Lifestyle · Opinione

Il prezzo di un peccato

Da qualche anno, causa perdita lavoro, ho dovuto limare parecchio le spese che mi permettevo in precedenza.
Cionostante ho visto scendere costantemente il livello dei miei risparmi che vengono intaccati per tirare la carretta; pertanto ho deciso di annotare ogni minima uscita di denaro per capire se posso limare ancora qualche spesuccia, non strettamente necessaria, onde evitare di ritrovarmi col fondo della pentola bucato.
Ieri ho diviso le varie voci di spesa per capire qual è possibile eliminare e, con un po’ di stupore, ho visto che solo in gelati lo scorso mese ho speso oltre 90 €.
Non gelati consumati seduta su divanetti griffati di una lussuosa gelateria, serviti in ricche coppe addobbate con frutta panna e liquori vari, ma innocenti coppette o coni “da passeggio”.
Quello che è convenzionalmente considerato un peccato di gola per me è una spesa fissa mensile.
Questo peccato è parte della mia alimentazione, pertanto ho deciso che il sacrosanto gelato, delizia del palato, non verrà eliminato, ma sarà come il pane quotidiano.
Alla faccia della miseriaccia.
Toh! Ciapa  sü e porta a ca’!

37 risposte a "Il prezzo di un peccato"

  1. Questa crisi finirà per annientarci. Difficile è trovare lavoro per un ragazzo sotto i trent’anni, un miraggio sopra questa età sembra essere per tutti coloro che si trovano a doverne cercare di nuovi, vuoi anche con esperienze lavorative acquisite. È veramente una miseriaccia nera.

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      1. Salti mortali per aggrapparsi a quel che si trova e, a conti fatti, non contare tra le mani che qualche spicciolo la dice lunga su quanta sia la volontà e la necessità di tutti noi e dall’altro lato quanta sia la lontananza, l’incomprensione e l’inadeguatezza della politica, da troppi anni ad oggi. Non esiste una rete che governi il lavoro, che sappia indirizzare, verso la quale le aziende che offrono e i cittadini che chiedono possano fare riferimento.
        Non c’è un problema da risolvere ma un sistema da rifondare.
        Questi tuoi sacrifici ti fanno onore, Nadia.

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    1. Per farti un esempio, io ho una piccola ridicola d’invalidità, l’anno scorso ho lavorato come promoter accumulando Cud per 680 € in totale. Questi 680 € hanno fatto scattare il mio reddito all’aliquota superiore, perciò pochi giorni fa ho pagato un debito d’imposta, oltre alle tasse irpef, comunali, regionali ecc che già pago. Quando avevo il lavoro fisso ero sempre a credito e guadagnavo molto d più. Poi si chiedono perché la gente fa lavoro neto. 😒

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  2. Leggiamo e commentiamo regolarmente i post l’uno dell’altra ormai da anni. In tutto questo tempo mi sono affezionato molto a te, e quindi mi è dispiaciuto molto sapere che hai perso il lavoro. Ti auguro di cuore di ritrovarlo presto, e ti consiglio di cercare di ottenerlo tramite concorso pubblico: sono i posti più difficili da agguantare, ma anche i più sicuri.

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    1. Grazie Wayne, purtroppo per questi concorsi c’è un limite di età ineluttabile, e non solo per i concorsi. Ad esempio, io faccio spesso la promoter, ma certe aziende non prendono in considerazione persone con età superiore a 30/35 anni.

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      1. Ho partecipato a diversi concorsi pubblici, e non ho mai sentito parlare di un limite di età. Sulle aziende invece hai perfettamente ragione, il fattore anagrafico gioca un ruolo spesso decisivo. Ti rinnovo il mio augurio di sistemarti presto nonostante questo scoglio e spero di risentirti presto, sul mio blog o sul tuo. 🙂

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  3. Limare le spese è un esercizio ormai obbligatorio nella maggior parte delle case.
    Purtroppo non si possono limare tasse, bollette e obblighi vari che lo stato ci impone per mantenere i privilegi di pochi, che sono anche quelli che le leggi le fanno, in barba a noi. Peccato che con ciò che versiamo allo stato non ci vengano in cambio dati i servizi di cui abbiamo diritto.

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