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Gocce di libertà

Spesso e volentieri ripeto che il mio tempo preferito, a parte il gelato quotidiano, è quello trascorso gustando con i piedi boschi e colline che mi circondano.
Questa zona dell’Oltrepò Pavese è chiamata “il paradiso dei ciclisti” per la quantità di strade e stradine che s’incrociano, dando la possibilità di variare all’infinito i tragitti offrendo percorsi panoramici molto suggestivi.

Nella scarpinata di questa mattina ho incontrato, come successo tante volte, un segnale indicatore del percorso di una gara che poteva anche essere di corsa campestre.


Essendo ormai nota questa mia passione, i runner mi domandano se partecipo a maratone o altre gare del genere e, quando rispondo che non l’ho mai fatto, si stupiscono chiedendomi il motivo.
La risposta è semplice: non sento la necessità di dover dimostrare qualcosa a chiunque, o a me stessa, e non sono interessata ad entrare nel giro delle competizioni e delle sfide.
Ma il motivo più importante è che, almeno in questo frangente, voglio godermi la libertà.
La libertà di partire e tornare quando voglio, correre o camminare come mi aggrada, salire scendere risalire e riscende dove mi accompagna il vento, modificare allungare o accorciare il percorso come più mi piace e come mi frulla nella testa.


Voglio potermi fermare a salutare cani, gatti, capre, pecore, vermi, lombrichi e coniglietti selvatici, baciare un fiore o abbracciare gli alberi in mezzo ai boschi dove incontro cinghiali e caprioli, fermarmi a mangiare due nocciole con gli scoiattoli o ad osservare le mucche mentre puliscono un campo.

Sono gocce di libertà che mi prendo in una società dove anche il divertimento, talvolta, comporta imposizioni mascherate da socializzazione.

Di qui, di là. Libertà! 😉

32 risposte a "Gocce di libertà"

  1. Non puoi fare un discorso simile ad uno che si crede il maratoneta per eccellenza, oggi l’89,9% della popolazione italiana dai 18 ai 70anni. Non riuscirebbero a concepirlo. Un mare di gente che ha scoperto d’avere due gambe e alla fine di queste due piedi che possono sfruttare, con la scusa della corsa, per fare comunella. Hoppe, Hoppe, Hoppe… le città bloccate per l’intera giornata perché una settimana sì e una anche ci sta la maratona sotto le stelle, la maratona sotto il sole, la maratona del barocco, la mezza maratona del centro e dintorni, la maratona fuori porta, la maratona chi arriva ultimo paga per tutti, la maratona corri tu che corro anch’io, la maratona basta che non cadi e la maratona tante cose belle a tutti. Spero mi perdonino se ne ho dimenticata qualcuna di troppo.

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      1. Ci scherzavo sopra o quasi. Figurati, tra questi c’è anche mia sorella e poi parenti stretti e amici, conoscenti vari e il ragazzo di mia sorella.
        L’impressione però è che questa foga podistica sembra essere sfociata in un fenomeno modaiolo, della serie: “come, non corri? Amico sei out! Ripigliati, sei fuori dal giro!”. È proprio moda e io con la moda non sono mai andato in sintonia.
        Ultimo e non ultimo queste carovane a due piedi danno enormemente fastidio ai miei cani. 😄

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  2. Proprio ieri mia sorella voleva convincermi a partecipare ad una gara che si svolgerà prossimamente, una di quelle classiche stracittadine piene di gente. Beh…anche io non ne ho mai fatto e le ho detto di no! Mi ha chiesto il perchè e le ho detto quasi le stesse cose…non mi piace competere, non mi piace il casino di troppa gente vicino e sto meglio da solo o al massimo con qualcuno con cui c’è sintonia.

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  3. Hai ragione.
    Al giorno d’oggi se qualcuno fa qualcosa al solo scopo di accontentare se stesso, senza altri fini, viene considerato pazzo. Sembra che sia obbligatorio dimostrare qualcosa ogni volta che ci si muove, che si pensa, che ci si diverte. Non parliamo poi di chi ha il desiderio di stare da solo, di fare cose in solitudine, di stare a guardare le formiche in santa pace: viene considerato “asociale” solo per il fatto che sta da pare osservando ciò che ha intorno.
    Nascono ogni giorno associazioni e gruppi che intruppano la gente e la convogliano verso “itinerari” programmati e utili a qualcun’altro.

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  4. Spero di non essere fuori luogo nel dire che ogni tanto ho partecipato a gare nel pavese. Scelgo quelle nei paesini ed evito quelle in Pavia. Faccio la stessa cosa a Milano.
    Arrivo tra gli ultimi e mi metto alla prova. Ma ho sempre corso, anche da ragazzina, quando di moda non era.
    Il bello delle competizioni nel pavese è la presenza della natura e il fatto che mantengono lo stole “rustico” di anni fa.
    Non ho la necessità di partecipare sempre a gare, al contrario di tanti compagni di squadra che la domenica devono avere una gara.
    Mi piace ogni tanto trovare qualcosa in un paesino che non conosco per correre in un posto nuovo. Dove da sola non andrei. Non sempre scelgo bene… ma tante volte sono piacevoli sorprese!

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  5. Io non vivo in un posto così bello e suggestivo, ma spesso mi è venuto l’impulso di toccare o abbracciare un albero. È una cosa strana, lo so. Eppure mi trasmette serenità e, nella mia testolina bacata, mi sembra di connettermi a lui e di percepire la sua storia.

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      1. Leggere questa cosa mi rincuora, temevo che la mia empatia verso le piante fosse l’anticamera del disturbo di parlare coi muri o i sassi 😂
        Comunque vivi in un posto favoloso, bravissima. ❤

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