Lifestyle · Opinione

Nuove professioni: l’interfaccia inesistente

Tra i miei tanti lavori a intermittenza/occasionali, qualche tempo fa ho avuto la possibilità di cimentarmi in un ruolo per me nuovo: quello dell’interfaccia inesistente, e credo di aver avuto un discreto successo.

Da un paio d’anni, saltuariamente, mi occupo del sito aziendale di una ditta. Il titolare, unico proprietario, è mente e braccio che manda avanti il lavoro con ottimi risultati. Gran lavoratore, dotato di forza d’animo, caparbietà, coraggio e, soprattutto di un eccellente complesso di superiorità nei confronti di qualunque altra persona che lavora con o per lui.

Un giorno entro in azienda e faccio una domanda banale, giusto per salutare.
Lui mi guarda pietosamente e con un mezzo sorriso risponde:
“Questa è una domanda che nemmeno un cieco avrebbe potuto farmi. Vedi cara, quello che mi dà la forza per andare avanti è dovermi sempre confrontare con “signori nessuno”, perché capisco quanto sono unico e insostituibile nel mio lavoro.”

Giacché conoscevo bene la sua sconfinata autostima professionale, non ho battuto ciglio ed ho risposto con un bel sorriso: “Sorvolando sul fatto che non sono qui per fare il tuo lavoro, perciò la mia ignoranza al riguardo ci può stare, devi riconoscermi il merito di farti percepire il tuo supervalore.
Sai non è così semplice fare sempre la parte di quella che non capisce un cazzo per darti “la forza di ansare avanti.”

Ho imparato a operare con basso profilo nel circolo golfistico dove ho lavorato per quattordici anni.
Là i “sottoposti” alla direzione erano considerati come pc e altre macchine da usare allo sfinimento, senza mai apparire come il vero motore dell’azienda, anzi era essenziale rimanere trasparenti ma essere sempre operativamente ineccepibili, perciò non mi spavento quando l’egocentrismo altrui tende ad oscurare tutto.

24 risposte a "Nuove professioni: l’interfaccia inesistente"

  1. Ieri sono stata invitata a una cerimonia commemorativa, importante, con amministrazioni di due comuni limitrofi al mio e una marea di gente.
    Il solito egocentrico megalomane che tanto rompe in queste occasioni e al quale non sembra possibile strappare di mano il microfono, dopo l’ennesima rottura di…..che ci ha procurato, è stato apostrofato, in pubblico, da uno che lo conosceva bene e che aveva perso la pazienza: “Hai perso l’occasione di stare zitto, coglione!”

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