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Tacco 12 da ballo per notti da sballo

Il classico chicchissimo che tutte anelano

Sino  ai primi anni del nuovo secolo ero nottambula di professione: di giorno lavoravo in una radio privata e poi facevo mattina come frequentatrice/barista/lavabicchieri/cassiera/giuria musicale/intrattenitrice, e anche lavapiatti quando capitava l’occasione, nei locali più quotati della provincia.
Quando ho cambiato professione, e dopo la pesante indigestione di vita spericolata, sono stata obbligata a scegliere accuratamente le occasioni mondane che, negli ultimi anni, sono pressoché inesistenti per ragioni economiche e per disinteresse totale verso i soliti posti dove si va a buttare la gamba.
Tuttavia qualche giorno fa, dopo una serata mondana spettacolare nel vero senso della parola perché offriva la visione di strepitosi esibizioni di acrobati e ballerini professionisti, sono stata “attirata” da amici in un locale notturno di recente inaugurazione.

Qualcuno le chiama “scarpe da camera da letto”

Abito in una zona molto feconda in ogni genere di attività ludica prettamente notturna.
Discoteche, disco-bar, pub, locali pre e post disco, vinerie, birrerie: luoghi di svago che nascono come funghi, vengono ingurgitati velocemente da mandrie di consumatori dello struscio incallito, e scompaiono nel nulla dopo periodi che variano da uno a tre mesi.
Queste mandrie infatti migrano molto in fretta da un territorio all’altro (a volte distanti solo poche centinaia di metri) pur di mostrarsi sempre nell’ambiente di ultimissima tendenza.
Essere fuori dal giro modaiolo, soprattutto in provincia, è deleterio e avvilente per l’ego di certa umanità.
Lasciando perdere il mondo degli adolescenti troppo repentinamente mutevole, l
a fauna specifica è di norma composta da maschi bellocci (o conviti di esserlo) di età che varia da venti a settant’anni, secondo il target generazionale del locale, abbigliamento casual griffato, con auto di livello medio alto (piuttosto non si mangia, ma l’immagine prestabilita è il biglietto d’ingresso obbligatorio) mentre la professione è più aleatoria che mai. Troviamo sia il figlio di papà che, senza muovere un dito, si sveglia ogni pomeriggio con un bel malloppo pronto da spendere, sia il precario prennemmente in “bolletta sparata”, l’industrialotto investito da improvvisa ricchezza, professionisti rinomati per tradizione famigliare, commercianti, rappresentanti e spacciatori di merci varie.
Difficile comunque distinguere il ceto sociale poiché, belli o brutti si assomigliano tutti, non perché simili fisicamente ma addestrati nel comportamento e nell’abbigliamento come gli adolescenti che, negli anni ’80, si chiamavano paninari.

C’è chi le ama multicolor

Le donne invece sembrano proprio belle da vedere perché, grazie alla complicità delle luci e del tasso alcolico che comincia a spandersi nell’aria dalle sei del pomeriggio con l’apericena, appaiono splendenti nonostante difetti e sporgenze innaturali.

L’abbigliamento, povero di stoffa ma ricco di orpelli luccicanti, s-copre le forme dai piedi ai capelli senza il minimo riguardo verso il buon gusto, salvo rare eccezioni. Qui la griffe è obbligatoria solo per le borse, il resto basta che sia alla moda.

La caratteristica “regina” è sicuramente la calzatura. In estate qualche coraggiosa si permette l’infradito rasoterra arricchito da vistosa bigiotteria o semplicemente formato da un minimalista filo di pelle, mentre la massa viaggia su trampoli che partono dal minimo sindacale, il famoso “tacco12”, per arrivare a misure da record.

Costano un occhio e sono come un pugno nell’occhio

Disgraziatamente ben poche di queste eroiche seguaci delle alte vette sono in grado di muoversi con la dimestichezza delle indossatrici da passerella. Benché spesso aiutate da zeppe, atte a mitigare la pendenza che separa la pianta dal tallone del piede, camminano come povere sventurate in cerca di un virtuale appiglio, non per evitare l’incidente ma per darsi un tono adeguato al ruolo da interpretare: la strafiga!

Nonostante gli sforzi sovrumani, vederle deambulare fuori dal luogo di ritrovo è una pena tremenda poiché, a volte, viene il dubbio che siano portatrici di handicap.

Effettivamente i tacchi alti, se ben portati, slanciano parecchio la figura femminile, inoltre si trovano a prezzi abbordabili scarpe e sandali veramente belli che fanno gola anche a me. Confesso che, ogni tanto, colta da malcelata invidia nei confronti di chi se ne frega del dolore ai piedi e dei danni alla colonna vertebrale, provo a misurare un paio di trampoli che mi attraggono particolarmente, ma sono inevitabilmente obbligata a desistere poiché ancora non è prevista l’indennità di accompagnamento per le imbranate.

Per esempio

Concludendo questa breve escursione tra le tendenze festaiole della notte e le pendenze oltre il tacco dodici, mi resta l’idea che il passatempo più amato dal popolo che apprezza “vivere” il suo tempo migliore dall’apericena alla brioche mattutina, sia soffrire per apparire con l’aiuto di sballo alcolico.

Ha ragione l’amico Stelio quando afferma che “un’alternativa valida sarebbe anche quella di “vivere”, ma forse è un lavoro troppo faticoso. Molto più glamour fingere di essere il cartone animato di un eterno spot pubblicitario. Il tacco 12 (13, 14, 15, 1000…), è uno dei tanti chador sottilmente imposti alle donne da una cultura falsamente libera.”

33 risposte a "Tacco 12 da ballo per notti da sballo"

    1. C’è un pizzico di malcelata invidia perché ci scarpe col tacco molto belle ed eleganti, ma io non potrò mai indossarle perché col mio senso dell’equilibrio assente mi spaccherei tutta.

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      1. A me le scarpe molto alte non sono mai piaciute, io sono abbastanza alte e al massimo ho messo 7 cm. Mi sembrano trampolieri e se sono un po’ robuste non mi piacciono i piedi la cui ciccia sborda dalla scarpa. Bisogna avere piedi magri e la giusta proporzione con lo stacco di gamba.

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      2. Un tacco di massimo dieci centimetri indossato sa una donna di media altezza e con una linea deiscreta, aiuta a slanciare la figura se portato con disinvoltura. Sono rare, però alcune li portano molto bene.

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  1. Mi piace questo post sai? È scritto molto bene, tratta di un argomento di cui molti vorrebbero discutere, cadendo spesso e volentieri nel banale.
    Ricordo un articolo, ripreso su più testate o presunte tali del web: “que senso di bella vita che ostentiamo” era intitolato in maniera simile.
    E ne faceva, sulla testata originaria che forse era un quotidiano, una questione proprio sociologica.
    Quel bisogno di ostentare qualcosa che va oltre, che si ripete ogni giorno per riempire un post o un’anima storta. Una storia su Instagram o Facebook.
    Quello che dico, tante foto zero ricordi.
    Tanto racconto zero vita. Riallacciandomi al tuo amico.
    Buongiorno speaker cara 🙂

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  2. Fortissimo questo tuo articolo! Mi è piaciuta particolarmente questa frase 😀 “Difficile comunque distinguere il ceto sociale poiché, belli o brutti si assomigliano tutti”, troppo vero!! E poi, l’ultimo paragrafo dell’articolo, beh… la ciliegina sulla torta.

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  3. Sino ai primi anni del nuovo secolo…detta così a me fa sorridere salvo poi ricordarmi che da poco ho compiuto il mezzo secolo di vita e rido un po’ meno! Comunque a me piaceva andare in giro per locali ma non ho mai ostentato ne ciò che avevo ne ciò che non avevo ed infatti non ho mai rimediato nulla! 😀

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  4. Qualche giorno fa ho provato dei super tacconi per divertimento, ma non ho osato nemmeno fare un passo! 😅😅😅
    Il mio massimo è il tacchetto basso e largo 😂 ma mi diverte troppo provare “i taccazzi” 😂

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      1. Anch’io conosco una donna che è sempre impeccabile e con tacchi altissimi… ma qual è il loro segreto? 😀
        A me basterebbe imparare a stare su tacchi altini ma più sobri (che sono i miei preferiti) e lo vedrei come un successo! 😂

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      2. Come in tutte le cose è questione di allenamento. Ma a lungo andare i tacchi alti portano lordosi lombare che dopo una certa età provoca gravi problemi alla schiena. Quindi serve un po’ di cognizione. 😬

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      3. Eh infatti! Già poi ho mal di schiena e collo facile alla prima postura sbagliata 😅
        Poi così alti non li metterei mai comunque, perché ho un look troppo lo-fi in generale, stonerebbero troppo 😂😂
        Mi allenerò un po’ sulle mezze misure 😀

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  5. Sono fortunata: non ho mai amato la vita notturna, il ballo, i vestiti “festaioli” il “glamour”e non ho neppure l’allure necessaria per partecipare a certe serate. Insomma, sono un incrocio fra un alpino e un bersagliere, anche se in miniatura e ho sempre le scarpe basse, larghe e comode.

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      1. Sarà per la mia età ma non ho mai amato le discoteche: ci sono stata una volta negli anni settanta con un mia cugina, per fortuna mi ero portata un libro perché dopo mezz’ora di fracasso nelle orecchie, sono uscita e l’ho aspettata in macchina leggendo. Poi non amo il ballo in assoluto, né nuovo né vecchio, a parte il balletto classico, ma quello lo guardo soltanto, non sono costretta a praticarlo. E’ che non mi è mai piaciuta la folla, l’essere toccata, i piedi pestati e gli approcci indesiderati. Lo so, sono strana, ma ormai mi sono accettata da tempo.
        Ciao Nadia, buon fine settimana.

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  6. Ho fatto e parlo al passato le mie belle nottate seguite da una doccia e poi di corsa in ufficio.

    Per fortuna non andava di moda il tacco 12 e le nostre nottate avevano ancora a che fare con i piedi nudi nella sabbia ho la bottiglia di vino sull’erba fresca e la notte…
    L’inverno Le cantine e garage che adoravano un po’ di muffa e tanta musica esperimentazione…
    robba da vecchietti… preistoria ma che bello che era.

    Sherabientot grazie

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