Informazioni · Opinione

Giornalisti e social network brutte storie

Che l’orrore, le disgrazie, il raccapriccio e tutto ciò che inorridisce, producano grandi ascolti e molta attenzione su tv e social network è risaputo da tempo.
In questo triste periodo di storia umana la cosa è ancor più accentuata.
Sembra che non sia sufficiente quello che la realtà sta offrendo in pasto al pubblico, pare che sia obbligatorio rincarare la dose.

Seguendo sul web le dirette quotidiane della Protezione civile e della Regione Lombardia, ascolto i vari comunicati che vengono diffusi e, a fine aggiornamenti, le domande che i giornalisti pongono agli incaricati. Purtroppo ho notato che tanti giornalisti, di qualunque schieramento siano, tendono a fare in modo di ottenere risposte più allarmanti di quanto non lo sia già lo status quo. E questo mi fa molto incazzare.

Altro comportamento che mi fa schifare certa umanità è quel maledetto vizio di postare sui social vecchie immagini raccapriccianti addebitandole alla pandemia attuale o, peggio ancora, rubare immagini di persone intubate, in un letto di ospedale, con scritte altamente offensive per indicare come ci si riduce compiendo determinate azioni attualmente vietate.

Ecco un triste esempio: tantissimi hanno postato questa immagine accreditandola alla città di Bergamo, ma la fotografia riguarda i morti di Lampedusa nel 2013. Evito le immagini degli ammalati perché non voglio ledere maggiormente la sofferenza.

Questa invece è purtroppo drammaticamente vera

Penso sia il caso di non gettare ulteriori paranoie poiché questo momento storico è tragico senza riserve, ed è pericoloso caricare ulteriore ansia sulle persone fragili.

35 risposte a "Giornalisti e social network brutte storie"

  1. Mi trovi molto d accordo. Il momento è drammatico avremmo tutti bisogno di mantenere la calma in piena coscienza perché gli allarmismi non possono che nuocere ho creare reazioni opposte a quelle che adesso sono regole ritengo di contenimento e dunque giuste.
    Shera

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  2. Avevo in mente di fare un post analogo al tuo partendo proprio da quella foto di repertorio. Mi trovo d’accordo con te. È un modo di non fare giornalismo che mi fa incazzare. Per contro poi c’è un altra cosa che mi fa incazzare che è quella dei complottisti, quelli che candidi candidi se ne escono con frasi del tipo ma dove sono tutti di morti che non si vede un funerale. Ecco, sia agli uni che agli altri vorrei semplicemente dire che ogni tanto si potrebbe anche tacere…

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      1. Qualche giorno fa un medico fin troppo esasperato rivolgendosi in studio ad un politico ma anche un po’ a tutti lo disse forte e chiaro…dovete stare zitti! Non è stato molto ascoltato…😬

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      2. Ma anche i super esperti che si collegano via Skipe a tutti i salotti televisivi per dire tutto e il contrario di tutto, confondono la gente mettono ansia anche a chi sta sempre in casa a guardare la tv.

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      3. Non la guardo la TV è soprattutto sti programmi ma immagino. Ormai il confine tra spettacolo, intrattenimento ed informazione non esiste più, gente che sta rincoglionita a guardare ore e ore di TV e alla fine non c’ha capito un cazzo…

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  3. Io ho preso una decisione e mi son data una regola in merito a tutta questa molte di notizie/numeri/programmi dedicati/inviti invadenti/ e bla..bla…bla. Accendo la tv per sentire (non lo guardo) solo il tg regionale, il resto lo leggo sui giornali, quando me la sento e comunque una sola volta al giorno, e poco o niente social, perché davvero mi fan venire pazza.

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  4. Sai, alle volte un’immagine, magari non rispondente, è però emblematica. Ahimè ho vissuto a Bergamo, ho ancora tanti amici, e se la fila di feretri non corrisponde esattamente nello spazio, corrisponde nella percezione: non c’è oggi un bergamasco, credo, che non abbia una persona vicina malata, o infettata, o deceduta. Non si tratta di fare allarmismo, ma di esprimere una realtà ben precisa. E’ un tentativo di golpe per tenerci, anche dopo, tutti a casa? mah, possibile. Si dovrebbe lasciar correre e vedere come fa la natura? Mah, possibile. I cinesi, che l’hanno fermata con coprifuoco, raccontano delle storie? Mah, possibile. Io sono preoccupatissima e non riesco più a figurarmi un futuro.

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    1. Capisco perfettamente, ma ti faccio un esempio: io vivo sola e non ho alcun rapporto con i miei vicini di casa perché è gente chiusa e menefreghista. La mia ancora di salvezza era farmi delle scarpinate in mezzo ai boschi, ora non le faccio più perché ho paura che qualcuno mi faccia delle storie. Sono sotto psicofarmaci, ma non posso esagerare altrimenti mi ammazzo. La mia psichiatra non può aiutarmi perché oltre gli psicofarmaci. L’altra sera vedendo questa immagine mi è venuta voglia di buttarmi dal balcone. Sarò un caso di effetto collaterale del coronavirus. Ma va bene così, tanto non sono mai stata bene in mezzo agli umani.

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    2. Io, ahimè ho vissuto negli ospedali psichiatrici come paziente e ho avuto amici che si sono suicidati senza che nessuno facesse una piega. La zona dove abito è considerata da anni zona depressa ed ha il più alto numero di suicidi in Italia. Vorrei evitare di vedere aumentare questi numeri ma, chi se ne frega, uno che si suicida è uno in meno da curare.

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  5. Vero, anche se allo stesso tempo mi chiedo: in che lingua bisogna parlare perchè certa gente capisca? Perchè è vero che le fake news e i falsi allarmismi andrebbero assolutamente impediti e sanzionati, e sicuramente è sbagliato speculare su certe situazioni, ma mentre alcune persone sono sensibili e intelligenti, certi altri individui non comprendono per nulla la gravità della situazione, direi che non comprendono l’italiano standard. Sembrano non recepire minimante le raccomandazioni base e si ostinano a vivere come se niente fosse mettendo a rischio molte persone fragili. Ne parlo per esperienza personale perchè sono settimane che uso con persone che conosco toni tranquilli, ma sai quando hanno capito che la cosa era grave? Quando hanno iniziato a sentire le ambulanze sfrecciare, hanno visto i necrologi appesi e hanno iniziato ad avere parenti stretti coinvolti ricoverati negli ospedali. Solo quando la comunicazione ha iniziato a diventare più “pesante” hanno vagamente accennato a capire..

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    1. Se si continua così si corre il rischio di andare incontro a una guerra urbana, una guerra tra tra il popolo. Ho letto minacce sui social, minacce brutte, non possiamo ridurci come gli americani che essendo armati potrebbero cominciare a sparare. Non possiamo scannarci tra noi. Le cose vanno dette innanzitutto da chi ha l’autorità per farlo, ossia le forse dell’ordine, e se dobbiamo dirlo noi è meglio farlo con calma, non con minacce e neppure spalmando paranoia.

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      1. Sono senz’altro d’accordo. Anch’io ogni giorno ascolto la conferenza della protezione civile e mi informo dai canali ufficiali dell’Istituto Superiore di Sanità, OMS, polizia di stato, etc.. le dichiarazioni dei politici se non supportate da qualche decreto, di personaggi ignoti, o di persone che rielaborano contenuti di altri, di fonti non ufficiali non le considero neanche o le prendo molto “con le pinze” e solo con pochi stretti parenti mi sono permessa una maggiore libertà di espressione, pur sempre civile ed educata. Onestamente basterebbe un po’ di buon senso.. pare sia chiedere troppo di questi tempi..

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  6. Posso citare una delle mie citazioni preferite tratte da un film:
    I giornalisti… ah! Un branco di analfabeti con la forfora sul collo e le pezze al sedere, che spiano dai buchi delle serrature e svegliano la gente nel cuore della notte per domandargli se hanno visto passare un bruto in mutande, che rubano alle vecchie madri le fotografie delle figlie violentate in Oak Park e tutto perché? Perché un milione di commesse e di mogli di camionisti ci piangono sopra. E poi… il giorno dopo la prima pagina serve per incartare un chilo di trippa.

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  7. Grazie!
    Sei una delle poche che in un momento difficile come questo riesce a dire quello che pensa senza peli sulla lingua… E senza temere un ostracismo mediatico!
    Molti post e “servizi giornalistici” sui media più in voga sono “al di là del bene e del male” e un’intera categoria di pensatori che dovrebbero evidenziare i limiti della clausura forzata sono in preda al panico.
    Diffonderò il post!
    Alice – Il Regno dell’Ongheu

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    1. Ciao Alice, finalmente ho capito chi sei. Gattofila come me.
      A causa dei mie problemi ho imparato da anni a mantenere l’autocontrollo e a guardare gli umani con la massima sobrietà, senza farmi catturare da ideliasmi più o meno corretti, questo mi permette di non temere certi giudici carichi di pregiudizi. Nel rispetto di tutti cerco di dire ciò che penso.
      Grazie! ❤

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  8. Non ho mai capito, e mai accetterò, il bisogno di allarmare ancora di più diffondendo fake news (e non capisco chi non va a controllare, soprattutto adesso… ma quello è un altro discorso).
    A che pro? Per strappare più likes, per puro divertimento… o per creare casino, dividere… E se fosse proprio questo? 😉

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