Opinione

BUNGA BLOC

 

Bunga Bunga + Black Bloc = Bunga Bloc. La congiunzione viene spontanea, benché siano sottoprodotti provenienti da dis-ideali differenti. Non fosse che continuano a ronzare in ogni dove, bunga bunga e black bloc, avrei immaginato una nuova gomma da masticare e un cioccolatone tipo ciocco blocco, roba da mordere insomma.

E invece no, sono entrambi molto indigesti e anche tossici, porcheria da tenere distante il più possibile per evitare contaminazioni mortali.

Sicché oggi ho una leggera nausea, anzi mi viene quasi da vomitare. Perché per tirarmi su ho mangiato troppi dolci e adesso vorrei spararmi una pizza al peperoncino.

Perché sto ascoltando alla radio un deficiente che dice stupidaggini e non mi piace la musica che passa.

Perché sono in ufficio e mi sto spappolando le meningi ascoltando discorsi che non m’interessano.

Perché mi accorgo di non avere niente da dire a nessuno, nemmeno a me stessa, se non discorsi già fatti e rifatti migliaia di volte, (bunga bloc), che ormai non sopporto più nemmeno da me.

Posso dire che il mio elettroencefalogramma, ma soprattutto il diagramma delle mie emozioni positive e dei miei sentimenti “belli” sono appiattiti da troppe esperienze già fatte, già viste, digerite o rigettate.

Il solito mondo abbrutito da guerre, violenze, soprusi, degradi, ingiustizie, scemenze ecc. ecc. di ogni genere.

Le parole più gettonate di questi giorni iniziano con la B come Silvio, come black bloc e bunga bunga, che combinazione eh? E poi indignati, esasperati, esagerati, sfruttati, sfrattati, ritorsioni, estorsioni, omicidi, suicidi, culi, tette, e tette e culi e vaffanculo!

Che cosa vogliamo tutti?

Non lo sappiamo.

Questo è il dramma.

Noi dei paesi “ricchi” abbiamo tanto ma non ci basta. Manca il lavoro e manifestiamo in nostro disagio con cortei e bandiere ma, per chissà quale motivo, certi settori non trovano mano d’opera, tante persone rifiutano occupazioni che obbligano al lavoro festivo; vedo famigliole che con mille euro di reddito mensile pretendono di pagare un mutuo da milledue, mantenere tre figli con annessi a connessi, perché la casa dobbiamo possederla e i bambini non possono stare senza lo zainetto griffato. Quindi non ci si sta dentro, non stiamo più da nessuna parte, lo scontento colpisce tutti poveri e ricchi. Ma chi sarebbero i poveri? Difficile dirlo, senza fare il verso a Tremonti per l’ormai famosa ricerca dei poveri tra la platea dei giornalisti presenti alla conferenza stampa. Certo se, come lui, ci aspettiamo di vedere in giro centinaia di straccioni a chiedere elemosina per dire che ci sono i poveri dobbiamo attendere ancora un po’, per adesso i veri clochard sono ancora una minoranza.

Io credo che in realtà i poveri siano coloro che non hanno davvero possibilità di lavorare, perché troppo anziani o portatori di autentici handicap. Quelli che sono costretti a vivere con 400 euro di pensione e si trovano soli al mondo, quelli che si sono sempre accontentati di poco ed ora devono farsi bastare il niente.

Il governo ci tartassa, ci deruba e ci tradisce, e poi dice che deve inventarsi qualcosa perché non ci sono soldi. Noi sbraitiamo, rumoreggiamo, ma dimentichiamo sempre troppo in fretta. Fino a qualche anno fa ogni aumento della benzina era percepito come un furto, adesso la benza aumenta tutti i dì e nessuno ci fa più caso, l’importante è continuare a pistare con il suv che consuma come un tir. Chissà se qualcuno ricorda che un paio di anni fa c’era da qualche parte, nelle casse del governo, un “tesoretto” di cui non s’è più sentito parlare. Come mai ci dimentichiamo così in fretta di un furto, di una disgrazia per inseguirne subito una nuova?

Non è che così facendo lasciamo correre troppo per correre dietro a niente?

Spesso ho questa impressione.

Che cosa dobbiamo fare dunque?   

Dobbiamo guardare chi sta peggio ecc. ecc.? Lo facciamo e non ce ne frega niente, anche se siamo sempre in sbattimento perché è doveroso esserlo.

Nella mia personale forma di malessere sento dentro gli occhi fiumi di lacrime che evaporano senza sgorgare più, sento il cuore che scoppia d’amore che non so dove indirizzare, sento il cervello ingombro di pensieri che non so più come esprimere.

Forse sto morendo dentro e me ne accorgo.

Che cosa posso fare?

Non lo so, ma so che non posso chiederlo a nessuno.

Le risposte devo trovarle dentro me. Tutti noi dobbiamo trovare le risposte che ci mancano e per le quali stiamo “spaccando tutto”.

Da tutta la vita cerco le mie e ancora non le ho trovate.

Così mi trovo a ripetere sempre gli stessi discorsi.

Sono paranoica? Un po’ lo siamo tutti, quindi perfettamente nella norma.

Si continua a scrivere o sbraitare le solite menate, sulla politica, sui politici, discorsi obsoleti e noiosi. E non capiamo sono sempre gli stessi errori a riproporsi.

E poi fa comodo pensare come una persona “normale”, che vive più o meno comodamente, accontentandosi di quello che non ha ma riesce a procurarselo ugualmente, che guarda il mondo con disgusto e disapprova, ma sa di non potervi porre rimedio quindi si rassegna sentendosi con la coscienza “a posto”.

Tutto qui?

Forse.

 

15 thoughts on “BUNGA BLOC

  1. la vedo come una questione di offerta dei servizi. Povero è colui al quale non viene offerto un lavoro decoroso, chi entra in ospedale con una cretinata facendo giustamente il segno della croce, chi si vede recapitare una bolletta sbagliata e sa che se prova a difendere i propri diritti rischia il pignoramento della casa, etc etc etc
    Andrea

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  2. Non so te, ma io sono povero.
    Per i ricchi il valore del denaro è zero, o perché gli esce dalle orecchie, o perché ne rifiutano il ricatto.
    I non-ricchi si dividono in due categorie. Nella prima ci sono i poveri con o senza soldi. Nella seconda ci sono quelli che i soldi li hanno ma ne bramano di più, e quindi possono essere classificati come miserabili o pezzenti.
    Parliamoci chiaro, non è che un pezzo di latta con le ruote o una settimana bianca possa essere sintomo di ricchezza durevole e inalienabile. Una grossa fattura che salta, un giro d’aria del mercato, un matrimonio che si spezza, una malattia invalidante, e oplà, da principi si ritorna d’incanto rospi.
    Per sfuggire a questa amara realtà si chiudono gli occhi, ma ad occhi chiusi si vedono solamente i sogni. Gli incubi iniziano invece quando ci si sveglia…

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  3. Fuggire è il metodo migliore per non vedere i problemi che ci assillano quotidianamente. Si chiudono gli occhi per sognare e poi il risveglio è un incubo come scrive Stelio sottolienando ancora le tue affermazioni.
    Vivamo sempre sopra le nostre possibilità perché l’attuale sistema ci ha portato ad avere bisogni che non abbiamo veramente. 😦

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  4. …un circolo viziozo che ci costringere ad avere sempre di più e non ci accorgiamo che non abbiamo in fondo niente ,come un grafico che è arrivato alla vetta ora c’è solo la discesa,non ci resta che scendere dignitosamente la storia non ricorderà questa epoca che viviamo ora come un’epoca migliore di altre, ma una delle peggiori…forse verremo citati a lungo nei libri di storia solo per questo fallimento……. abbiamo perso… 😦

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