Opinione

LE OCHE DEL CAMPIDOGLIO

Questo assedio del Gallo SarKozy che pretende “garanzie” da Roma mi fa venire in  mente l’assedio dei Galli di Brenno.

Ma…secondo voi dobbiamo munirci di oche per difenderci dai barbari, visto che loro sono riuscite a scrollarci di dosso i francesi mentre il nostro governo proprio non ce la fa.

 

Oche del Campidoglio

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

L’avvenimento leggendario che vide come protagoniste le oche del Campidoglio fa parte della storia di Roma. Secondo la leggenda sarebbe avvenuto sul colle del Campidoglio nel 390 a.C. (per alcuni, nel 387 a.C.).

I Galli di Brenno assediavano Roma e cercavano un modo per penetrare nel colle. Qui si erano rifugiati i romani che non erano fuggiti a Veio o a Caere all’arrivo degli assalitori.
Il condottiero romano Marco Furio Camillo era in esilio ad Ardea a causa delle sue posizioni anti-plebee. Un messaggero, mandato dai romani di Veio prima a Roma e poi ad Ardea per richiamare il generale, era riuscito ad entrare sul Campidoglio nonostante l’assedio. Avendolo seguito, i Galli stavano per riuscire, nottetempo, a entrare nel Campidoglio.
Un’altra fonte parla di un cunicolo sotterraneo scavato dagli assedianti.

La leggenda narra delle oche, unici animali superstiti alla fame degli assediati perché sacre a Giunone, che cominciarono a starnazzare rumorosamente avvertendo del pericolo l’ex Console Marco Manlio e i romani assediati. Marco Manlio venne per questo episodio denominato Capitolino.

L’assedio fu respinto e l’imminente arrivo di Camillo cominciò a ribaltare le sorti della guerra a favore dei romani: i Galli cominciarono a subire le prime sconfitte mentre l’esercito del condottiero avanzava da Ardea. Gli assedianti cercarono quindi un compromesso: a fronte di un tributo pari a mille libbre d’oro, questi avrebbero tolto l’assedio. I romani, al momento di pagare, si accorsero che le bilance erano truccate e, alle loro rimostranze, Brenno, in gesto di sfida, aggiunse la sua spada alla bilancia pretendendo un maggiore peso d’oro e pronunciò la frase «Vae victis («Guai ai vinti!»).
Qui la tradizione narra un secondo episodio leggendario: mentre i romani chiedevano tempo per procurarsi l’oro che mancava, Camillo raggiunse Roma con il suo esercito. Una volta di fronte a Brenno, gli mostrò la sua spada e gli urlò in faccia: «Non auro, sed ferro, recuperanda est patria» («Non con l’oro, ma con il ferro, si riscatta la patria»).

Non è il caso di ricorrere al ferro, ma è ora che i nostri governanti imparino a mettere l’oro al posto giusto e non soltando nelle loro tasche, altrimenti chiamiamo le oche a fare i conti sicuramente a loro riescono meglio.

8 thoughts on “LE OCHE DEL CAMPIDOGLIO

    1. Ste, gli antichi romani conoscevano ben altro oltre il latino. Purtroppo la caduta delli’Impero non s’è più fermata e, anche adesso che non esiste più, continuiamo a rotolare in un baratro senza fine. 😦

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