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1972-2022: Cinquant’anni di progressive rock, musica inattuale

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Nel 1972 un giovane ventenne poteva svegliarsi la mattina, aprire la sua bella copia di Melody Maker o NME, scorrere il ditino sulle varie classifiche di vendita e trovarci, fra le altre cose, roba come Thick as a Brick dei Jethro Tull, Close to the Edge degli Yes e Caravanserai dei Santana. Niente male, eh? Ma tranquilli, non mi metterò a fare paragoni con la scena musicale attuale, sarebbe un giochino inutile e scontato – troppo diversi gli scenari, lontani anni luce gli uni dagli altri per orientamenti stilistici e gusti generali.
Di certo però si può affermare che il 1972 è stato uno degli anni in cui un nuovo sotto genere del rock, il progressive rock, ha raggiunto uno dei suoi maggiori picchi creativi più rappresentativi, riuscendo non solo a sgomitare facendosi largo nel nuovo panorama rock dell’epoca, ma anche ad imporsi come LA novità presso i giovani capelloni…

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12 pensieri riguardo “1972-2022: Cinquant’anni di progressive rock, musica inattuale

  1. In effetti la musica progressive si è sempre mossa in splendida solitudine, inimitabile e perciò grandemente imitata. Per certi versi metteva in difficoltà l’ascoltatore di quegli anni, lo obbligava a seguire discorsi complessi, con melodie a volte trascinanti e a volte rarefatte.
    Posso dire questo: io c’ero. 🙂

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  2. Ho letto da qualche parte prima una frase un po’ ambigua un giornalista sosteneva che il rock ormai è solo per vecchi… io non sono assolutamente d’accordo recentemente ho scoperto un gruppo australiano degli anni 80 fantastico che suona come se il tempo non fosse mai passato… Hoodoo Gurus. Il loro ultimo album è
    Chariot of the Gods. Vai a sentire!!

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  3. Il progressive, nato in Italia, è sicuramente un passaggio epocale della musica rock. L’ha arricchita e cambiata. Tuttavia, dato il taglio dei musicisti, veri e propri professori di musica, rischiava di rimanere relegato all’interno del mondo intellettuale. Ho letto un libro, dove una delle frasi che più mi ha colpito, diceva che ad un certo punto ai concerti rock non si ballava più, quasi fosse musica classica. Ed in pratica lo era e andava ascoltata in un certo modo. Ecco allora arrivare il punk, fatto di coperchi e casseruole… e quindi vai col rock della fine dei settanta e tutti gli ottanta. Rimane comunque vero il fatto che in musica non si inventa nulla, ma tutto si evolve in continuo, pescando da chi è venuto prima, quindi anche tra questi ultimi c’è stata l’influenza del progressive.

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