobie, come se per un attimo riuscissimo a proiettarle al di fuori di noi, a scaricarle su quell’evento funesto del quale siamo spettatori privilegiati, giacché, al momento, non ne siamo vittime.
    Questo sentimento potrebbe sembrare irrazionale, ma forse è l’unica forma di difesa che abbiamo per non scivolare in un perenne terrore, visto che nella vita è innegabile la preponderanza di eventi negativi su quelli positivi, con il gran finale che, variabilmente nel metodo ma invariabilmente nell’effetto, ci aspetta tutti.
    Va detto che in tutto ciò vi è della giustizia, non la giustizia fallace e prostituta degli uomini, ma quella universale. Non è escluso infatti che tocchi pure a noi offrire uno spettacolo edificante e tremendo di una disgrazia, e anche se non potremo essere compiaciuti di ciò, dovrebbe esserci di epicurea consolazione la consapevolezza che stiamo sostenendo momentaneamente qualcuno nella lotta con i suoi mostri dell’Id.
    Così è la vita.
    (riferimenti a S. Freud o W.J. Stuart a piacere)
    Ahoj

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