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Il Signor V.

Il Signor V. in quel periodo non lavorava affatto, usciva raramente, ed io, pur capitando di frequente dalle sue parti non riuscivo mai ad avere un contatto stretto con lui.

Inspiegabilmente me ne innamorai la prima volta che lo vidi, e subito capii che era un amore per sempre. Sebbene in apparenza non avesse nessuna qualità in più rispetto a quelli che mi giravano intorno, per tutta la mia esistenza non avrei amato che lui.

Regolarmente avevo incontri con altri ma si trattava di contatti fugaci e senza importanza, io volevo lui e soltanto lui, malgrado fossi consapevole che era un amore assurdo.

Sapevo sempre perfettamente dov’era e avrei fatto qualunque cosa per incontrarlo. Svariate volte eravamo stati molto vicini, ma qualcuno s’era messo sempre in mezzo e ci aveva impedito di conoscerci in modo approfondito dandoci la possibilità di rimanere insieme come io avrei voluto. Non ero certa che lui provasse lo stesso desiderio, ma passandogli accanto mi era parso di piacergli e di capire che volevamo la stessa cosa.

Anche V. tempo prima era stato con altre ma, esattamente come succedeva a me, tutto si risolveva in un incontro fuggevole che non lasciava tracce importanti.

Non ne conoscevo la ragione, ma ero certa che il nostro connubio avrebbe fatto scintille, avevo un presagio, un sentore di emozioni che avrebbero coinvolto anche qualcuno a noi vicino.

Ad esempio la Signora Lia stava sempre ad incoraggiarmi:

“Forza, dai vai da lui. Non esitare bella, vai da lui. Io conto sulla vostra unione, dovete finire insieme per fare felice questa povera vecchia. Datemi questa soddisfazione, datemi l’opportunità di vedervi finalmente insieme e restituire serenità agli ultimi anni della mia vita.”

Anche Adolfo, il pasticcere, faceva il tifo per noi. Non mancava mai di esternare pubblicamente la sua approvazione, giurando che avrebbe preparato una torta di venti piani per festeggiare l’evento.

Per non parlare di Elena la parrucchiera, anzi la “stilista del capello” con lussuoso salone in centro, i maligni dicevano che glielo aveva “messo su” il Cavalier Marenghi ricco commerciante di tappeti nonché amante e marito della migliore cliente di Elena.

Le due donne erano addirittura amiche e si frequentavano. Lui era obbligato ad acquistare sempre due gioielli per volta giacché Elena era sempre al corrente di ciò che la signora Marenghi riceveva in regalo.

Conosco questi pettegolezzi perché nella mia posizione sono obbligata ad ascoltare tutte le chiacchiere che mi girano intorno, e quel menage a tre non era certo un segreto. Ultimamente però gli affari non andavano troppo bene e l’uomo aveva stretto i cordoni della borsa. In ogni caso la generosa Elena era pronta a rimetterci il suo gioiello più costoso pur di vedere soddisfatto il mio desiderio.

E poi c’era la persona sulla quale io contavo di più affinché questo benedetto sogno di avverasse: Tamara la cartomante.

Semplifico chiamandola cartomante perché era conosciuta principalmente per questa pratica. Era così che si guadagnava da vivere, ma lei possedeva ben altro e ben di più che la semplice capacità di leggere le carte, era un’autentica maga!

Con i tarocchi ci azzeccava sempre, e da qui partiva il suo successo, inoltre era sensitiva, chiaroveggente, rabdomante, manipolatrice e medium…

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