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A proposito di malinconia

Il post di ieri, e i relativi commenti, mi hanno riportato alla mente una breve storia, pubblicata sul libro “Storie di un illustratore di coriandoli”, nella quale parlo del distinguo tra malinconia e tristezza. Se avete voglia potete leggerla.

“Noi andiamo sugli scogli”. Disse Linda dopo aver aperto la porta della camera. “Tu non vieni?”
“No, non mi va”, rispose Melina.
“Perché non ti va? E’ una giornata così limpida…non fa troppo caldo e…vengono tutti, anche Mario, manchi solo tu.
Coraggio vieni! Non fare la scontrosa come sempre.”
“Non faccio la scontrosa Linda, è che sono depressa, se vengo al mare divento triste e io non voglio diventare triste.”
“Ancora con la storia della depressione, della tristezza, della malinconia. Ma si può sapere perché sei triste?” Si preoccupò la ragazza.
“Con quello che sta succedendo, credo ci sia più di un motivo per esserlo. E poi…ti ho detto che sono depressa, non triste.
E’ proprio perché non voglio diventarla che resto in casa.”
Linda, sedendosi accanto all’amica col proposito di convincerla ad abbandonare il divano sul quale era sdraiata, replicò:
“Ora ti metti a sottilizzare e a discutere sui termini che uso…che differenza c’è fra tristezza e depressione, per me sono la stessa cosa.”
“A parole forse, ma dentro al cuore no mia cara, non sono la stessa cosa. C’è una grande differenza fra la tristezza e tutti gli altri stati d’animo che si definiscono, per così dire…negativi.
Io non voglio essere triste, detesto esserla.
Vorrei che questa parola non trovasse più spazio nel lessico dei miei sentimenti.
Posso sopportare di essere malinconica, depressa, addolorata, sofferente…persino disperata. Ma non voglio essere triste, perché la tristezza è un moto dell’anima davvero…davvero triste, sì proprio la tristezza è triste.
Non riesco a definirla diversamente.
Non mi piace, fa troppo male, più di ogni altra sensazione spiacevole.
Io la sento come uno stato di abbandono, di cedimento, perdo la voglia di vivere e di lottare.
Conosco le sensazioni negative una ad una e, credimi, sono molto diverse tra loro.
Solo chi le ha vissute molto intensamente può distinguerle tutte: malinconia, depressione, dolore, sofferenza ed anche la noia, tutte insieme danno luogo alla tristezza.
Pensaci un attimo…quando provi dolore cerchi di confortarti, cerchi di ragionare e di fartelo passare; quando sei depressa pensi o fai qualcosa per ritrovare un po’ di ottimismo, io di solito mangio.
Se sono disperata, invece, lotto con tutte le mie forse per superare il momento critico.
Mentre la malinconia…beh la malinconia qualche volta – per chi è un raffinato buongustaio dei sentimenti – può essere persino gradevole, perché è dolce, languida, così languida che ti fa deglutire. La senti scendere nel tuo stomaco, ed ha mille sfumature diverse.
Ti faccio un banalissimo esempio: pensa di essere alla finestra, al mare o in montagna, dove preferisci.
E’ quasi sera e tu stai guardando un tramonto incantevole…lo stai gustando, ammirando, ed i suoi superbi colori ti riempiono gli occhi ed entrano in te, ti illuminano il cuore, il cervello, le vene…tutto quello che hai dentro, ti senti piena di colori, senti di essere anche tu un pezzo di quella visione irripetibile, perché sai che è unica, ogni volta diversa, e tu – che sei un’acuta osservatrice di quello che ti regala la natura – sai che, così com’è ora, quello spettacolo non lo rivedrai mai più.
Ecco la malinconia! E’ la consapevolezza di vivere un momento unico…e se vogliamo essere ancora più banali, pensa che quello è un tramonto di fine estate ed è l’ultimo giorno di vacanza.
Senti la malinconia?
Però non è così brutta, è quasi piacevole perché sai che le vacanze torneranno e vedrai altri tramonti, vivrai altri momenti, forse anche più magici…ma quell’attimo non si ripeterà…e tu avrai la netta sensazione che altro tempo è passato su di te.
Ed ora…immagina la stessa situazione. Anzi no, immagina tutti noi, come siamo ora, io, te, Mario, Francesca, Alberto…tutti quanti felici andare di corsa sugli scogli, allegri e sorridenti; divertendoci per il semplice fatto di essere insieme in vacanza.
Pensa di arrivare in cima agli scogli e vedere un cielo stupendo, tanto azzurro da togliere il respiro. Il sole caldo e splendente, le rocce umide e profumate di salsedine.
E noi lì a guardare il mare.
Quel mare che un tempo si confondeva con il cielo e che ora è soffocato da quell’enorme macchia di plastica, i pesci morti, e i gabbiani prigionieri delle loro stesse ali, intrise di acqua marcia, non riescono a volare.
Questa è la tristezza.
La tristezza che deriva dall’impossibilità di porre rimedio a quello spettacolo terribile, dal sentirsi disarmati di fronte ad esso, dall’avere la certezza che il mondo sta morendo, e noi con lui.

Capisci, Linda, perché non voglio venire sugli scogli e vedere il mare?”

Lo trovate insieme ad altri racconti in questo libro

11 risposte a "A proposito di malinconia"

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