Scrittura

Storia fresca

Rovistando tra i file del mio cassetto narrativo ho trovato questo breve racconto. Uno dei tanti da me scritti e archiviati.

Tonino e la chitarra (prima parte)

Tonino aveva sette anni, viveva in un piccolo paese di pescatori in provincia di Salerno. La sua famiglia era composta dai genitori e otto figli, tre maschi e cinque femmine, lui era il sesto. Famiglia poverissima che viveva col pesce pescato dal padre e che la madre rivendeva nei mercati limitrofi.
I ragazzi avevano dai due ai diciotto anni. I maschi più grandi uscivano a pescare col padre, Tonino ci andava solo in estate perché in inverno c’era la scuola; usavano una barchetta malandata, ma essenziale per il sostentamento della piccola comunità.
Rispetto agli altri figli Tonino era il più introverso, molto intelligente, desideroso di studiare e imparare. Se fosse nato in una famiglia più abbiente di certo sarebbe andato all’università ottenendo ottimi risultati.
Adorava la musica e aveva imparato a suonare magistralmente la chitarra.
Gli aveva insegnato il vecchio Nanni che ne possedeva una ricevuta in regalo da un musicista inglese incontrato in gioventù, quando faceva il marinaio in giro per il mondo.
L’avrebbe lasciata in eredità al ragazzino se non avesse avuto il nipote Michele che ne rivendicava i diritti, perciò Tonino poteva goderne solo quando riusciva a liberarsi dagli impegni famigliari per passare un po’ di tempo col vecchio.
Il suo desiderio più grande era proprio possedere una chitarra tutta sua per poter suonare in ogni momento libero, sognava di essere un musicista autodidatta e magari un giorno portare la sua musica in giro per il mondo. Era perfettamente consapevole che non avrebbe mai realizzato quel proposito perché la povertà permetteva alla famiglia una stentata sopravvivenza.
Ma nessuno gli impediva di fantasticare e immaginare che la mattina di Natale avrebbe trovato accanto alla sua branda una chitarra infiocchettata accompagnata da un biglietto con sopra scritto il suo nome.
Aveva persino composto una canzone, rivolta al suo angelo custode, per chiedergli la grazia di trovare una chitarra da suonare.
La cantava spesso, soprattutto prima di coricarsi quasi come una preghiera insieme alle altre preghiere e, quando il Natale stava arrivando, la cantava tutti i giorni.
Una mattina stranamente si svegliò prima del solito – senza motivo – si preparò ed uscì da casa in anticipo per fermarsi in un luogo segreto dove, durante l’estate, amava isolarsi perdendosi nei suoi sogni. Portò con sé una piccola stella intagliata nel legno e la depose dentro la fessura di un albero, era un dono per il suo angelo che sentiva sempre accanto, e ne approfittò per intonare il canto, che ormai chiamava canto di Natale.
Passavano i giorni, il 25 dicembre era alle porte. Per la povera famiglia non cambiava granché, c’era poco da festeggiare: giusto la messa di mezzanotte e la visita al presepe parrocchiale. Il dolce di Natale lo regalava il parroco alle famiglie più povere perciò qualcosa in più da gustare nel giorno di festa l’avrebbero avuto.
Dopo la messa tutti a letto in silenzio, ma questo Natale Tonino sentiva un’atmosfera differente era convinto che sarebbe accaduto qualcosa di bello.
La mattina successiva prima di pranzo si recò nel suo rifugio segreto per cantare. Avvicinandosi notò un’ombra che spariva dietro l’albero, si mise a correre col cuore in gola temendo che qualcuno avesse preso la stella o…sperando che ci fosse l’angelo lì ad attenderlo.
Non c’era nessuno ma al posto della stella, appoggiata dietro l’albero, c’era una magnifica chitarra con un nastro d’argento applicato sulla cassa.
Tonino quasi svenne per l’emozione, si appoggiò all’albero barcollando. Non riusciva a credere ai proprio occhi: qualcuno – anzi l’angelo – gli aveva portato il regalo tanto sospirato. Rimase per un lungo momento immobile ad osservare lo strumento senza avere il coraggio di toccarlo per timore che fosse un inganno della mente.
Quella chitarra era di una bellezza spettacolare – almeno per lui – dal momento che non aveva avuto occasione di vederne molte.

(Continua)

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