Insofferenza

PIOGGIA IN-FINITA PENSIERI SPRO-FONDI

Difficile per tutti sopportare il caldo estenuante, umido e colloso.

Quello che ti fa star male ovunque di giorno e di notte.

Che rende l’acqua della piscina come brodo tiepido e insipido.

Almeno così dicono; io non so nuotare perciò non ho mai infilato un alluce dentro quei vasconi per pisciatori occulti anzi, non le frequento proprio, soprattutto quelle pubbliche. La domenica sono pentole collettive dove gli umani mescolano i loro umori corporali starnazzando come anatre selvatiche all’arrivo dei cacciatori.

Ma gli umani non si levano in volo per fuggire lontano dal pericolo, tanto a loro nessuno spara.

Si sta invece diffondendo la “moda” di sparare nel mucchio inerme, un tempo quasi esclusiva degli adolescenti che frequentano i college americani o inglesi.

Dalle nostre parti tira ancora bene il pirata della strada ubriaco e strafatto, oppure semplicemente il disgraziato che pensa di essere a Monza, si butta in strada senza badare a limiti o segnali e falcia chiunque si trovi lungo il suo sciagurato percorso.

Ovviamente il must dell’estate resta sempre l’abitudine di dar fuoco ad ettari di bosco e macchia verde che defraudano i paesi mediterranei di tesori comuni che non torneranno mai più: un danno sociale purtroppo inestinguibile!

Ma dove sto andando con le parole?

E’ il caldo delle ultime settimane che mi fa saltare da un argomento all’altro come un bagnante che cammina sulla sabbia rovente.

Il luogo in cui lavoro si trova all’inizio di una valle che porta in zona collinare, purtroppo siamo ai limiti della pianura padana perciò l’afa non ci risparmia, per sentire un briciolo di frescura bisogna salire un po’ di più.

La pianura padana è spesso nominata, insieme a certe zone del sud, tra le più soffocanti e opprimenti d’Italia, non tanto a causa della temperatura, 32-38°, quanto per il tasso di umidità che si aggira attorno al 90%. Perciò: nebbia in inverno, caldo che bagna la pelle in estate.

Pensare che basta spostarsi di pochi chilometri più avanti lungo la valle e già si è in mezza montagna, la montagna vera è più lontana.

La mia piccola mansarda è leggermente spostata in zona collinare, ma con queste temperature è sempre troppo in basso (di giorno è invivibile perché la romantica mansarda castiga la frescura: non avendo solaio, l’unica protezione è il tetto non abbastanza isolato da attenuare gli attacchi dei raggi solari che baciano la dimora dalle 7 del mattino sino all’ultimo raggio del tramonto, oltre 12 ore di sole che picchia sul mio comignolo).

Qui in ufficio, con il condizionatore che mi spazzola il collo a rischio blocco cervicale, mi torna alla mente un racconto di fantascienza: “La pioggia infinita”, due astronauti perdevano la navicella in un pianeta sconosciuto dove unica forma di vita era vegetazione gigante bagnata da temporali perenni. Non ricordo come finiva, ma ricordo perfettamente la sensazione di angosciante disagio che il narratore riusciva ad infondere, descrivendo il grigiore costante ed uniforme di quel mondo dal quale i due non sarebbero più usciti.

E poi la mitica frase “non può piovere per sempre” pronunciata dalla ragazzina protagonista, insieme al defunto Brandon Lee, del film “Il corvo”; l’ho adorata subito, come la storia, benché non fosse un capolavoro è diventata una pellicola di culto.

L’evidente tentativo di arrampicarmi su qualunque pensiero da annotare per sfuggire a quello irto della cappa di piombo odierna (preludio di rovesci apocalittici?) che sta bollendo il mio cervello, conferma la maniacale abitudine di scrivere sempre per allentare la tensione che nutro nelle viscere.

Così come adesso ho il forte desiderio fuggire da qualunque elucubrazione densa di angoscianti punti interrogativi. Desiderio impossibile da esaudire perché la mia testa non è mai libera, purtroppo.

Come sempre riesco a comporre una discreta miscela di argomenti che non stanno insieme, adattandomi perfettamente alla demenziale asfissia cerebrale indotta dalla temperatura di questi giorni.

E’ pomeriggio inoltrato e sta uscendo un occhiata di sole, mentre io sono uscita da tutto già da un pezzo, eppure sono obbligata a rimanere qui. 

 

Piccola medusa confusa

 

 

15 thoughts on “PIOGGIA IN-FINITA PENSIERI SPRO-FONDI

  1. La nostra Evaporata è variabile come le condizioni meteo. Ieri grande allegria, oggi? Forse non è ancora arrivato il disco del tuo beniamimo. 😉

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  2. rrrrr… clic… rrrrr…. clac… zzzz… clic… troc… rrrr… ping… tlin!
    E’ il rumore che fanno le rotelle (poco lubrificate e assai consumate) della mia memoria.
    Già letto. Vado. Cerco. Trovo. Riporto.
    Ray Bradbury – Pioggia senza fine
    Gli astronauti, dispersi su Venere, sono tre. Uno finisce fulminato, un’altro impazzisce e solamente il terzo si salva.
    Ti leggo il finale: “Sospeso nel centro della sala, un gran sole giallo e caldo. Non emetteva suono alcuno, e nella sala regnava il silenzio. La porta era stata chiusa e laporta non era più che un ricordo del suo corpo intorpidito. Il sole, bene in alto nel cielo azzurro della cupola era caldo, secco bellissimo.
    Egli riprese ad avanzare nella sala, e aveva già cominciato a spogliarsi.”

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      1. Al supermercato, una grande cupola, sempre illuminata dal sole artificiale dei neon e della brama di acquistare, aria debitamente condizionata, artificiale, per stroncare sul nascere la più piccola stilla di sudore e il minimo dubbio, tanta bella merce, invitante, perfetta, artificiale.
        Tutto proviene dalle cupole.
        Le carni, da esseri che un tempo furono “non vivi” in enormi cupole, animali gonfiati da alimenti artificiali, e che il sole, quello vero, lo intravidero (forse) una volta sola, tra le sbarre del cassone mentre venivano trasportati al macello.
        Ecco qui il prodotto di migliaia di galline stipate in una cupola infernale, sole artificiale acceso ventiquattrore al giorno, spremute fino alla consunzione.
        Belle zucchine, lucide melanzane, turgidi cetrioli, brillanti pomodori, nati, cresciuti, raccolti, in una cupola, illuminati da un sole artificiale, mai bagnati dalla pioggia, tirati su a sostanze artificiali, irrorati da sostanze artificiali, additivati con sostanze artificiali, per ottenere un aspetto e un “non sapore” prevedibili, costanti, artificiali.
        Portiamo tutto a casa, nella nostra cupola di cemento e cartongesso, 1000 Watt di sole artificiale per paura del buio, 1000 Watt di aria artificiale per paura di sudare, 1000 Watt di energia elettrica per paura del fuoco.
        E se poi ci avanza del tempo, si va a nuotare nel mare artificiale, rettangolare, dentro a una cupola rimbombante, e poi magari ci si espone (un poco, ma sempre troppo) al sole artificiale di una lampada, venti minuti per evitarsi la noia di stare tutto il giorno al mare, per una bella abbronzatura, artificiale.
        Perché non c’è tempo, bisogna fare presto, e allora via, in automobile, in aereo, in motorino, mai a piedi. E anche quando devo fare un lavoro c’è sempre qualche strumento elettrico che mi aiuta, per far prima, e senza fatica. Segare, impastare, viaggiare, mescolare, tagliare, ribaltare, trasportare, per tutto esiste un macchinario che amplifica la forza umana.
        E allora bisogna inventarsela, la fatica, così anch’essa diventa artificiale, in piscina, in palestra, sulla strada, sulla Wii.
        Guardo fuori, le cose che considero “naturali”, i monti, gli alberi, il cielo, il sole (non oggi), e mi chiedo con angoscia: ma non potrebbe darsi che tutto ciò sia invece tutto un gigantesco acquario, un universo artificiale nel quale siamo unicamente dei bizzarri pesciolini?
        😉

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