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Facebook dall’oltretomba

Quotidianamente vedo il grande fervore col quale tantissimi utenti di “Feisbuc” postano minuziosamente esperienze riguardanti la propria salute inserendo bollettini medici aggiornati a cadenza maniacale, con immagini, descrizioni professionali delle loro malattie, esiti diagnostici precisi e documentati, radiografie, ecografie di feti e organi interni. Anche semplici malesseri come emicrania, ciclo mestruale, unghia pesta, brufolo purulento, lingua felpata, ragadi anali, e altre notizie che io non riuscirei neppure a immaginare vengono ostentate con passione, non su un blog personale, ma sul social più popolare del mondo. A tal proposito c’è un’idea che mi razzola in mente da tempo, (ma probabilmente qualcuno ci ha già pensato), credo avrebbe discreto successo un’applicazione che offra la possibilità di pubblicare filmati post mortem a ciclo continuo per documentare il processo di decomposizione e putrefazione del proprio corpo. Avremo bare 2.0 dentro le quali inserire smartphone inesauribili che lanceranno il materiale necessario a testimoniare le fasi del nostro disfacimento. Ci si sfiderà per dimostrare la maggior grazia con cui le nostre carni saranno elaborate dai batteri che il corpo genera e, ovviamente, non sarà esclusa la possibilità del ritocchino per far apparire il colore dei tessuti marciscenti più accattivante, la leggiadria con cui ci dissolviamo e la perfezione delle nostre ossa.

La sposa cadavere potrebbe essere testimonial

La riservatezza è ormai un vocabolo senza alcun significato perché non trova posto neppure nelle mutande di chi s’è fatto le protesi ai glutei.

Sono finiti anche i bei tempi in cui sui social giravano immagini di culi, cazzi e tette naturali.

Io, comunque, mi porto avanti: ho già pensato al mio avatar FB versione “aldilà”

Hhihihhihih

35 thoughts on “Facebook dall’oltretomba

  1. Credo che, al di la della mancanza di riservatezza della maggior parte di noi, siano anche post adibiti al “mi procaccio quanti più mi piace sia possibile”. Ormai le persone “esistono” grazie a questi “mi piace”: più ne ho, più esisto. A me fa tristezza questa cosa e non nego, anche un po’ di timore.
    Ahahhah! Adoro il tuo Avatar! 🙂

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    1. Ne ho viste tante di ostentazioni, ma quella che più mi ha fatto rabbrividire è stata “un’amica” che lamentava pubblicamente il flusso mestruale abbondante che le aveva sporcato i pantaloni bianchi.

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      1. È successo più volte. Frequentavo i social per lavoro ancor prima che internet fosse fruibile a tutti. Ho iniziato a metà anni ’90 con Metropolis che funzionava con piccoli terminali collegati alla presa del telefono.

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      1. Ma è vero eh…ne vedo tutti i giorni e mi domando come possa una persona pensare di documentare su FB una cosa che potrebbe essere preoccupante. Capisco il desiderio di condividere dolore per alleggerire il cuore, ma qui si tratta di ostentazione pura e semplice. Esattamente come tanti, stranamente, ricordano i loro ascendenti, defunti da decenni, solo su Fb e magari non sanno neppure più trovarne la tomba.

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