Scrittura

Anastasia

Tutti i giorni la stessa storia, mi tocca chiamarlo trenta volte per farlo schiodare dal letto.
Mentre lui è in bagno io accendo la caffettiera elettrica, così deve solo versare il caffè e fare la fatica di berlo.
Poi si va al lavoro. Tutti i santi giorni la stessa strada, però tocca sempre a me badare alla guida…attento di qui, passa di là…fermiamoci a comprare il pane. Già che ci sei prendi anche un paio di brioche, visto che si esce di casa con il solo caffè nello stomaco perché la colazione è troppo lunga da preparare.
Ma che testa di rapa ha quest’uomo, pensare che io – siccome mi sveglio molto prima di lui – farei una bella colazione sostanziosa a casa, magari con un paio di fette di prosciutto anche, invece solo brioche volanti e al massimo qualche biscottino. Vero che le brioche piacciono molto anche a me e non disdegno mai un assaggino, però ogni tanto una bella colazione con tante proteine non sarebbe male.
Vabbè dai pensiamo al lavoro.
Per fortuna l’ufficio è vicino e arriviamo in fretta.
Ecco, adesso dobbiamo stare parcheggiati mezz’ora davanti all’ascensore per aspettare di salire.
Noooo, sta arrivando quell’oca di Marina che, quando ci vede, si attacca e non si scolla più da lui…giuro che una volta o l’altra le faccio male alle caviglie.
E lui…resta muto da quando si alza sino a che ci troviamo nell’atrio del palazzo – tanto è ancora addormentato – e tocca a me pensare a tutto; poi arriva quella scema che ha una cotta per lui, ne sono certa, e non smettono più di parlare.
Ovviamente lei mi degna appena di un saluto, proprio per non essere maleducata, e poi a civettare con lui per tutto il tempo della salita. Fortunatamente non lavora nello stesso ufficio, altrimenti non si potrebbe vivere.
Eccoci, finalmente.
Sì, sì dai levati dai piedi che siamo già in ritardo. Muovitiiiii!
Ma guarda un po’ se devo tirarlo per un braccio per staccarlo da questa scema, adesso mi faccio sentire da tutto il piano.
Oh là, finalmente!
Ecco i colleghi, Buongiorno Marta, ciao Silvio.
Caterina…lei è proprio simpatica, è tanto dolce e affettuosa.ed è anche una bella ragazza… un po’ timida; forse per questo non la vedo mai con uomini intorno, ma decisamente qua dentro è la più carina e gradevole in tutti i sensi.
Il mio fiuto per le persone non tradisce mai.
Dai, cominciamo a lavorare dobbiamo tirare ora di pranzo per la pausa, e oggi il telefono non smette mai di suonare.
Che noia il lavoro. Ho voglia di vacanze, di belle passeggiate in montagna, di corse sui prati. Vero che stando con lui, io non smetto mai di lavorare, è tanto pigro che devo persino portargli le scarpe quando si esce.
Un aiutino in casa non mi dispiacerebbe affatto, se non altro mi potrei rilassare ogni tanto, invece mi rilasso solo quando dorme. Uffaaaa!
Però è tanto caro, e ci vogliamo tanto bene, non riusciremmo proprio a stare una senza l’altro.
E se prendessimo…ecco una come Caterina, non dico a lavorare per noi, però…lei vive sola in un monolocale striminzito e paga un mucchio di soldi per l’affitto. Noi a casa abbiamo due stanze inutilizzate…potremmo cominciare ad ospitarla, magari anche senza farle pagare nulla, probabilmente una mano in casa la darebbe e io avrei molto meno da fare. Oltretutto, lavorando insieme, avremmo anche gli stessi orari, quindi si farebbe la strada insieme, si cenerebbe insieme…
E all’ascensore riusciremmo a schivare l’oca giuliva.
Già, però cosa penserebbe la gente di questo menage a tre…
Sicuramente qualcuno malignerebbe.
Ma, in fondo, chissenefrega di quello che pensa le gente, mica bisogna dare giustificazioni, siamo liberi insomma!

Toh, è ora di pranzo. Dai andiamo veloci, c’è solo un’ora d’intervallo e oggi in trattoria la bistecca alla milanese sarà la prima a finire, e io non voglio perdermela. Qui la cucinano talmente bene che vengono da tre isolati di distanza per mangiarla.
Acc., l’unico tavolo libero è quello dove c’è Sandro lo stilista…lo chiamano così perché veste talmente da sfigato…i maglioncini striminziti di mille colori assurdi, fatti dalla zia con lana recuperata chissà dove…quei mocassini neri con le calzine bianche corte.
Io li ho visti bene e me ne intendo di scarpe, ehh…fanno paura!
E poi, si sa, la classe di una persona si nota nei particolari e nella scelta degli accessori: lui è proprio una tragedia.
Vebbè, poverino, sopportiamo anche questa dai, meglio della scema che si fila il mio uomo.
Ma se ci prova ancora prendo provvedimenti!
Forza pigrone, torniamo al lavoro. Su che oggi è venerdì e domani siamo a casa.
Non è possibile! Ancora Marina davanti all’ascensore, mi farà andare di traverso la bistecca!
Ohoho, ma sta arrivando Caterina.
Adesso ci penso io a sistemare le cose una volta per tutte.
Dai vieni facciamo le scale con Cate, che arriviamo prima.
Dai vieni da questa parte, e vieniiii.
“Ma cosa stai facendo Anastasia, dove mi porti! Nooo smettilaaa.
Ops. Scusa…Caaaterina vero? Scusa se ti sono finito addosso, ma non capisco…Anastasia si può sapere che cos’hai?”
“Sì sono Caterina, non preoccuparti, facciamo le scale insieme? Anastasia si sta indirizzando da quella parte…”
“Ma certo saliamo con te. E…senti, mi avevi parlato di quel concerto, sono ancora in tempo per i biglietti?”
“E’ per domani sera. La mia amica non può venire, così ho due biglietti: se ti fa piacere potremmo andare insieme.”
“Beh…se Anastasia è d’accordo, sarebbe bello…”
Ma siiiiii, certo che sono d’accordo, non sono mica diventata cretina a mettermi a correre per l’atrio senza motivo…
Finalmente s’è accorto di lei!
Ma tu guarda se un nobile cane per ciechi deve anche darsi da fare e sbattersi come un forsennato per trovare la donna giusta al proprio compagno umano…
Credo proprio di meritarmi un supplemento di crocchette ripiene al gusto di ossobuco.
Siete d’accordo?

😉

Breve racconto di Nadia Mogni pubblicato qui:

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18 thoughts on “Anastasia

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