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Il piacere di scrivere con la penna

Ieri ho scritto una letterina a un amico lontano.
L’ho scritta amorevolmente a mano con una biro.
L’ho scritta su un foglio a quadretti formato A4 recuperato da un grosso quaderno con gli anelli apribili.
Mi sembrava carino così, perché spontaneo.
Sì, spontaneo perché non premeditato come: ecco non ho la carta bella per scrivere, allora domani esco la compro e poi scrivo la letterina.

No, così l’ispirazione del momento si sarebbe fottuta nello spazio notte-tempo-giorno-tempo-altricazzimiei-tempo.
E magari non l’avrei nemmeno più scritta. Sicuramente non sarebbe stata la stessa.

Per scrivere bisogna cogliere l’attimo. Ovvio? Sì, ovvio. Ma spesso non ci si pensa e si rimanda a “quando avrò più tempo”, e quel tempo lì non torna più, comunque è un altro tempo. Tempo per altre cose da dire e altre lettere da scrivere. Magari col pc per fare prima, per renderle più leggibili.

Io scrivo malissimo, ho una calligrafia più che gallinacea. Direi rapacea. E assai mutevole, spesso le mie molteplici calligrafie sembrano appartenere a persone diverse. Tutte quelle che ho dentro.

Poi c’è sempre la mitica assenza di manualità che mi distingue, perciò le parole potrebbero sembrare geroglifici da interpretare. Comunque c’è sempre l’interprete a disposizione, cioè la sottoscritta.

Quando ricevi la mia letterina e non capisci qualche parola puoi telefonarmi e chiedere lumi.

Ma anche se non capisci puoi arrivarci per intuito leggendo il resto della frase. Anche perché, spesso, neppure io capisco ciò che scrivo a mano. Perciò quasi sempre quando mi scrivo, mi scrivo col pc o con il notes del telefonino. Anche se non mi piace scrivermi così.

Per esempio quando sono in auto e sto guidando, capita che assale l’ispirazione e devo obbligatoriamente prendere nota del pensiero che punge il cervello.

E’ successo l’altro giorno mentre stavo andando in città, ho tentato di recuperare dalla borsa il telefonino e ci ho impiegato un quarto d’ora. Intanto continuavo a ripetere mentalmente il pensiero per non dimenticarlo.

Quando sono riuscita a tirare fuori l’apparecchio non trovavo l’app per scrivere, dovevo guidare e scorrere le pagine per trovarla, perciò rischiavo uno schianto, allora mi sono fermata. A quel punto ho preferito cercare il notes di carta e scrivere a mano, che mi piace di più.

Così ho scritto il finale di una storia che non aveva un finale soddisfacente da almeno due settimane. Adesso lo ha! Almeno per me.

Così finisce anche questo post.

Vorrei mettere come immagine la letterina scritta all’amico, ma è roba privata e non mi pare il caso, anche se non c’è nulla da nascondere.

Quando ho pubblicato il mio primo libro, un carissimo amico mi ha detto: “Scrivi dediche bellissime sul tuo libro, molto più belle di ciò che hai scritto dentro il libro”. Non so se era un complimento, anzi non credo proprio.

Forse un giorno pubblicherò un libro con tutte le dediche che ho scritto sui libri che ho già pubblicato.

Ciao neh…

 

16 risposte a "Il piacere di scrivere con la penna"

  1. 😂 sorrido pensando alla mia calligrafia che deve essere similare alla tua.Anche io come te sono incostante…un perito calligrafico che mi analizzasse impazzirebbe e non ci capirebbe nulla visto che a seconda delle giornate(ma anche nello stesso testo) posso scrivere largo, stretto, inclinato a sinistra, a destra, tondo, spigoloso, addirittura in un corsivo stampato…insomma un macello e confesso che neppure io a volte riesco a decifrare al primo colpo ciò che ho scritto! Un disastro!

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  2. Quante volte ho rimandato e ho perso l’ispirazione… oppure è rimasta l’idea ma non la capacità di metterla per iscritto… io a volte scrivo su carta, quando non ho voglia di uno schermo davanti, quando so che poi tanto lo riscriverò al computer per pubblicarlo qui… ma non c’è niente di più rilassante che sdraiarsi sul letto con il quaderno e la penna e scrivere 😊

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  3. C’è solo da sperare che la tua lettera all’amico, poi, le poste italiane la consegnino pure. Io sto aspettando, ormai da due mesi, la lettera che mi ha scritto un’amica e che poi mi ha telefonato, perché, ovviamente, non aveva ricevuto la mia risposta.
    La lettera è stata spedita da un paese che dista un centinaio di chilometri da casa mia, se fosse venuta a piedi sarebbe arrivata in quattro, massimo cinque giorni…

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    1. Tu pensa che qualche anno fa spedii una lettera ad un’amica dall’ufficio postale del mio paese dove abitava pure lei. Perciò la logica mi suggeriva che il postino l’avrebbe presa il giorno seguente e l’avrebbe consegnata al suo indirizzo che distava 200 metri dalla posta. E incece la lettera andò allo smistamento di Peschiera Borromeo dove rimase in stallo e la mia amica la ricevette dopo più di un mese. 🙄

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  4. L’idea del libro con tutte le dediche non è affatto male 😛
    Comunque, io quando scrivo una storia uso sempre carta e penna per la prima versione. L’ossatura selvaggia e sconclusionata della storia deve essere partorita in questo modo (per le mie esigenze da psicopatico) e per le versioni successive invece non c’è miglior alleato del computer. Una sorta di connubio felice tra Word e inchiostro (e la mia mente pazza).
    Anche per te è così?

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