Opinione · qualche pezzo di me

Tra i miei amori

Oggi mi è tornata alla mente un’intensa storia d’amore tra me e la città di Agadir in Marocco.
Era il mese di gennaio 2006: 30 giorni di ferie obbligate davanti, e nessuna voglia di sbattermi in lunghi viaggi solitari come sempre. Le città dei paesi nordici che avrei voluto vedere, in quel periodo, erano troppo fredde per i miei gusti.
In Marocco c’ero stata già l’anno precedente, quando scelsi il tour delle città imperiali: Casablanca, Marrakech, Fès la più bella, Rabat, Meknes, Beni Mellal. Contrariamente alle mie aspettative, mi era piaciuto molto; un viaggio straordinariamente coinvolgente, soprattutto fatto da sola con una guida donna berbera, ma molto faticoso.
L’anno successivo volevo riposare e seguire l’ispirazione del momento, perciò optai per un soggiorno senza pretese in una città che immaginavo poco attraente, molto turistica e scialba: Agadir.
Prenotai per una settimana e ci rimasi quasi un mese.
Agadir per è stata come la Maga Circe per Ulisse, mi ha ammaliata e non voleva più lasciarmi andare.
Me ne sono innamorata, scoprendola un po’ ogni giorno, da sola, sempre a piedi, mascherata da ragazzaccio, con una striminzita cartina in mano facendo chilometri e chilometri dentro la città ignota, lontano dalle zone prettamente riservate ai turisti.
Poco prima del tramonto scendevo in spiaggia scalza e correvo per tutta la sua lunghezza sul bagnasciuga fino alla residenza reale, aspettando il grande incontro tra sole e mare ogni volta diverso ogni volta con le lacrime per la commozione risvegliata dalla meraviglia di ciò che stavo vedendo: l’infinito amore di un astro che si spegne nell’acqua.
Non so chi mi regalava quello spettacolo che mi faceva capire quanto ero fortunata a possedere la vista: Dio Allah Buddah Manitou, oppure la mia capacità di cogliere l’autentica “bellezza”.
So che in quel momento io ero cielo mare sole luce ombra e le nuvole gonfie di candore; ero tutto quello che stavo guardando diluita come colore dentro i colori, senza corpo né catene.
Libera e basta!
Libera di scarpinare in salita sino al fortino dell’antica Casbah, incrociando ogni tanto l’auto scalcinata della polizia che mi offriva un passaggio, cortesemente rifiutato perché volevo godermi il panorama da ogni lato e quota.
Raccoglievo suggestive visioni a manciate. L’ingresso dalla porticina decorata con scritte arabe, l’incontro con i pastori che custodivano pecore e capre dentro le mura, comunicare con loro a gesti mangiando pane e formaggio, senza la paura di essere importunata come succedeva nelle città dove tutti prendevano i turisti per le maniche chiedendo un euro.
Fingevo appostamenti dalle torrette di guardia, percorrevo il camminamento perimetrale esplorando ogni anfratto di quei ruderi come un bambino dentro il luna park più sbalorditivo.
Indugiavo seduta, gambe ciondolanti nel vuoto, ad osservare i ragazzi col parapendio preparasi per volare nel cielo di Agadir.
Il mio corpo sembrava avere sviluppato difese immunitarie eccezionali: mangiavo pezzi di frutta tagliata dalle mani sporche dei mercanti di strada, bevevo acqua dalle fontane senza prendere nemmeno l’ombra di un’infezione qualunque, misteri dell’anima serena.
Scambiavo battute incomprensibili con l’uomo che cesellava il rame lungo la strada: tutte le forme già pronte, si sceglieva e lui scriveva. Dopo un’ora ecco pronto il lavoro, grezzo, fatto con un chiodo ed un martelletto, la ricevuta di pagamento scritta su un pezzo di carta straccia unita all’omaggio di uno specchietto con la paglietta di metallo per pulire la targa.
Un giorno scoprii persino un piccolo museo agricolo, minimalista ma molto esplicativo sullo stile di vita degli antichi contadini locali.
La sorpresa inaspettata arrivò durante la festa del montone di cui ignoravo l’esistenza.
Una mattina trovai la città quasi deserta, i negozi chiusi, pochissimi indigeni in circolazione, sulla passeggiata turistica rari venditori di cianfrusaglie. La città si mostrava svuotata come da noi succede durante il mese di agosto.
Centinaia di gabbiani vicino a riva e sulla spiaggia, non ne avevo mai visti così tanti tutti insieme. Che cosa facevano lì, perché non erano al porto o al largo?
Capito! Mancavano i pescatori poiché, come tutti gli altri cittadini, durante la festa del montone erano tornati ai villaggi natii in famiglia per festeggiare.
E allora niente scarti di pesce, perciò i gabbiani cercavano cibo altrove. Questo particolare mi regalò un ulteriore nuovo spettacolo da portarmi dentro per sempre: all’imbrunire durante la corsetta in spiaggia avevo la loro compagnia, intorno a me, sulla sabbia, sopra il mio capo. Che bello salire e scendere dalle dune ad un passo dalla spiaggia circondata da voli di gabbiani!
Penetrata fino al cuore persino da un quadretto romantico che, in altri frangenti, mi avrebbe fatto sorridere: una giovane coppia, in piedi sul bagnasciuga, teneramente legata in un estatico abbraccio ad ammirare il tramonto fino alla totale scomparsa del sole all’orizzonte. Ed io, qualche passo dietro, ad osservar le sagome intagliate dentro la luce fulva, persa come loro nell’incantevole abbraccio, amante tra gli amanti pur senza avere accanto qualcuno da amare.
Di notte passeggiavo per i giardini deserti del residence, mentre tutti erano al teatrino o in discoteca, lo spicchio di luna mi raccontava storie antiche e incantevoli per la mia anima straniera.
E un po’ di anima l’ho lasciata ad Agadir, per ritornarci ogni tanto – come sto facendo adesso – a rivedere il paese che mi ha regalato un abbraccio caldo e indimenticabile.

Altri indimenticabili amori:

BERLINO

...

BILBAO

Puppy davanti al Guggenheim (ce l'ho!)
Puppy davanti al Guggenheim (ce l’ho!)

...

LISBONA

Lisbona
Lisbona

FUNCHAL

Porto di Funchal
Porto di Funchal

MALAGA

Malaga
Malaga

PRAGA

PRAGA 2012 059
Micio praghese

BRIGHTON

...

TOLEDO

...

E’ comunque più grandioso il mio amore per la natura e i luoghi lontani dalle città perciò cospargo di questo amore ogni mio scritto, ben si vede e ben si sa. Ricordo con ammirato stupore il parco di Plitvice, visitato quando era ancora Jugoslavia. Ho nel cuore un monumento d’affetto incondizionato per tutte le montagne e le valli del Trentino e dell’Alto Adige che ho girato in lungo e in largo per tante estati.

Il mio unico romanzo (o racconto lungo) è stato ispirato proprio dall’Alpe di Siusi, luogo che io considero magico senza pietà.

Non ho nominato città italiane perché, a mio modesto parere, l’Italia è bella da qualunque punto la si guardi. Ha solo bisogno di essere rispettata da chi la abita e, soprattutto, da chi la dovrebbe governare e non pensare a riempire le proprie tasche.

"L'Italia all'asta" 1994 opera dell'artista Luciano Fabro
“L’Italia all’asta” 1994 opera dell’artista Luciano Fabro

Come? Non vedi immagini di Agadir?

Ma te l’ho scritta tutta dentro l’anima!

😀

23 pensieri riguardo “Tra i miei amori

  1. Bellissimo post, scritto come se fosse un soffio di vento che sale dall’Oceano verso le spiagge di Agadir. Hai descritto minuziosamente le tue emozioni e i tuoi stati d’animo, sembrava di essere al tuo fianco. Il Marocco mi ha sempre attratto, ma non conoscevo (seppur per nome Agadir). Mi piacerebbe andarci a vivere, magari per lavoro qualche anno.

    Piace a 1 persona

    1. Grazie Fritz, mi è bastato ripercorrere quelle strade con la mente. Certe emozioni sono indelebili.
      Non so come sia oggi Agadir, comunque tutto il Marocco è una terra incantevole. 🐾💕

      "Mi piace"

  2. Sono lontano e sto lontano dai blog per mancanza di tempo… ho però letto questo tuo articolo… dalla prima all’ultima parola e, posso dire, che raramente ho letto un articolo così bello e così scritto col cuore. GRAZIE.
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

    Piace a 2 people

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