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Maliconia d’agosto

Come sempre la radio mi offre spunti di riflessione.
Ieri mattina per qualche minuto l’argomento è stato quello del titolo, ossia la malinconia estiva che, credo, sia la più diffusa e contagiosa tra le malinconie comuni.
Esplode in agosto per vari motivi, se si è in vacanza può manifestarsi col pensiero che finirà e ci vorranno mesi prima di goderne un’altra.
Ancora peggio se le vacanze sono già un ricordo, perché consumate a giugno o luglio.
Ma anche se si sta per partire arriva quel filo di angoscia per l’attesa ormai finita, consapevoli che la goduria fuggirà in un battibaleno, immaginiamo già la valigia del rientro carica di panni da lavare.

Io, involontariamente, ho un metodo efficace per rendere innocuo questo tipo di malinconia.
Innanzitutto sono in vacanza dal 2013, ossia da quando ho perso il lavoro che avevo da quattordici anni.
Questa vacanza si svolge tra casa, lavori saltuari, intermittenti e sottopagati, perciò dovrei cercare un nome più adeguato, ma ho anche l’abitudine di coltivare la malinconia per tutti i mesi dell’anno.

Posso, pertanto, affermare di essere vaccinata contro la malinconia d’agosto, un disagio che ho conosciuto fuggevolmente quando frequentavo scuole elementari e medie, soltanto perché detestavo stare ferma per tante ore chiusa in un’aula.
I miei non potevano permettersi ferie, ed io non volevo andare nelle colonie estive che ritenevo luoghi di costrizione dove non si studiava, ma bisognava comunque sottostare a regole e ordini.
Non me ne fregava niente di mari e monti, preferivo rimanere in strada a giocare con i bambini del rione.

Ho visto per la prima volta il mare all’età di quattordici anni, quando fui mandata a fare la baby sitter a Ceriale.
Dovevo badare a due ragazzini di otto e dieci anni, erano simpatici, educati e con loro mi divertivo. Ma già soffrivo d’insonnia e, non trovando pace né sostanze per calmare i miei incubi dentro un letto sconosciuto, dopo due giorni volli tornare a casa.
Credo che quella non fosse nostaglia d’agosto, ma nostalgia di casa.

16 risposte a "Maliconia d’agosto"

  1. Vacanze d’agosto.
    Mai fatte, mai volute fare. Prima di sposarmi, lavorando negli alberghi, agosto era l’incubo per noi: troppa gente, troppo caldo, troppo nervosismo per tutti.
    Le vacanze io le facevo a ottobre/novembre, oppure a febbraio, quando pochi, allora, erano in vacanza.

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    1. Come ti capisco Neda, nei 14 anni lavoro al circolo golfistico avevo le ferie obbligate a gennaio, per tutto il resto dell’anno non era neppure permesso ammalarsi e i giorni festivi e prefestivi rimanefo in ufficio anche 12/15 ore al giorno quando c’erano gare importanti. Da aprile a ottobre aperto 7 giorni su 7, un inferno.

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      1. Proprio come da noi: 8 mesi di lavoro continuato, 16/17 ore al giorno sette giorni alla settimana quattro mesi senza lavoro e senza paga, licenziati e riassunti ogni stagione e oggi parlano di precariato, allora che cosa era? Lo sfruttamento dei lavoratori è sempre esistito ed esisterà sempre.
        Ciao Nadia, un abbraccio.

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